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martedì 25 febbraio 2003
Una visione personale della crisi USA - Iraq
Da Riki @ 0.00 :: 194 Visite :: 0 Commenti :: :: Mondo
 


(From www.cnnitalia.it)




L'attuale crisi USA-Iraq mi spinge continuamente a riflettere su quello che sta accadendo in questo momento, ma non riesco a trovare una posizione decisiva, ne a favore , ne contro un possibile intervento in Iraq. Non riesco a trovarla a favore perchè ancora non si può dire con certezza che Saddam possieda armi di distruzione finchè non saranno trovate dagli ispettori; come non si può dire con certezza che il regno di Saddam sia davvero una minaccia per il mondo occidentale senza delle prove concrete. Mi sembra che la Corea del Nord sia stata molto più esplicita sulle possibili risposte ad interventi americani, minacciando di colpire la costa Occidentale Statunitense. I messaggi audio di Osama non credo possano essere ritenuti una prova della collaborazione tra Iraq e Al-Queda. Possono influenzare l'opinione pubblica, ma personalmente mi pare non diano nessun tipo di prova. Il fatto che in Iraq si ha una dittatura, e che si abbia il "dovere morale" di cacciare il tiranno in questione per liberare il popolo mi pone su due diversi modi di pensare: se da un lato si può pensare che sia davvero il caso di intervenire per il bene della popolazione, dall'altro mi domando quante dittature esistono al mondo contro le quali non si muove un dito, e quale possa essere il modo di creare un Iraq democratico e civile. Quale nazione potrebbe esportare una democrazio "buona"? Gli Stati Uniti non mi sembrano, dal lato civile-culturale (riferendomi alla criminaltà, il livello della scuola pubblica ...), un buon esempio da copiare (se poi la copia risulta essere peggiore dell'originale ...) e comunque credo che non sia per niente facile migliorare le condizioni di vita di un popolo con abitudini completamente diverse dalle nostre. Ritengo sia impossibile voler cambiare da un giorno all'altro la vita di un popolo. Se si vuole agire in questo modo bisogna fare uno studio molto attento e preciso della situazione. Non basta la soluzione (ora qui schematizzata) che prevede "mandare via Saddam, creare una democrazia, prendere il controllo dei pozzi di petrolio per finanziare le spese della ricostruzione del paese". In particolare mi fa paura l'idea di "guerra preventiva" perchè in questo modo ogni stato potrebbe sentirsi in diritto di attaccare un'altro stato esclusivamente per il fatto che quest'ultimo è in grado, o potrebbe avere intenzione, di attaccare. L'unico motivo che non mi fa sentire completamente contrario a un intervento in Iraq è il fatto che non si può attendere di essere colpiti ancora come l'11 settembre prima di muoversi contro il terrorismo. Si deve stare molto attenti, e se necessario intervenire. In questo articolo ho evitato il termine "guerra" utilizzando il termine "intervento", nella speranza che, nel caso ci si trovi costretti ad agire contro Saddam, si eviti di fare la guerra contro il popolo Iracheno. La cosa più bella sarebbe il riuscire ad agire contro la violenza in modo non violento, senza danneggiare una popolazione che di problemi ne ha già molti; una guerra potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Mi auguro che non sia solo una mia speranza, ma che sia davvero una soluzione attuabile.
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