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martedì 5 agosto 2003
Tutti in piazza! O no?
Da Cecco @ 0.00 :: 614 Visite :: 2 Commenti :: :: Generale
 

Un contributo nel dibattito sulle manifestazioni

Immagine: Folla in piazza durante un corteo(From www.flexer.it)




E’ nato recentemente su queste pagine un dibattito molto interessante che, come è prerogativa di masce.com, entra nel vivo della realtà attuale, proponendosi un giudizio su un capitolo scottante degli ultimi mesi: le manifestazioni.
In particolare in Italia la situazione, dalla formazione del II governo Berlusconi in poi, si è fatta veramente rovente e ormai, per scendere in piazza, c’è bisogno di prenotarsi con lungo anticipo, altrimenti si rischia che qualcuno stia già “okkupando” la sede prescelta per la protesta. La lista degli aspiranti movimenti di piazza è lunga: giottini, popolo dei girotondi, cobas di ogni tipo, sindacati e andando di seguito, si ha un vero e proprio sovraffollamento di marce contro tutto e tutti. Con la guerra in Iraq si è poi avuta l’apoteosi: anche i politici sono scesi in piazza guidando “virtualmente” la protesta (salvo poi affermare ciascuno la sua verità e beccarsi i fischi di buona parte dei manifestanti).

Questa la situazione attuale, ma per comprenderla e giudicarla bisogna vedere le aspirazioni che stanno sotto alla spinta che porta in piazza la gente e, vorrei ricordare anche a chi ha scritto su questo argomento, hanno portato noi stessi a manifestare contro determinate situazioni. Quindi la prima domanda è: perché si manifesta? Al di là delle singole motivazioni, che possono essere ideologicamente giudicate giuste o no, l’atto dello schierarsi e aggregarsi di fronte ad un problema vuole sottolineare l’importanza dell’istanza, ma soprattutto vuole segnalarne la popolarità, ovvero quanta parte di cittadinanza ne è toccata (ecco le battaglie sui numeri), e l’urgenza di un cambiamento (che troppo spesso è mostrata con atti vandalici di intolleranza). Insomma: “più si è meglio è” o, se preferite, “l’unione fa la forza”. Eppure, come diceva un poeta russo della resistenza clandestina al comunismo (di cui scusatemi se oblio il nome e le parole esatte), “la folla non può nulla, ma è l’uomo solo, schiacciato contro il muro, che ha la forza di cambiare qualcosa”.

Allora dobbiamo porci una seconda domanda: quale è la reale efficacia di una manifestazione? Su questo argomento si potrebbe discutere per un’infinità, ma penso che uno sia il discriminante principale per indicare la possibilità di effettivo successo, che per me significa il raggiungimento dell’obiettivo prefissato o l’aumento di coscienza sulla situazione dei partecipanti (che metterebbe d’accordo le due tesi sopra proposte). Questo spartiacque è, sembrerà scontato, l’esistenza di un vero e proprio obiettivo. Infatti, applicando seriamente questo semplicissimo criterio, potremmo decurtare almeno del 50% tante camminate urlanti che si propongono una quantità così vasta di proteste o segnalazioni da essere effettivamente costruite sul nulla. Troppo spesso (come si fa nella maggior parte delle autogestioni nelle scuole) prima si decide di manifestare e poi si buttano giù alcuni motivi (in alcuni casi veramente esilaranti). Prendiamo ad esempio i moti del ’68: la folla è stata grande, la protesta allargata e apparentemente di successo, eppure la più grossa mancanza di puntelli su cui basare la società, ora sotto i nostri occhi, è nata proprio lì. Perché la protesta era volta all’abbattimento anarchico della situazione, senza proposte al di là dell’utopia. In questo senso dò ragione all’articolo "Il dovere morale di manifestare" che segnala le manifestazioni come un tentativo di evasione dai nostri limiti additando le altrui colpe (vere o supposte).

Eppure io ritengo che la manifestazione possa essere un grande strumento di democrazia e addirittura di responsabilizzazione del singolo individuo e convergenza di più persone per un obiettivo comune (e lo affermo anche per esperienza personale); ma tutto questo è collegato ad un lavoro che sta dietro (sia prima che dopo) volto a concretizzare il giudizio e l’azione su determinate circostanze reali. Non voglio fare del pragmatismo, ma bisogna rendersi conto che la distinzione fra ideale e utopia (o ideologia) è proprio la capacità del primo di inserirsi al servizio della realtà, mentre le altre due vorrebbero (follia !!) piegare a sé la realtà.
Due esempi che giudico folli sono, ad esempio, la manifestazione di alcuni mesi fa di circa 40000 precari (che stranamente assomigliavano a quelli dei centri sociali) che invece di chiedere o proporre soluzioni per la propria situazione avevano come primo obiettivo il sostegno all’articolo 18, che non li riguardava affatto; oppure ricordo un corteo del social forum in appoggio ai palestinesi in cui, mentre Agnoletto parlava di pace, in testa c’erano cori inneggianti ai terroristi palestinesi.

Il mio giudizio è dunque il più scontato possibile, ma forse non fa male ribadirlo: la manifestazione va fatta con “la testa“, solo così può essere vera possibilità di dialogo e crescita ed inoltre, in questa prospettiva, può configurasi con modalità differenti dalla “solita” passeggiata, magari maggiormente propositive e dunque efficaci (incontri, testimonianze, studi).
Commenti
Da Andrea @ venerdì 8 agosto 2003 0.00
Se è vero che condivido la linea generale dell'articolo, è vero anche che non credo alla "più grossa mancanza di puntelli su cui basare la società" nei moti del '68: quella generazione era composta da anarchici "senza testa" o è forse più probabile che, giunto al culmine, il vaso è traboccato? Con tali movimenti, non si rese un servizio alla democrazia rendendo possibile un cambiamento totale ormai necessario?

Da Cecco @ mercoledì 13 agosto 2003 0.00
Il cambiamento ci fu, indubbiamente. Ma a lungo andare ne notiamo i profondi limiti e le spaccature. Un dibattito serio, magari con una gestazione più lenta, ma maggiormente meditata, avrebbe aiutato di più. Comunque ripeto che il mio era un accenno, non un giudizio organico che richiederebbe maggiori argomentazioni e (chissà?) potrebbe essere futuro oggetto di dibattito in questo sito

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