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giovedì 22 novembre 2001
ONU: omertà duratura
Da Andrea @ 0.00 :: 212 Visite :: 0 Commenti :: :: Mondo
 

L'organizzazione mondiale tace alle ingiustizie


Kofi Annan, segretario ONU (From CNN)

Immagine:

NEW YORK - Se L'ONU tace, il mondo no. E se l'ONU rappresenta il mondo... siamo a cavallo. Dall'undici settembre ad oggi poco, se non nulla, è cambiato. In mezzo una guerra, migliaia di morti in tutto il mondo, la liberazione dell'Afghanistan e la certezza che qualcosa stava cambiando: dove? I Talebani sono arretrati subito, l'Alleanza del Nord li ha velocemente, e forse precocemente, espugnati da Kabul e dalle più importanti città della nazione. Ma cosa è veramente cambiato? Abbiamo rovesciato un governo, abbiamo isolato dei terroristi ma il resto del terrorismo del mondo chi lo tocca? E il resto del terrorismo non è solo Al-Quaeda che dirotta gli aerei o fa esplodere una bomba, è anche un gruppo di stati che sfrutta le zone più povere del mondo per i propri esperimenti, un gruppo di imprenditori che spreme le vite di chi lavora a poco per avere almeno quel poco, ma non solo: è anche un gruppo di aziende che inquina l'ambiente e se non lo può fare dalle nostre parti lo fa in altre zone del mondo, costringe alla fame e al lavoro minorile i quartieri più poveri del mondo. Ma tutto ciò l'ONU non lo combatte, non lo dice, non lo contrasta. Perché combattere contro un uomo che dice che ''l'America deve pagare le ingioustizie commesse'' e che ''Allah è con noi, è arrivata la Guerra Santa'' è facile: comodo scagliarsi contro di lui, dire che è un pazzo, che va fermato, eliminato, per la sicurezza nel mondo. Ma affianco a questo pazzo, decelebrato al punto da provocare una strage che rimarrà nei libri di storia, ci sono delle motivazioni che, se non valide, sono quantomeno discutibili. Lo sfruttamento storico, e attuale, di certi parti del mondo è un fatto, non un opinione. E l'ONU deve tenerne conto e rendersi conto che gli uomini contro i quali remare sono molti, forse troppi. Forse è stato più facile così, attribuendo il tutto sulle spalle di un uomo mentalmente malato, sperando di poter appendere il suo corpo inanime in piazza per puntargli l'indice contro; però non la si chiami guerra al terrorismo, non la si chiami libertà durtatura. La si definisca ''vendetta'' di uno stato potente contro dei malviventi. La libertà duratura è lontana dall'essere una realtà. E non lo sarai mai finche gli uomini a capo dell'ONU continueranno ad essere marionette mosse dai potenti della terra. Quando piangiamo i migliaia morti delle torri di New York, rivolgiamo almeno un pensiero ai migliaia di bambini, uomini e donne che muoiono senza neppure aver vissuto. Pensiamo almeno un attimo a queste vite che mai hanno potuto splendere e che presto qualcosa le ha strappate. Questo qualcosa, che si voglia chaimare terrorismo oppure no, va combattuto, al pari di Bin Laden e di Al-Quaeda: perché la vita umana è preziosa allo stesso modo, sia questa occidentale, asiatica, africana o di qualsiasi altra parte del mondo.
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