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giovedì 8 aprile 2004
La forza del perdono
Da Andrea @ 0.00 :: 219 Visite :: 0 Commenti :: :: Altre categorie
 

Una risposta alle tesi della Fallaci

Immagine: (From www.consapevolezza.it)




Attaccare chi erra è legittimo; anzi, è doveroso. Attaccare gratis è una barbaria che dobbiamo sforzarci di evitare. La Fallaci, come molti, si pone di fronte alla realtà sentendosi in una situazione di disagio e, di reazione, addita. Per chi conosce la scrittrice, la situazione non è nuova: spesso ha dato sfogo al suo rammarico di antica data per vendicarsi con parole, con concetti estremisti.

L'Europa non è sotto invasione: il movimento di popoli è storicamente naturale ed ha spesso portato la società a migliorare. Si trasforma, invece, in causa di conflitto quando si esasperano le situazioni: si pone la propria cultura, la propria fede, la propria "razza" come migliore, superiore, e si addita il barbaro invasore come causa di tutti i mali. Non esiste razza nella razza: l'unica razza a cui appartiene l'uomo è quella umana. Non esiste fede o cultura migliore o peggiore: ogni popolo, ogni persona, ha la sua storia e nessuno in terra è detentore di verità assoluta, capace di stabilire quale sia la giusta religione e quale quella sbagliata. Ognuno abbia rispetto per l'altro, sia esso di qualsiasi fede, di qualsiasi colore di pelle, di qualsiasi nazionalità. Proprio di recente si ricordava, in un articolo su questo sito, la frase "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te": com'è facile dirlo agli altri, com'è difficile applicarla a se stessi. Criminalizzare l'Islam e, quindi, i musulmani è un razzismo vero e proprio, è un'atrocità della quale un giorno si dovrà rendere conto. L'Islam è una religione e chi ci crede non è per forza un terrorista, anzi, è, nella maggior parte dei casi, un essere umano come noi che vorrebbe vivere in pace e magari è stufo di non poter andare in giro per il mondo senza essere trattato male. Non tutte le frasi del Corano vanno prese alla lettera così come non va fatto con la Bibbia: sono fondamentalisti i, pochi, che lo fanno.

La pace è un obiettivo di tutti, si spera. Di sicuro, è l'obiettivo di chi non basa la propria politica internazionale e la propria economia sull'industria bellica. La Chiesa ha storicamente (fino a pochi decenni fa) commesso degli atti barbari che certamente suscitano indignazione in chi ha creduto che quella fosse portatrice del messaggio. Non per questo, bisogna sputare sul lavoro degli ultimi papi che hanno cercato di tornare a seguire l'insegnamento di Gesù, riconoscendo e chiedendo venia per i propri peccati, movendosi costantemente per la pace. Non è sul libro di Kant che bisogna ispirarsi, seppur esso abbia in parte ragione (raramente si vedono guerre in una repubblica, più facilmente sotto una tirannia come quella napoleonica). Non è sulla politica americana che bisogna ispirarsi, capace di trasformare Vietnam e Cambogia (citati dalla Fallaci) come Afghanistan e Iraq (più recenti) in un inferno terrestre spesso immotivato. E' nel Vangelo, nella vita di Gesù che io riesco a trovare le linee guida per il mio cammino. Ed è da questo che imparo ad essere rispettoso di chi non la pensa come me, di chi ha altri credi e non per questo vale meno di me. E' da questo che imparo che una guerra è una guerra, non può essere un atto di pace: se spari con un mitra uccidi un essere umano, non un soldato e non esiste nobile fine che giustifichi tali barbarie.

La strada del perdono, più volte invocata dal Papa, spesso non è seguita: spesso si preferisce nascondersi dietro alla convenienza del gridar vendetta e al baluardo di una Giustizia che ognuno calza secondo le proprie esigenze. Non c'è giustizia dove c'è vendetta, non c'è giustizia dove c'è barbaria. Un elemento hanno in comune tutte le religioni: un giorno dovremo rispondere davanti a Qualcuno delle nostre azioni e delle nostre parole. Ma anche chi è ateo ben si guardi dal trasformarsi in un anarchico senza frontiere: già in vita, nella società, esistono meccanismi per cui i cattivi atteggiamenti si rivoltano spesso contro chi li commette e se la Ragione guida questi uomini, essa dirà loro "non conviene". Ma io non credo che solo la Ragione debba guidare gli uomini: la Storia è ricca di esempi dove l'Amore ha mosso uomini capaci di fare grandi cose che nessun ragionamento, nessun calcolo di convenienza avrebbe mai consentito. La Ragione e l'Amore guidino gli uomini in un giusto rapporto, in un giusto equilibrio. Superfluo confutare la tesi per la quale l'Amore è frutto di un ragionamento: solo una mentalità illuminista potrebbe arrivare a tal ridicola affermazione. Un ragionamento può indirizzare l'amore ma questi non può sorgere se non dentro di noi.

"...Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. ... Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" [Mt. 6,43-48].
"Non giudicate, per non essere giudicati... Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?..." [Mt. 7,1-5].
Impariamo a rispettare il prossimo, ad evitare di elevarci ad esseri superiori e dire "loro sono malvagi": se lo crediamo, preghiamo per loro e comportiamoci con loro come vorremmo che loro si comportassero con noi. Smettiamo di buttare semenza nella spirale dell'odio che sta avvolgendo la civiltà umana: quando smetteremo di giudicare gli altri imparando a seminare amore, avremo iniziato il cammino di pace che tutti predicano ma che (quasi) nessuno applica.
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