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martedì 5 novembre 2002
Due Italie, una misura
Da Andrea @ 0.00 :: 226 Visite :: 0 Commenti :: :: Politica
 

Dall'errore di Garibaldi, due realtà differenti unite per forza

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Negli ultimi anni un partito politico, la Lega Nord, ha sempre parlato male del meridione, auspicando anche l'ormai famosa secessione, salvo poi ammorbidire parole e obbiettivi pur di garantirsi un posto a sedere nella stanza dei bottoni. Il concetto ispiratore iniziale, però, non era sbagliato: nord e sud d'Italia sono realtà differenti, popoli differenti. E' la storia a dirlo, ma anche l'attualità: non si tratta solo di etnie diverse, culture diverse, lingue diverse ma anche stile e modo di vivere contrastanti. Dall'alluvione in Friuli, la popolazione che si ritrovò senza casa si rimboccò le maniche, è il caso di dirlo, e si ricostruì le proprie abitazioni: nel giro di pochi anni tutto tornò alla normalità grazie al lavoro ma, soprattutto, alla voglia di lavorare della gente. Al sud piangono ancora il terremoto del '68, aspettano che lo stato gli costruisca le case, sono seduti e disperati ma nullafacenti. E' una diversità di base nel modo di affrontare la vita che causa il divario sociale, economico ed industriale tra le due Italie. Dal dopoguerra, regioni allora involute come il Veneto facero del lavoro e della volontà dei capi saldi che le portarono a diventare la prima regione in Italia. Al sud la disoccupazione è una piaga storica che nessun tentativo, nessuna spinta al miglioramento arrivata da Roma è riuscita a cancellare. Poi si può anche considerare la malavita organizzata, la più grande piaga sociale italiana concentrata proprio in quelle regioni che spinge la gente a mantenere le cose come stanno ma non si può non notare una realtà differente. L'Italia è uno stato che, grazie al nord, potrebbe essere ai livelli della Germania dello scorso decennio ma che, per colmare le carenze di una zona allo stato di evoluzione dell'Albania, è sempre rimasta indietro rispetto ai grandi Stati. Certo, siamo la quinta potenza mondiale, ma le piaghe più grosse del nostro paese sono derivanti da una specifica zona: il sud. Evasione fiscale, non rispetto delle leggi, mancanza di predisposizione al lavoro rendono quel popolo arretrato una "palla al piede" per lo Stato italiano. Ben vengano i meridionali che sono emigrati al nord alla ricerca di occupazione, di una vita normale, perché in loro vi è il rifiuto di quella realtà e di quello stile di vita. Ma basta assistenza, basta piangere per chi piange e basta, adagiandosi su un modo di fare distruttivo e illegale. Non stupiamoci se certe tragedie avvengono lì perché chi ha costruito non ha seguito le regole. Errori, truffe e abusività esistono ovunque, ma in certe zone sono accentuate. E' bello lo spirito di unione se unendosi si vuole migliorare, costruire, progredire. L'unione di un popolo lavoratore con uno che non lo è porta questi ad adagiarsi sull'assistenza e sui sussidi statali pagati dai primi e che magari potrebbero fare meglio se non avessero addosso un peso fiscale atto a coprire i buchi di altri. Si va verso l'Europa Unita con un bell'esempio sotto mano, prova che non sempre l'unione fa la forza. Se Garibaldi si fosse fermato prima, forse adesso l'Italia sarebbe davvero una repubblica fondata sul lavoro. Trattasi invece di coesistenza forzata, basata sul'assistenza unidirezionale.
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