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lunedì 15 dicembre 2003
Calato l'asso di picche!
Da Andrea @ 0.00 :: 320 Visite :: 4 Commenti :: :: Mondo
 

Catturata la carta più importante del mazzo. Gli USA vincono la partita

Immagine: Un Saddam Hussein in pessimo stato(From www.corriere.it)




E' finita! Forse... Saddam Hussein è stato catturato come un topo in una cantina di Tikrit, in uno stato pietoso. Molti hanno quasi provato pena per l'ex dittatore che mai provò pena in vita sua, nemmeno quando mandò alla morte dei suoi parenti. Ora si discute su come processarlo e se dargli la pena di morte (vi pare giusto ammazzare un uomo per aver commesso il crimine di ammazzare degli uomini? Non è un gatto che si mangia la coda?).

Forse, dicevamo. Bush dichiara che "la caccia continua" e pone il prossimo obiettivo in Bin Laden. Non sono certo parole rassicuranti. Se è vero che Saddam Hussein era un crudele dittatore e che poteva anche essere un pericolo mondiale, è vero anche che i metodi utilizzati per "dimissionarlo" non sono stati certo un bell'esempio. Due Stati decidono che a loro un governo non va bene, si inventano una causa che non esiste e muovono una guerra crudele. E' vero che "il fine giustifica i mezzi" ma lo diceva Gabriele D'Annunzio, lo scrittore del fascismo[è un errore, lo diceva Niccolò Machivelli; vedi commento sottostante - n.d.a.]. Se le cose stanno così, ogni stato in ogni momento può attaccare o essere attaccato, senza giusta causa, senza consenso ONU. Non ci credete?

Gli Stati Uniti hanno già messo all'erta, a suo tempo, Siria, Corea del Nord e altri stati per la loro forma di governo, per quello che loro (gli USA) sospettano. Sospettano? Ah, allora funziona così: io penso che tu stai facendo qualcosa di molto brutto, tu mi dici "non è vero", l'ONU dice "non è vero" e io attacco lo stesso. Ecco la chiave per poter legittimare qualsiasi guerra. In fondo, come direbbero Orwell o Chomsky, se devi fare una grossa ingiustizia l'importante e far credere a tutti che sia legale.

Veniamo allo stato attuale delle cose. Ci siamo battuti tanto contro la guerra in Iraq e, ovviamente, l'hanno fatta lo stesso. Ora che pare al culmine, nasceranno altri motivi per poter fare altre guerre. Ci sono almeno 40 guerre in tutto il mondo e non lo sappiamo. Ci mettiamo a discutere se ci sono o meno le armi di distruzione di massa in Iraq e non ci rendiamo conto che la zona che detiene il 60% del petrolio mondiale sarà divisa tra gli stati vincitori, muoiono migliaia di esseri umani ogni giorno e piangiamo solo se hanno il colore della nostra pelle. Mai, dalla fine della seconda guerra mondiale, il mondo ha avuto così tanti conflitti. Abbiamo passato delle settimane con le bandiere della pace, con manifestazioni in piazza, per dire di no alla guerra in Iraq ma dovremmo passare tutti i giorni in piazza a manifestare se vogliamo essere coerenti. Invece, forse, la guerra la contrasti diversamente: la contrasti smettendo di comprare i prodotti di chi finanzia queste guerre, smettendo di votare chi fa le guerre, smettendo di guardare i telegiornali che riescono a dipingere anche questi massacri come delle conquiste in nome della libertà e della democrazia. Dove c'è una guerra, non c'è nulla di giusto. E questo lo dice la Storia, lo dovrebbe dire la morale di ogni uomo, ma lo dicono anche le maggiori religioni, se ben interpretate, se non si vuol essere per forza integralisti fino in fondo.

Abbiamo visto un massacratore di uomini che è stato abbattutto da un'altro massacratore di uomini: se la scelta non c'è, non parlerei né di libertà né di democrazia."Non c'è mai stata una guerra buona o una pace cattiva" (Benjamin Franklin). Riflettiamoci mentre il giornalista di stato ci racconta che i buoni hanno vinto sui cattivi. Alla prossima "alba rossa".
Commenti
Da Riki @ lunedì 15 dicembre 2003 0.00
concordo con tante cose dette da andrea e vorrei esprimere il mio pensiero su alcuni argomenti trattati ... innanzitutto io trovo che non sia giusto condannare a morte Saddam Hussein. benchè disprezzo la crudeltà con la quale ha governato e ucciso i suoi stessi cittadini, non potrei mai ritenermi contento della morte di una persona (così come non ho assolutamente capito come si potesse "festeggiare" la morte dei suoi figli). penso anche io che non sia un bell'esempio il fatto che due stati decidono che un governo non va bene, e che si inventino qualche motivo per muovergli guerra. qualcuno sicuramente dirà che questa guerra comunque ha avuto l'effetto desiderato, e che si "è vinto" (come viene detto da alcuni tg), e che di conseguenza è giusta. ma bisogna mettersi in testa che con la guerra non si vincerà mai niente. dal mio punto di vista con la guerra si può solo perdere ... perdere tantissime vite, e non mi sembra una cosa da poco. secondo me la guerra non sarà mai il mezzo con il quale si può dire cosa è giusto e cosa non lo è, perchè la guerra segue solo la legge del più forte. chi si dimostra più forte sconfigge l'avversario. e finchè le controversie mondiali saranno regolate dalle guerre e quindi dalla legge del più forte non si può credere di vivere in un mondo giusto e democratico. e il buon esempio dovrebbe essere dato innanzitutto da quella parte del mondo che si ritiene "avanzata" e "democratica".

Da Cecco @ mercoledì 17 dicembre 2003 0.00
Un articolo che potrei anche condividere in alcuni suoi punti (ad esempio per quanto riguarda la posizione contro la pena di morte per Saddam e il mancato ritrovamento di armi di sterminio di massa) mi riesce invece sgradito per una certa faciloneria. Elenco 3 punti per farmi capire. 1) Assolutamente fuori luogo la sparata sul "fine che giustifica i mezzi" per ben 2 ragioni: non lo disse D'Annunzio, ma Machiavelli (400 anni prima) e soprattutto D'Annunzio non fu poeta del fascismo, o almeno non lo fu più di Ungaretti o di molti intellettuali di quel periodo. Sarebbe riduttiva questa visione di uno scrittore grande, anche se dai contenuti discutibili. 2) Orwell (che certo ammiro per certi scritti) parla di ingiustizie: e allora perchè lui se andava in giro negli anni '30 in Spagna a fianco degli anarchici a uccidere cristiani in nome della liberazione? 3) "Un massacratore di uomini è stato abbattutto da un altro massacratore di uomini": ma stiamo scherzando? Vorrei sapere quanti americani ha massacrato Bush per reprimere lotte interne agli USA. E' chiaro che la guerra ha portato dei morti per cui la tristezza e il dolore sono immensi, ma non sono paragonabili con gli insensati massacri (es. gas sui curdi) perpetrati da Saddam.

Da Andrea @ giovedì 18 dicembre 2003 0.00
In risposta al commento, puntuale e doveroso, di Cecco:<br />1)hai ragione, la frase è di Macchiavelli e non so come mi è venuto in mente tale collegamento (forse è stata usata da D'Annunzio); ciò non dà comunque merito a tale aforisma che definirei "incompleto": il fine giustifica i mezzi... ma dipende dai mezzi!<br />2)Su Orwell non sono entrato nei meriti dell'uomo ma ho utilizzato lo scrittore Orwell per dar credito alla frase, vero fulcro del concetto più che gli autori citati; al di là della sua vita, guarderei le sue opere.<br />3) Uccidere uomini, massacrare uomini, non è diverso se si tratta di tuoi compaesani o se lo giustifichi dicendo che lo fai "per la libertà e per la giustizia": è sempre sangue che cola; dall'11 settembre, la politica di Bush ha ripreso lo stile USA della guerra infinita, attaccando ovunque, seminando morti ovunque al pari di tanti dittatori; se il vero problema era "in iraq si commettono massacri" bisognerebbe chiedersi "perché si fa un massacro per fermarli?" e "perché se ci sono altre 40 guerre, decine di dittature, quotidiani massacri in tutto il mondo, proprio l'iraq necessitava un intervento?".<br />Sono d'accordissimo con te e con Bush sul fatto che Saddam era un dittatore sanguinario e andava (per usare lo stesso termine dell'articolo) "dimissionato" ma non credo andasse fatto così, con una scusa falsa, in barba alle decisioni dell'ONU, con un metodo vecchio e barbaro quale la guerra.

Da Monto @ lunedì 22 dicembre 2003 0.00
Un solo appunto all'ultimo commento di Andrea: è ben diverso "uccidere uomini" quando questi sono compatrioti o quando sono nemici dei propri cittadini. Nel primo caso il capo dello stato compie un atto gravissimo verso tutta la Patria e verso i cittadini che lo hanno eletto (sempre nel caso ovviamente che qualcuno lo abbia eletto) perché dimostra di comportarsi solo per un proprio egoismo personale. Se un capo di stato invece uccide foss'anche migliaia di persone durante un'azione militare per difendere i propri cittadini, sarà anche un sanguinario, ma almeno dimostra attaccamento verso il proprio Paese. Quanto ai "massacri": non lasciamoci infinocchiare! I soldati americani non sono gente che va sparando sui civili solo per il gusto del "sangue che cola". I morti civili in questa guerra sono stati infinitamente inferiori ai soldati caduti, di entrambe le parti. La differenza fra guerra e terrorismo è che i soldati mirano ad altri soldati per avere vantaggi militari, i terroristi mirano ad uccidere quanta più gente possono.

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