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martedì 8 ottobre 2002
Delinquenti! Giudici o politici?
Da Andrea @ 0.00 :: 279 Visite :: 0 Commenti :: :: Politica
 

La battaglia tra i due poteri ci pone l'incognita

Immagine: Previti e Berlusconi nell'occhio del mirino dei magistrati (From news.bbc.co.uk)




Roma - E' Silvio Berlusconi in prima persona a rispolverare il problema in un intervento di settimana scorsa, proprio mentre il suo amico Previti si prestava alla losca e ignobile figura rimediata davanti ai giudici e, ahimé, alle telecamere: "la legge è uguale per tutti" è solo uno slogan? Inutile sottolineare che non serve a nulla scriverlo nei tribunali se poi non si applica ma la questione è più sottile. Ad essere rivangati sono ruggini risalenti a pochi anni fa, agli anni di Tangentopoli, quando un'intera classe politica è stata rivoltata dai giudici; "non si era mai vista una rivoluzione guidata dai giudici", disse Enzo Biagi, il giornalista nell'occhio del mirino del premier. In realtà non fu abbattuta tutta la prima repubblica: la sinistra di allora, ovvero la stessa sinistra di oggi, fu solo sfiorata dalla magistratura prima che i politici riuscirono a fermare il "massacro". E dei soldi che Gardini consegnò personalmente ad Occhetto? E i soldi provenienti dal kgb? Niente, la sinistra di allora non fu epurata. Perchè? Berlusconi lo chiama il problema delle "toghe rosse" ma forse è qualcosa di più. Allora nessuno si salvò, neanche la sinistra, perché fu chiaro il giro che avveniva tra imprenditori, poltici e magistrati, i legami con la mafia,... tutto venne alla luce sempre che alla luce non ci fosse sempre stato. La paura è legittima di fronte ad un sistema che coninvolgeva indistintamente tutti, di ogni classe sociale, di ogni frangia politica e che improvvisamente si rivolta in un giro di accuse che non risparmia nessuno, nemmeno gli stessi accusatori. Ma fino ad allora nessuno disse nulla. Ed oggi? Il resti del centro-destra sono finiti in Forza Italia e nei partiti di centro attuali, la sinistra ha cambiato nome e leader ma ha gli stessi politici di allora. In parlamento abbiamo più di cinquanta inquisiti, nomi eccellenti che compaiono, o dovrebbero comparire, di fronte ai giudici per faccendere di corruzione, riciclaggio, collusione con la mafia. I nomi sono altisonanti: Berlusconi, Previti, Squillante... Poi, come accaduto settimana scorsa, ci tocca vedere Previti, come Squillante, che davanti al giudice ammette tranquillamente, come se nulla fosse, che evadeva il fisco per miliardi di vecchie lire, come se ammettere tali mascalzonerie lo escludesse dall'essere coinvolto nella faccenda di corruzione per cui si è mosso il processo. Si prova un senso di schifo a vedere come un ex-ministro creda di cavarsela dichiarandosi ladro. E la magistratura cosa fa? Si accanisce, come allora, contro una precisa fascia politica, rischiando di far credere che certi reati non esistono dall'altra parte del parlamento. Magistrati guidati, politici delinquenti, sembra lo scenario del "si salvi chi può". Ma così era allora, così è oggi. Sperando che i magistarti comincino ad indagare a tutto campo e che la classe politica abbandoni le pastette e si rinnovi veramente, non come ingannevolmente messo in scena con la Seconda Repubblica. Marcella Andreoli disse "ma chi può dire, dopo che si è fatta tabula rasa del passato, quale sarà il nuovo?". Forse ha ragione. Non è cambiando politici, magistrati o partiti che l'Italia cambia. E' la mentalità di chi fa politica e di chi fa il magistrato che deve rifarsi alla retta via. Evitando di commettere ulteriori reati eccellenti, evitando di commettere ulteriori ingiustizie giudiziarie.
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