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venerdì 18 luglio 2003
Il dovere morale di manifestare
Da Monto @ 0.00 :: 1149 Visite :: 3 Commenti :: :: Generale
 

Immagine: (From dalla rete)




Poco tempo fa l'ennesima manifestazione contro la globalizzazione, a Ginevra. Prima di essa ne abbiamo viste tante, nelle città italiane: contro l'abrogazione dell'"articolo 18", contro la guerra in Iraq, contro Berlusconi, contro tutti.
Il paradosso intrinseco a questi fenomeni è evidente agli occhi di ognuno: come si fa a parlare di pace praticando la violenza (materiale ma soprattutto verbale) o definire chi governa un dittatore quando se veramente lo fosse nessuno potrebbe più manifestare come si fa adesso? Eppure centinaia di migliaia di persone continuano a urlare slogan, a sventolare bandiere, a farsi vedere in televisione con la faccia più o meno incazzata, e con gli occhi che palesano la sicurezza di ciò che si sta facendo. Sono tutti pazzi?
In verità ben pochi di loro conoscono a fondo i temi per cui "lottano" e ancora meno sono coscienti di tutti i problemi che vi sono connessi e che di solito vengono liquidati con poche e trite frasi. Raramente saprebbero sostenere una discussione articolata e fuori dai luoghi comuni. Certe volte l'attaccamento alle proprie posizioni, più che derivante da una scelta cosciente, sembra dettato da un'onda emotiva che sfiora il fanatismo.
La domanda che mi è sorta da un po' di tempo è: perchè tali manifestazioni hanno sempre un nutrito gruppo di persone che le sostiene?

Escludendo le risposte ovvie che implicano i partiti politici e i loro trinariciuti, ho sentito spesso giovani come me parlare del "dovere morale" di manifestare, cioè del dovere morale di urlare insulti a chi è di turno (americani, carabinieri, politici, commercianti, ecc...) e di attaccare con livore qualsiasi posizione diversa dalla propria. In pratica, il dovere morale consiste nell'urlare "cattivi" a tutti gli altri, mentre essi stessi sono, per definizione, "i buoni". Ma allora la partecipazione ad un corteo non è altro che l'infinita ripetizione "noi siamo i buoni, voi siete i cattivi", senza alcun tentennamento, esaltati dal gran numero di persone e talvolta col sostegno intellettuale che deriva dal tema "umanitario" per cui si manifesta.
Certo, l'onda emotiva di cui parlavo prima è notevole.

Ma perchè uno dovrebbe avere bisogno di urlare "io sono dei buoni"? Un proverbio latino dice: "Excusatio non petita, accusatio manifesta": non è allora che dietro questa infinita autoaffermazione c'è un grande bisogno di nascondere il male?
Certo, non oso credere che chi protesta contro la guerra sia spinto dal rimorso di averla voluta; in verità il male è sempre presente in noi, ciascuno commette qualcosa di malvagio nella vita di tutti i giorni, anche solo nel restare nella mediocrità.
Ecco allora che si sente il bisogno di liberarsi da questo male e, come gli antichi, si cerca un capro espiatorio su cui far cadere le colpe, sicuri che poi noi ne saremmo liberati.
In verità poi non funziona, perchè una colpa più un'altra fa due colpe, e ogni violenza si autoalimenta: nessuna manifestazione è riuscita a portare pace e serenità, come invece è successo quando qualcuno ha cominciato a perdonare e ad amare.

Penso che il dovere morale di ogni persona non sia quello di liberare il mondo dal Male, chè nessun uomo potrebbe farlo, ma fare in modo che non si diffonda, estinguendo l'odio e insegnando l'amore per il prossimo.
Commenti
Da Riki @ sabato 19 luglio 2003 0.00
come spesso dico nei miei commenti "non sono daccordo" nemmeno questa volta .... non penso proprio che la maggioranza delle persone che manifestano siano davvero un "ammasso di pecoroni" che non sappiano sostenere una discussione articolata. perchè dovrebbero esserlo? ... se una persona è convinta di una idea e non vuole accettare l'idea opposta, ha tutto il diritto di manifestarla. logicamente vanno condannati i modi di manifestazione violenta, così come gli insulti "gratuiti", che comunque non vedo come un modo per liberarsi di qualche colpa, ma come un modo sbagliato di manifestare, un modo che nn tiene conto del rispetto che si dovrebbe avere verso le cose (in caso di atti vandalici) e verso le persone (in caso di insulti). se è vero che nessuna manifestazione ha portato pace e serenità, è altrettanto vero che nemmeno una "guerra giusta" può portarla. e se ci si può chiedere come si fa a parlare di pace praticando la violenza durante le manifestazioni, io mi chiedo anche come si fa a parlare di pace facendo una guerra .......

Da Monto @ domenica 20 luglio 2003 0.00
Ovviamente non voglio negare a nessuno il diritto di manifestare, stavo solo cercando un'interpretazione di tanti comportamenti che vedo, i quali sembrano dettati più da un fanatismo piuttosto che da una presa di posizione seria. Se uno manifestasse con serietà, per difendere le proprie idee non avrebbe bisogno di insultare e fare il vandalo, anche perchè si tirerebbe - come si dice - la zappa sui piedi. Riguardo al discorso che fai sulla guerra...non c'entra molto con quello che volevo dire. Ne riparleremo...

Da Andrea @ venerdì 8 agosto 2003 0.00
Nella conclusione, si afferma che manifestare potrebbe servire a "nascondere il male" cercando un capro espiatorio con il risultato che "una colpa più un'altra fa due colpe". Ma è anche vero che un'ingiustizia taciuta è omertà e da vittime si passa a carnefici se non si sfruttano i mezzi messi a disposizione per opporci. Senza abusarne, ovviamente.

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