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martedì 2 novembre 2004
Fallibilismo e Tolleranza
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L'insegnamento di Karl Popper tra falsificazionismo scientifico e società aperta.

Immagine: (From http://plato.stanford.edu/entries/popper)




Karl Popper, nato a Vienna nel 1902, studioso di Matematica, Fisica e Filosofia, fervente oppositore di qualsiasi tipo di autoritarismo, intellettuale religioso o politico, può essere considerato l'autore di una vera e propria rivoluzione epistemologica.
Per Popper la filosofia stessa è essenzialmente teoria della conoscenza: “C’è almeno un problema cui sono interessati tutti gli uomini che pensano, quello di comprendere il mondo e la conoscenza che ne abbiamo”.
Così scrive Popper nella prefazione della sua Logica della scoperta scientifica (1934) con la quale intende offrire una teoria della conoscenza e, al tempo stesso un trattato sul metodo – il metodo della scienza.
“Questa combinazione - continua Popper - era possibile perchè io vedevo la conoscenza umana come consistente nelle nostre teorie, nelle nostre ipotesi, nelle nostre congetture, cioè come il prodotto delle nostre attività intellettuali. [...] Io scelsi di trattarla come un sistema di enunciati – teorie sottoposte a discussione. In questo caso la conoscenza è oggettiva: ed è ipotetica e congetturale”.
Fu la Teoria della Relatività di Einstein a guidare Popper nell’analisi del metodo scientifico e nella formulazione dei suoi problemi teorici fondamentali: il problema della demarcazione (vale a dire la ricerca di un criterio che ci permetta di distinguere le scienze dalle pseudo-scienze) e il problema dell’induzione.
Quest’ultimo si riferisce alla questione della giustificabilità delle "inferenze induttive", vale a dire quelle inferenze tramite cui si derivano conseguenze di contenuto informativo più generale rispetto a quello delle premesse. Un esempio di queste inferenze è l’ induzione per enumerazione semplice o generalizzazione: avendo osservato che alcuni individui di un campione esaminato godono di una certa caratteristica si conclude che tutti gli individui di quel campione godono di quella caratteristica. Ad esempio, dall'osservazione di numerosi corvi neri (premessa) si inferisce che tutti i corvi sono neri (conclusione).
Tuttavia, sebbene nessun numero per quanto grande di esperienze di osservazioni di corvi neri ci permetta di derivare logicamente (e quindi verificare, provare, inferire per l’appunto) l'asserzione universale "tutti i corvi sono neri", è sufficiente l'asserzione, che può essere sottoposta a semplici controlli, che allo zoo di New York c'è una famiglia di corvi bianchi per falsificarla.
Pertanto, sostiene Popper, come criterio di demarcazione fra scienze e pseudo-scienze, non si deve pretendere la verificabilità di un sistema ma la sua falsificabilità: “da un sistema non si esigerà che sia capace di essere valutato, una volta per tutte, in senso positivo; ma si esigerà che la sua forma logica sia tale che possa essere valutato, per mezzo di controlli empirici, in senso negativo: un sistema empirico per essere scientifico deve poter essere confutato dall'esperienza." (da "La logica della scoperta scientifica).
Popper rimase colpito dal fatto che Einstein aveva formulato delle previsioni “rischiose”, ossia dal fatto che “le sue teorie erano programmaticamente organizzate non in vista di facili conferme (o “verificazioni”) ma in vista di possibili smentite (o “falsificazioni”).
Il verificazionismo è soltanto un mito: per verificare completamente una teoria dovremmo aver presenti tutti i casi, ma questo non è possibile: infatti, mentre le conseguenze di una teoria sono di numero infinito, i controlli effettivi della teoria stessa sono, invece, di numero finito.
Quindi, per Popper, una teoria è scientifica se e solo se è falsificabile, cioè se, almeno in linea di principio, può essere smentita dall'esperienza, ovvero se i suoi enunciati risultano in potenziale conflitto con eventuali osservazioni, quelli che Popper definisce i "falsificatori potenziali" della teoria.
Perchè una storia sia scientifica, questa deve avere almeno un falsificatore potenziale. L'asserzione "domani pioverà o non pioverà" non è empirica, in quanto non può essere confutata dall'esperienza, dato che è sempre vera.
Allo stesso modo, la metafisica, per Popper non è una scienza poichè non è falsificabile, e questo perchè non disponiamo di strumenti atti a controllare la validità delle sue tesi.
Al contrario, nel caso in cui una teoria abbia resistito ai severi tentativi escogitati per falsificarla, diremo che la teoria in questione è "corroborata", laddove per corroborazione si intende un "conciso resoconto valutativo dello stato (in un dato momento) della discussione critica della teoria, riguardo al suo grado di controllabilità, alla severità dei controlli cui è stata sottoposta, al modo in cui li ha superati".
Quindi, le teorie non sono mai veri-ficate, ma solo temporaneamente non-falsificate.
Si potrà solo dire che una teoria generalmente accettata ha avuto (per il momento) più successo delle altre e rimarrà tale fino a quando non ce ne sarà una migliore. Non esistono, dunque, verità scientifiche assolute: la scienza non è un sapere definitivo e assolutamente certo, ma è fallibile e auto-correggibile.
In questo modo, Popper sostiene che all'uomo non compete il possesso della verità ma solo la ricerca mai conclusa di essa, poichè è la natura stessa dell'uomo ad essere 'fallibile': tuttavia, l’uomo commette i suoi sbagli, ma sa imparare da essi e in questo modo “riesce a far morire le teorie al posto suo”.
E' interessante a questo punto vedere come Popper sia riuscito a stabilire un nesso tra indagine epistemologica da un lato e indagine etica e politica dall’altro, e a trasferire in ambito sociale il suo pensiero scientifico: "affrontare i problemi di teoria della conoscenza - sostiene Popper - significa fare i conti con le principali questioni che regolano le nostre esistenze individuali e la nostra vita 'associata'".
Popper era stato costretto a lasciare l’Austria durante l’oppressione nazista e nella lontana Nuova Zelanda maturò due fra le sue più importanti opere di carattere sociale “La società aperta e i suoi nemici” e “La miseria dello storicismo”.
Il concetto stesso di società aperta è la conseguenza dell'applicazione del metodo scientifico al disegno delle istituzioni, alla politica, alla società.
L'atteggiamento scientifico implica la critica di ogni cosa, anche di fronte all'autorità e "tolleranza e fallibilismo costituiscono la migliore euristica per la competizione del libero pensiero e il migliore antidoto alle armi della politica".
Per Popper, però, il fallibilismo non implica il relativismo o l'anarchismo: esso afferma che "è possibile avvicinarsi alla verità e a una società giusta, solo che queste non sono a portata di mano e dovremo sempre essere pronti a scoprire che ci siamo sbagliati".
Popper ha individuato i tre principi del fallibilismo:
1- Può darsi che io abbia torto e tu abbia ragione (questo implica che possiamo aver torto tutt'e due)
2- Se discutiamo il problema razionalmente può darsi che possiamo correggere alcuni dei nostri errori
3- Se parliamo del problema razionalmente, tutti e due possiamo avvicinarci alla verità
Questi principi che rimandano all'atteggiamento razionale o critico stanno alla base dell'etica: essi conducono alla tolleranza e, allo stesso tempo, la presuppongono.
A questo punto Popper si chiede però: bisogna tollerare gli intolleranti? Se non li tolleriamo, neghiamo i nostri stessi principi, ma se li tolleriamo ci rendiamo responsabili della fine della tolleranza e della democrazia. Popper ritiene di poter uscire dal paradosso affermando che esiste un limite alla tolleranza: "il nostro dovere di tollerare cessa quando la minoranza comincia a usare la violenza" é, quindi, opportuno non estendere la libertà e la tolleranza a chi opera per distruggerle.
Contro lo storicismo e l'autoritarismo Popper si proclama quindi sostenitore di una società aperta: società in cui dobbiamo essere tolleranti, ma vigilanti al tempo stesso. Una società democratica il cui più alto valore sia la libera e razionale discussione. In questa società, poi, la discussione critica deve poter incidere sulla politica e non deve fermarsi di fronte all’autorità.
Il razionalismo però non è sufficiente e, la scelta per la società aperta, dice Popper, è un atto di fede.
“Ma le regole del gioco della società (aperta) e le regole del gioco della scienza (fallibilista), all'interno delle quali è garantita la libera espressione del dissenso e per le quali vale la pena di lottare e di battersi fino al sacrificio, non sono a loro volta, criticabili.”
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