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sabato 15 marzo 2003
Cattiveria e reticenza
Da Andrea @ 0.00 :: 268 Visite :: 0 Commenti :: :: Mondo
 

Oriana Fallaci, nel suo articolo “la rabbia, l’orgoglio e il dubbio”, interviene commentando la situazione irakena con un punto di vista alquanto discutibile. Mentre chi dovrebbe intervenire tace e lascia fare.

Immagine: L'inefficiente consiglio ONU(From www.tg5.it)




Non ho il dilemma, non mi chiedo se “questa-guerra-deve-essere-fatta-o-no”: non deve essere fatta. Ma si farà. Perché il mondo è fatto di uomini e gli uomini sono mossi dagli interessi. E non tutti abbiamo gli stessi interessi. C’è chi cerca l’amore, la pace e il dialogo e chi, con mentalità vecchia e/o americana trova solo nella guerra e nella morte la soluzione di ogni problema. E c’è chi se ne lava le mani.


(From www.corriere.it)



Lo scenario proposto è d’attualità in questi giorni in cui tre capi di stato si riuniranno per decidere come agire: “attacchiamo senza chiederlo o lo facciamo dopo che ci hanno detto di no?” è il loro dilemma. Perché è inutile e dispersivo stare qua a dimostrare come questa guerra sia utile o addirittura necessaria per chi ne trae vantaggio: da un prezzo del petrolio raddoppiato negli ultimi mesi, da un’opinione pubblica distratta e accecata che non nota i danni di un’amministrazione sbagliata, da una necessità di smaltire materiale bellico per far rifiorire industrie che hanno avuto troppo poco lavoro dopo la caduta del muro di Berlino. Ma è indignante vedere come certe persone non intervengano o, peggio, appoggino questo modo di operare.

Mi riferisco a Oriana Fallaci, capace di scrivere con una mentalità vecchia di più di cinquant’anni, arrogante al punto da equiparare la soluzione americana del ’45 a quella odierna: probabilmente non si è resa conto che il mondo nel frattempo è progredito e nessuno ha intenzione di morire per la sua nostalgia per i morti e per la guerra. Oggi i dissidi si possono risolvere in modo diverso. E si devono risolvere diversamente. Perché se vogliamo una pace vera, dettata dal rispetto del prossimo e non dall’imposizione o dal timore militare, dobbiamo cominciare noi, se è vero che ci riteniamo più colti ed evoluti, a non muovere guerra, a non seminare morte. Certi commenti mal riusciti sulla posizione franco-tedesca e su quella del Vaticano sono poi il culmine di un discorso anti-storico carico di rabbia per le morti dell’ultima guerra mondiale e di orgoglio di una veterana di guerra incapace di adattarsi con la mentalità al mondo che cambia. La rabbia e l’orgoglio, appunto. Che la porta ad additare noi Europei come vecchi, irriconoscenti, “islamici”, attaccando i mussulmani e la loro religioni, dimostrandosi lei per prima irrispettosa delle diversità di credo o di razza.

Infine c’è chi non fa nulla ma dovrebbe fare qualcosa: Kofi Annan. L’uomo che potrebbe cambiare lo scenario al mondo, che dovrebbe prendere le redini della situazione dimostra ancora una volta di non essere capace di guidare l’ONU: non risolve il dilemma, lascia che gli Stati Uniti con estrema arroganza dichiarino di voler attaccare anche senza voto o con voto contrario. La fine di quanto si è costruito dal dopo guerra ad oggi è vicina se non si impone che certe regole vengano rispettate, anche se ti chiami “Bush”. La vera opposizione è svolta da chi, come Francia e Russia, sono facilmente attaccabili perché con l’Iraq hanno legami commerciali e dalla guerra non traggono alcun vantaggio. Voto o no, un attacco non autorizzato sarebbe un “via libera” ad ogni iniziativa personale di ogni stato, garantendo caos e tensione nel consumare vendette che non fanno bene a nessuno. Abbattendo la stabilità mondiale costruita dal dopo guerra, instaurando nuovamente la legge del più forte, inducendo ogni stato ad armarsi per la propria difesa. O per la propria vendetta.


Bush deve cambiare politica(From www.corriere.it)



La Fallaci ha anche attaccato Clinton dicendo avrebbe dovuto fare il Presidente e attaccare l’Iraq invece di perdere tempo dietro alle ragazze. Clinton, invece, ha il merito di essere uno dei pochi presidenti a non muovere guerre “evitabili”, guardando agli interessi dei cittadini e muovendosi soprattutto per la pace più che colmare un desiderio di guerra e di morte che pochi, ma ahimé ancora alcuni, hanno a questo mondo. Il signor Bush farebbe bene a trarne esempio. Mentre alcune scrittrici farebbero bene a riflettere anziché scrivere e alcune persone a capo della più importante organizzazione mondiale che ha come primo obiettivo la pace, farebbero bene a rendersi conto del danno provocato dalla loro reticenza.
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