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domenica 13 giugno 2004
Guerra o pace?
Da Andrea @ 0.00 :: 224 Visite :: 0 Commenti :: :: Politica
 

No alla guerra non significa fuori dall'Iraq

Immagine: Usiamo ciò che natura ci ha dato(From www.ascom.pr.it)




Siamo in periodo elettorale quindi è meglio non parlare di politica (e di politici). Ma dato che le elezioni sono europee e l'Europa in tema di politica conta come il due di briscola, permettiamoci una riflessione sulla politica internazionale. Perché ultimamente si sta facendo una gran confusione: chi dice che gli ostaggi sono un mezzo di propaganda politica e chi illustra l'arte di un dissequestro; chi ricorda che partirono in 4 ma tornarono in 3 e chi dimostra che è una questione di pochi giorni se in 3 sono tornati; chi ha detto si, prima, alla guerra ma dice no, ora, alla permanenza... E via discorrendo. Se è vero che anche l'Europa si è spaccata di fronte a questi temi, è anche vero che certi principi non si possono vendere né al partito né al portafoglio.

NO ALLA GUERRA, sempre, perché semina morti, è barbara ed incivile; perché è facile dire di si ad una guerra quando non la si combatte in prima linea; perché quando un uomo muore non importa se era un militare o un civile, è comunque una bara su cui piange qualcuno; perché siamo nel terzo millennio ed è inconcepibile che dobbiamo ancora picchiarci per risolvere le divergenze quando con una politica di embarghi (non alimentari o medicinali, attenzione!) puoi comunque costringere con la forza chi non è capace di dialogare; perché non esiste religione che elogi il fratricidio ma esistono religioni che invitano ad amarci gli uni gli altri; perché vogliamo un mondo migliore.

SI ALLA PERMANENZA IN IRAQ, perché è illogico ritirarsi oggi; perché non si può destabilizzare uno Stato e poi lasciarlo alla guerra civile; perché non si può dire che è giusto fare una missione di pace e poi ritirarsi a metà missione, infatti solo i vigliacchi promettono e poi non mantengono; perché sono morte delle persone e non dobbiamo lasciare che lo abbiano fatto per niente, non dobbiamo disonorare la loro causa; perché all'Iraq, ora, serve che noi restiamo per non fare in modo che gli sforzi siano serviti a nulla, che la situazione diventi peggio di prima.

NO ALL'AMERICA perché non "sposo" tutto quello che fa una nazione, perché se devo scegliere accendo il cervello e ragiono, non dico "tutto quello che fanno loro va bene"; perché non si può andare avanti a perdonargli tutto solo perché sessant'anni fa ci hanno liberati dai nazifascisti; perché è ora di aprire gli occhi e dirlo che la politica bellica americana fa schifo perché ha seminato guerre e morti come nessun'altro nell'ultimo cinquantennio; perché, comunque, è giusto elogiare ed imitare quello che gli USA fanno bene ma non per forza anche quello che fanno male; perché la macchina economica statunitense funziona, funziona la costituzione, funziona il modello istituzionale e questi sono esempi da prendere, perché non si può rinunciare ad essi solo perché "qualcos'altro" non funziona, non si può dire no a ciò che è targato USA per principio.

SI ALL'EUROPA perché è il futuro ed è ora che ce lo mettiamo in testa. Perché è comodo essere tutti d'accordo quando si parla di politiche economiche e monetarie, nel momento in cui vanno bene ma è inconcepibile non riuscire a creare un dialogo su temi politici e giudiziari. Perché l'Europa può far da sola, può diventare un polo mondiale di riferimento ma se ne deve convincere e deve cominciare a ragionare come una cosa sola e non ogni stato per conto suo. Perché non dipende forzatamente dagli Stati Uniti, se vuole, ma sta continuando a farlo: suoni la sveglia a chi continua a seguire "l'amico George" e a chi, da una posizione che in Europa dovrebbe vederlo al di sopra delle parti, si mette a fare politica interna, propaganda e rischia di lacerare i rapporti tra Europa e Italia facendo così il male anzichè il bene del proprio paese.

Di temi ne abbiamo trattati molti in questo articolo. Abbiamo esaminato delle situazioni, abbiamo fornito un'opinione, senza che ce l'avesse dettata il partito o qualche associazione, senza che questa sia stata dettata da esigenze o convenienze economiche. Abbiamo acceso il cervello, abbiamo ragionato con la nostra testa e a volte ci siamo trovati d'accordo con una frangia politica, a volte con un'altra; a volte con una nazione, a volte con un'altra. Dovremmo farlo tutti, sempre, arrivando poi (ovviamente) a conclusioni diverse sulle quali ci si può confrontare ma figlie di nostre idee. E votando dovremmo guardare più a queste conclusioni e scegliere chi più ce le sposa anzichè trattare la politica come un tifo da stadio, in cui hai scelto un partito da bambino e non lo molli più, convinto che quello che fa lui è sempre giusto e quello che fanno gli altri è sempre sbagliato.
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