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sabato 28 maggio 2005
Una scelta consapevole
Da Andrea @ 0.00 :: 227 Visite :: 2 Commenti :: :: Altre categorie
 

Nel dubbio pro vita

Immagine: (From http://www.comitatoscienzaevita.it)




Sono stanco. Di dibattiti e articoli sulla procreazione assistita ne ho visti, sentiti e letti tanti. Ho sentito politici, giornalisti, scienziati, cattolici, laici sostenere sia il "SI", sia il "NON VOTO". Mi sono convinto, alla fine, di due concetti principali:
1) la scelta è personale: non c'è partito, fede religiosa o dottrina della scienza da difendere; c'è una scelta, che può essere consigliata da chi - persona o associazione - gode della nostra fiducia, ma è una scelta che dipende dalle proprie idee, dalle proprie concezioni di vita/morte e dalla propria morale;
2) la scelta deve essere consapevole: non si può andare a votare sulla base del sentito dire, perché l'ha detto Fini o perché "sono dalla parte della Scienza" o "sono dalla parte della Chiesa"; di documentazione ce n'è tanta su internet, sui volantini che distribuiscono, sui giornali, per radio... per informarsi ci sono tanti mezzi, bisogna solo stare attenti a verificare tutto quanto viene detto perché, come spesso accade, non sempre corrisponde al vero; nell'incapacità dei giornalisti di distinguere i fatti dalle opinioni, dobbiamo riuscire noi a fare questa distinzione e verificare le affermazioni al fine di farci, anche in questo caso, un'idea sull'argomento; di fare, anche in questo caso, una scelta consapevole.
Cosa dire allora? Pochi concetti ma chiari che cercano aiutare a destreggiarsi nel marasma di informazioni che ci giungono.

La Legge 40/04 sulla procreazione assistita, innanzi tutto, non accontenta nessuno: è una via di mezzo, un compromesso politico che ha permesso di lasciare spazio a questo nuovo sistema di procreazione che la Scienza ha scoperto, dando dei paletti alla giungla del "ognuno fa quel che vuole" che c'era in assenza di questa. I referendum propongono di abolire quattro punti fondamentali della legge, senza i quali tale legge non avrebbe più senso: per i dettagli su questi quesiti, si può leggere l'articolo "Il referendum sulla fecondazione" recentemente apparso su questo sito. Prima ancora di porsi le domande sui singoli quesiti, però, bisogna porsi una domanda più generica: quando inizia la vita? La risposta è fondamentale: se la propria idea è che la vita sia tale solo dopo il parto, allora si può abolire tutta la legge 40, manipolare gli embrioni a piacimento, abortire quanto si vuole e andare a votare "SI" a questo referendum; se però ci si vuol pensare su un attimo, ci si potrebbe chiedere com'è possibile definire una non-vita quel corpo che si muove dentro il grembo materno; ci si potrebbe chiedere com'è che anche noi eravamo embrioni prima di diventare adulti e chiederci se è giusto o meno "giocare" con gli embrioni; si potrebbe pensare che non si può considerare l'embrione una "cosa" dato che "qualcosa" non ha mai generato "qualcuno" ma sempre "qualcuno" ha generato "qualcuno"; quindi la propria idea potrebbe essere, come lo è per alcuni, che l'embrione sia vita.

Detto questo, è chiaro che per entrambi i casi stiamo parlando di una legge sbagliata, ma che in un caso non possiamo andare a stralciare quello che si è riusciti ad ottenere con questa legge, nella speranza che in futuro venga migliorata. Perché:
1) contrariamente a quanto affermato in favore del primo quesito, non c'è nessuna prova che la sperimentazione embrionale consenta la scoperta di nuove cure per malattie gravissime oggi incurabili (quali l'Alzheimer o il Parkinson); lo scopo è quello di ottenere cellule staminali, le stesse presenti nel cordone ombelicale che fino a ieri veniva buttato ed oggi comincia a venire usato per queste ricerche; 2) il secondo quesito è promosso "per la tutela della salute della donna", consentendo la generazione di embrioni illimitati, la distruzione volontaria degli embrioni, la selezione degli embrioni con un esame che mette a rischio l'embrione stesso, senza garanzia sul risultato; 3) il terzo quesito, dichiarato anche in questo caso in difesa della donna, vuole stralciare proprio quelle parti della legge che riconoscono i diritti dell'embrione e dei genitori; 4) l'ultimo quesito vuole permettere la fecondazione eterologa, lasciando libertà di scelta di ovuli e spermatozoi estranei alla coppia, diminuendo così la tutela del figlio che non potrebbe conoscere la sua eredità genetica (importante per ragioni mediche e psicologiche); il fallimento di questa scelta è documentato dal dietrofront di alcuni Paesi che la permettevano.

Non voglio dilungarmi ulteriormente. Inutile dire che qualsiasi scelta si voglia fare, dovrà essere indirizzata o per il "SI" o per il "NON VOTO": andare a votare "no", sappiamo, non è altro che un aiuto al successo del referendum che in Italia gioca sempre sul limite del quorum per l'accettazione (ricordiamo che devono votare il 50%+1 degli aventi diritto per dare validità all'esito). Il filo rosso di Arianna che collega questi 4 quesiti (e quello bocciato dalla Corte Costituzionale di abrogazione dell'intera legge) è la volontà di lasciare la libertà di fare quel che si vuole con gli embrioni, perché sono "cosa nostra", dei genitori che ne possono decidere il futuro; eppure sono vita, eppure anche noi eravamo embrioni. Non ho voluto convincere chi legge della mia idea, ho voluto esporla così com'è perché possa sorgergli dei dubbi, cercare di chiarirseli e scegliere con consapevolezza. Ricordando che in diritto "nel dubbio pro reo", ovvero nel dubbio si invita a scegliere a favore del più debole; allora in questo caso "nel dubbio pro vita": non votare, difendi la vita di chi non può difendersi.


P.S.: l'art.75 della Costituzione parla di "diritto di partecipare al referendum", lasciando aperta la porta dell'astensione come un'accettazione dello status quo, diversamente da quando avviene nell'art.48 quando definisce "dovere civico" l'esercizio del voto, inteso come voto elettorale; ecco perché non votare è una legittima scelta in caso di referendum.
Commenti
Da Anonymous @ domenica 12 giugno 2005 0.00
Vorrei riportare la posizione dell'oncologo Umberto Veronesi sulle cellule staminali: <BR> "Nessuno vuole creare embrioni per avere cellule staminali, come nessuno scienziato pensa alla clonazione dell’uomo. Vogliamo solo sapere cosa si intende fare degli embrioni «sovrannumerari » già congelati nei frigoriferi o che verranno congelati in futuro. La legge 40 contempla infatti che in casi particolari sia permesso crioconservare gli embrioni e noi già sappiamo che non saranno pochi ad avere questo destino. Infatti, se dopo la fecondazione, il proprio ovocita non può essere trasferito nell’utero, perché la donna si è ammalata o ha avuto un incidente o semplicemente perché ha cambiato idea, questo viene allora crioconservato. A questo punto (e ciò vale per i 30.000 embrioni congelati presenti oggi nei laboratori italiani) o viene messo in frigorifero e condannato a morire o viene fatto vivere sotto forma di cellule staminali, con una missione terapeutica. Tertium non datur. Non vi sono altre scelte. [...] Io, da medico che vive quotidianamente la sofferenza di tante malattie degenerative, penso sia più umana la seconda strada."

Da Andrea @ venerdì 20 gennaio 2006 0.00
Gli embrioni "parcheggiati" ci sono perché la legge lo consentiva. Ma se c'è un errore, non si può perseverare in nome della "coerenza": si corregge (come poi è stato fatto) e si cerca di sanare la situazione creata nel periodo d'errore. Comunque non mi stupisco di pensarla diversamente da Veronesi: colui che sull'eutanasia dichiara "...se fosse consentita, non avrei difficolta', davanti a una persona in condizioni disperate, ad aiutarla. E' un atto di pieta', di carita'...". Ebbene, il mio concetto di carità non è ammazzare una persona in difficoltà: semmai è cercare di dargli una visione diversa della vita. Una visione che non prevede il suicidio di fronte ai problemi (eutanasia). Una visione che non prevede l'omicidio di una persona per curarne un'altra (sperimentazione embrionale).

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