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Le polemiche scaturite dopo il discorso di Benedetto XVI all'università di Regensburg sono giunte tutt'altro che inaspettate. Pochi forse hanno letto integralmente il discorso (reperibile sul sito della Santa Sede), che - nonostante i continui rimandi filosofici - resta sempre lineare e semplice come gli altri scritti di questo grande Papa. I giornali, come è loro abitudine, hanno liquidato la faccenda con poche e lapidarie parole, tutte sulla falsa riga di: "No alla guerra santa". Eppure il tema del discorso era molto più profondo, e merita un piccolo approfondimento che potrà servire anche a giudicare tutto quello che è successo dopo.
Il nocciolo del discorso è il rapporto fra fede e ragione, dal quale nasce quella disciplina chiamata teologia. Non sono infatti - fede e ragione - due categorie incompatibili: è possibile interrogarsi sulla fede facendo uso della ragione, e questo è l'ambito appunto della teologia. Non è però la ragione essenziale alla fede, infatti "Dio si è rivelato ai semplici"; tuttavia Dio rimane comprensibile con l'uso della ragione. Esiste dunque un'analogia fra il concetto di ragione che hanno gli uomini ed il modo di pensare di Dio, perciò "non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio". Una buona parte del discorso è poi dedicata all'analisi di come questo concetto sia entrato nel pensiero cristiano, sia come eredità giudaica ("In principio era il Verbo - ossia il Logos, la Parola e la Ragione), sia attraverso l'incontro con la filosofia greca, soprattutto ad opera di S. Paolo, e come varie correnti di pensiero abbiano cercato di "deellenizzare" il cristianesimo. Non ci soffermeremo sulle argomentazioni storiche, per dare uno sguardo alle applicazioni pratiche.
Dire che Dio è conoscibile secondo la ragione, vuol dire che noi possiamo giudicare con la ragione quello che è la volontà di Dio. "Non uccidere" è un precetto cristiano, e prima ancora giudaico, ma sappiamo tutti che non occorre essere religiosi per poterlo condividere. Lo stesso per "non rubare", "non offendere", ecc... [Per un cristiano "non uccidere" non solo è peccato - cioè atto contro la volontà di Dio - ma è anche un atto irragionevole: cioè che non trova ragioni che lo giustifichino, nda]. Il cristianesimo è quindi una religione ragionevole, ed il Dio cristiano è un Dio ragionevole, con cui si può parlare ed intendersi. E' tanto più Dio quanto più si avvicina all'uomo e lo ama di Amore infinito, pur con tutto il male che l'uomo fa.
Il concetto di Dio per i musulmani è l'opposto. Dio è tanto più "divino" quanto più è irraggiungibile, trascendente. L'uomo quindi non lo può conoscere né tanto meno comprendere. L'uomo è tenuto solo all'obbedienza assoluta ed incondizionata: "Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l'uomo dovrebbe praticare anche l'idolatria". Non è possibile quindi conoscere Allah con la ragione. Per questo motivo non esistono interpretazioni del Corano (né traduzioni ufficiali!), perché l'uomo non può interpretare ciò che dice Dio, deve accettare e basta. [Ad un musulmano si può dire "Allah vuole che tu uccida", perché è nel potere di Dio comandare. Se ad un cristiano si dicesse la stessa cosa, come minimo ci riderebbe in faccia! Difatti i cristiani non basano la loro vita su una serie di precetti (scritti o no), bensì sul "comandamento dell'amore", perché Dio è Amore; è l'unica religione in cui sia possibile dire, come ha fatto sant'Agostino: "Ama e fa' ciò che vuoi" (ciò non esclude che a Dio si debba obbedienza, ma come ad un Padre, non come ad un comandante), nda].
Il resto del discorso è basato sulla de-ellenizzazione sia durante il Medioevo che in tempi più recenti, ed è svolto anche il tema del rapporto fra scienza-fede-ragione.
Ora, dove stanno le offese?!? Di cosa Benedetto XVI si dovrebbe scusare? (Tra parentesi, chi si dimostra ragionevole?) Purtroppo siamo di fronte ad un fenomeno pernicioso: non appena qualcuno si indigna parlando di "offese alla religione" (qualsiasi religione, purché non sia cristiana), tutti sono pronti a dare addosso al presunto offensore, e a pretenderne le scuse, che siano verificate o meno. Il contrario non avviene mai (scuse alla Chiesa per il Codice da Vinci, solo per dirne una? Noooo....è libertà d'espressione!)Giusto per confermare l'immagine (per qualcuno invero meritata) di debolezza che il mondo arabo e islamico ha dell'occidente! Ci si preoccupa per le sorti dei cristiani del Medioriente in seguito alle sacrosante parole del Papa, tanto per far balenare la tentazione di ridurre la fede ad un affaruccio intimo e privato, sogno di molti "cattolici adulti".
Un sacerdote che stimo molto ha detto una volta: «Io diffido sempre di chi dice di essere cristiano e non ha mai avuto fastidi a causa della sua fede. Vuol dire che è una fede tiepida!». Per fortuna Benedetto XVI non è affatto tiepido, e - per quanti fastidi possa avere - non porgerà scuse a nessuno!