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giovedì 29 maggio 2003
FERMATE LO SCEMPIO DI ILISU
Da Andrea @ 0.00 :: 250 Visite :: 0 Commenti :: :: Mondo
 

La Turchia prosegue il progetto per il controllo dell'acqua e per la soppressione dei curdi. Una violazione dei diritti umani che l'UE non può ignorare.

Immagine: (From www.gfbv.it)




La località di Hasankeyf (Hisn Kayfa) era stata fondata dai Romani ai confini del loro impero con la Persia. In epoca bizantina si chiamava Chepae o Kephas in versione greca ed era sede episcopale. Oggi è protagonista di un progetto catastrofico, nel quale la Turchia si rende artefice dell’ennesima ingiustizia e dell’ennesimo assalto ai Kurdi: il grande Progetto Gap (Southeast Anatolia Project), considerato uno dei maggiori del mondo. I 13 sotto-progetti che lo compongono (7 per il bacino del fiume Eufrate, 6 per quello del Tigri), prevedono la realizzazione di 22 dighe e di 19 centrali idroelettriche, tra cui gli impianti Ataturk – una delle opere più gigantesche – Birecik, Karkamis, Dicke, Barman, Ilisu etc per una potenza di 7 mila 476 Mw in grado di produrre 27 mila 345 Gw/ora. Il progetto prevede l’irrigazione di una superficie pari a 1.693,027 ettari, di cui 1.091,203 nel bacino dell’Eufrate. Dal 1982 le relazioni della Turchia con la Siria e l'Iraq sono molto conflittuali, da quando cioè il governo turco ha deciso la costruzione della diga di Ilisu sul Tigri, nella regione del Kurdistan turco. Sia la Siria sia l'Iraq temono il controllo turco sull'acqua, che rischia di lasciare entrambi in paesi "al secco". La Banca Mondiale, inizialmente coinvolta nel GAP, ha sospeso i finanziamenti già dal 1984. Tutti i paesi esteri si sono via via ritirati dal progetto, anche l’italiana Sace (Sezione Assicurazione Crediti all'Esportazione), nonostante l’allora governo D’Alema, e l’attuale governo Berlusconi, hanno insistito sul pieno appoggio del governo italiano per favorire l’ingresso della Turchia nell'Ue. Tutte le imprese appaltatrici straniere si sono ritirare da quello che si trasformerà in un genocidio di 60/80mila curdi. Intanto il progetto prosegue.


il villaggio hasankeyf sehir verrà distrutto (From www.rivernet.org)



Gli invasi formati dagli sbarramenti del GAP hanno già costretto all'esodo dal Kurdistan centinaia di migliaia di persone che, ridotte in assoluta miseria, vanno ad ingrossare le fila dei milioni di profughi deportati nelle bidonvilles delle grandi città turche o sulle navi dei mercanti di schiavi turchi. Già nel 1990 la Commissione dei Diritti Umani (CDU) denunciava l'esproprio e la deportazione di oltre 200 mila kurdi, ridotti alla fame o in schiavitù nelle piantagioni dei grossi proprietari, e la volontà turca di utilizzare il progetto per spopolare il Kurdistan. Da tempo si sta formando una solida rete internazionale che si propone di mobilitarsi con forza contro la costruzione della diga di Ilisu. La costruzione della diga mette in serio pericolo anche il diritto fondamentale per la sopravvivenza dell'uomo all'accesso all'acqua potabile, limitando drasticamente la disponibilità di acqua nella parte inferiore del Tigri. Le ditte costruttrici che partecipano al mega-progetto dovrebbero assumersi le responsabilità per le terribili conseguenze che comporterebbe la diga Ilisu. Esiste il concreto pericolo che la Turchia sfrutti l'attuale crisi in Iraq per conquistare il Kurdistan nel Nord dell'Iraq. Fu proprio una richiesta, poi bocciata, quella di concedere sostegno agli americani in cambio del controllo nell’Iraq del Nord; in seguito impose che non sorgesse un Kurdistan autonomo. La conquista del Nord dell'Iraq inoltre, assicurerebbe alla Turchia più sicurezza per il progetto della diga di Ilisu: lo spostamento della frontiera con l'Iraq (attualmente a soli 70 km dalla futura diga) renderebbe più difficile qualsiasi intervento dell'Iraq a proposito. Intanto qualsiasi rapporto, qualsiasi opinione autorevole, ha condannato, e condanna, tali opere. Intanto il progetto prosegue.

L’UE deciderà nel dicembre 2004 se la Turchia è rientrata nei parametri per poter essere accettata in Europa. La turchia, invece, continua una selvaggia repressione del popolo curdo, che trova riscontro nelle cifre fornite dal presidente dell'Associazione diritti umani (IHD) Husnu Ondul: raddoppiati rispetto al 2000 i casi di tortura con 435 denunce nei primi dieci mesi del 2001, quadruplicate le condanne per reati di opinione con 3125 anni di carcere, e ben 21.812 arresti. La già pessima situazione dei diritti umani in Turchia continua a peggiorare: la repressione nelle carceri e la durezza nei confronti degli scioperanti della fame, insieme ai tribunali speciali, alla persistenza della pena di morte, alla negazione di diritti culturali e alle leggi di emergenza nei confronti dei Kurdi e di tutte le minoranze, sono le motivazioni con cui la Commissione europea ha bocciato la candidatura della Turchia all'Unione Europea. Ma che prezzo dovranno pagare le minoranze aspettando la democrazia che l'Europa chiede alla Turchia? Intanto il progetto prosegue.


PS: tale rischio era già stato annunciato nell'articolo "Realtà inquietanti" del 15/11/2002
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