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lunedì 2 agosto 2004
Giù le mani dai servizi
Da Andrea @ 0.00 :: 250 Visite :: 0 Commenti :: :: Politica
 

Venga rispettato il famoso contratto ad una sola condizione

Immagine: Berlusconi firma il contratto con gli italiani a "Porta a Porta"(From www.repubblica.it)




Partiamo dalla domanda conclusiva dello scorso articolo ("Meno tasse è realtà", 27/07/2004): se ci sarà una manovra di 22mld. di euro (da definire), dove andranno a recuperarli? Eh già, perché non si sta parlando di noccioline ma di quasi 2 punti di PIL. Partiamo dagli esempi citati dallo stesso Berlusconi, Reagan e Thatcher che, seguendo la strada dell'abbattimento fiscale, hanno dato inizio, nei loro paesi, a quel circolo virtuoso di cui, ancora oggi, USA e Gran Bretagna sembrano godere i benefici. Dalla firma in diretta ad oggi, il concetto di base è sempre stato quello che "meno tasse" significasse più libertà, più consumi, più investimenti, più benessere, più ricchezza per tutti perché troppe tasse danno la percezione a chi lavora di non poter disporre liberamente del frutto della fatica del suo lavoro quindi meno creatività individuale, più evasione. Un giusto tributo dovuto allo Stato per il bene comune, sostiene la Cdl, perché "nella nostra concezione i cittadini pagano le imposte allo Stato in cambio dei servizi che esso dà loro". Eccoci arrivati al punto dolente che, spero, non sia la risposta alla domanda: meno tasse significa meno servizi? Il problema è che Regan riuscì a favorire principalmente le fasce alte della popolazione e creò le basi della disparità sempre più crescente tra la minoranza più facoltosa della popolazione e il resto. Il metodo però funzionò per portare fuori dalle secche l'economia USA ma il deficit esplose e molti americani si videro ridurre i servizi; per contro la spesa individuale degli stessi si elevò.

Questo NON significa il contrario: alzare le tasse, ciò che è sempre avvenuto fino all'ultimo decennio, non significa miglioria dei servizi perché quello della spesa pubblica italiana è un buco dove i soldi finiscono per non uscirne equivalenti investimenti. Lo Stato deve investire nei servizi essenziali, rinunciando a fare l'imprenditore di panettoni della vecchia Italia. Il rischio è reale: quello che il gioco di rilanciare l'economia abbassando le tasse non funzioni, perché si basa sul concetto di legalità (tutti a questo punto dovrebbero pagarle) frantumato dalla serie di condoni, perché ha un impatto sui conti pubblici che l'Italia dei già pochi servizi e dello sforamento del 3% di fronte all'UE non può sostenere senza tagli. Abbassare le tasse ha un costo e se non si vogliono tagliare le spese per sanità, sicurezza e welfare, come promette Siniscalco, questi soldi vanno recuperati in qualche modo, dato che non sarà più accettabile effettuare manovre una tantum che favoriscono l'illegalità, dato che il programma di vendite e privatizzazioni delle proprietà e delle aziende di Stato non basta, dato che l'economia è ancora in stallo. In quale modo, quindi? Rimangono aperte due strade sole: far pagare le tasse a tutti e abbattere la spesa pubblica. Attraverso la legalità e la razionalità, quindi, si può recuperare quel 2% di PIL necessario alla riforma. Ce la farà il governo? La Storia, attraverso gli esempi da lui stesso portato, dice di no; e una prospettiva di più soldi nelle tasche per meno servizi da doverci pagare individualmente è da bocciare, poiché in economia il costo individuale di un servizio è sempre superiore a parità di quantità di servizio stesso erogato.

Il miracolo che si chiede è quello di abbassare le tasse, mantenere i servizi e ridurre il deficit: tre strade che vanno in direzioni totalmente opposte. I prossimi anni ci diranno se questo governo ce l'avrà fatta. A patto che i servizi, comunque, non vengano toccati (servirebbe aumentarli ma chiederemmo troppo...) a scapito, piuttosto, di una revisione di quel contratto con gli italiani che, come tutti i contratti, con il passare del tempo diventa inadeguato e sarebbe accettabile rivedere.


Per concludere ecco come il Corriere e l'Unità hanno presentato la riforma fiscale: la differenza tra fare informazione e fare propaganda politica (Repubblica non era molto lontana dall'Unità come stile). A seguire, la tabella IRPEF aggiornata con l'ultima ipotesi.
Tratto da www.corriere.it, 30/07/2004: "Nel suo intervento dinanzi agli ambasciatori, il premier è poi tornato sulla questione fiscale, precisando che la riforma prevederà una «no tax area» fino a 7.500 euro e tre aliquote: 23% fino a una certa cifra, 33% e una del 39% per i redditi più alti. «Avevamo pensato a due sole aliquote - ha spiegato Berlusconi - ma la stagnazione economica e il debito pubblico non ce lo permettono»."
Tratto da www.unita.it, 29/07/2004: "I primi ad essere informati sono stati gli ambasciatori: «Il nuovo fisco sarà a tre aliquote, 23, 33 e 39% (non si conoscono ancora le soglie di reddito, ndr), con una no tax area fino a 7.500 euro (già oggi è così, ndr)». È il premier in persona a seminare ancora ottimismo, nonostante una manovra «dolorosa» (parola sua) ma che «non prevedrà tagli ma solo freni agli aumenti di spesa» (mah!)."
REDDITO Irpef 2002 Irpef 2003 Detassazione 2002-2003 Ipotesi 23/33/39% (soglie 33mila/100mila) Detassazione 2002-2004 (?)
€ 10.000 € 1.258 € 741 41 % € 741 41 %
€ 15.000 € 2.438 € 2.223 9 % € 2.223 9 %
€ 20.000 € 4.050 € 3.771 7 % € 3.704 9 %
€ 25.000 € 5.702 € 5.639 1 % € 5.186 9 %
€ 30.000 € 7.353 € 7.272 1% € 6.668 9 %
€ 35.000 € 9.374 € 9.327 1% € 8.250 12 %
€ 40.000 € 11.339 € 11.332 0 % € 9.900 13 %
€ 50.000 € 15.394 € 15.387 0 % € 13.200 14 %
€ 80.000 € 27.788 € 27.712 0 % € 23.100 17 %
€ 100.000 € 36.788 € 36.712 0 % € 29.700 19 %
€ 120.000 € 45.788 € 45.712 0 % € 37.500 18 %
€ 230.000 € 95.288 € 95.212 0 % € 80.400 16 %
€ 350.000 € 149.288 € 149.212 0 % € 127.200 15 %
€ 500.000 € 216.788 € 216.712 0 % € 185.700 14 %
€ 1.000.000 € 441.788 € 441.712 0 % € 380.700 14 %
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