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mercoledì 22 ottobre 2003
La riforma pensioni e l'immotivata protesta
Da Andrea @ 0.00 :: 224 Visite :: 3 Commenti :: :: Politica
 

La piazza è pronta ad accogliere la gente ma non ci troverà idee.

Immagine: I segretari dei principali sindacati italiani, uniti per scendere in piazza (From www.centomovimenti.it)




Arrivando a casa quella sera verso le 20:30, decidevo "accompagnare" la mia cena con l'informazione dettata dall'unico telegiornale disponibile a quell'ora, seppur poco amato. Il mio disprezzo salì nell'accendere la tv e vedere, a pasto appena iniziato, la faccia di Berlusconi: non essendo a conoscenza di alcun motivo che potesse giustificare un discorso alla nazione, presi carta e penna per appuntarne i contenuti, ponendo subito come titolo "cazzxxx del giorno", pronto a sentire l'ennesima gaffe, l'ennesima cattiva uscita del premier.

Oggi ci prepariamo ad assistere all'ennesimo ingiustificato sciopero generale, indetto da quelli che dovrebbero essere sindacati DEI LAVORATORI e che invece sono l'espressione della più rozza ed estremista politica di sinistra presente oggi in Italia. In assenza di controproposte, in assenza di idee, le tre menti vuote che dovrebbero difendere i diritti dei salariati giocano l'insulsa carta del "muro contro muro" con uno schieramento esclusivamente politico, povero di contenuti come è tipico della sinistra italiana.

Torniamo a quella sera quindi al vero contenzioso: la riforma delle pensioni. Berlusconi spiega l'evoluzione della nostra società, destinata ad invecchiare a causa di una maggiore longevità e una minore natività. Spiega come in Italia non esiste un sistema pensionistico a capitalizzazione (a quando questo?) ma è chi lavora a pagare le pensioni degli anziani. Non essendo a capo di un regime simile ad alcuni nostri scheletri, come qualcuno a volte vocifera, anziché ordinare lo sterminio degli ultra sessantenni conclude dicendo che il sistema è vecchio e deve essere riformato per non arrivare al ko sociale entro il 2030. Descrive una riforma che non tocca i diritti acquisiti, che sposta l'età pensionabile (abolendo di fatto le pensioni di anzianità) incentivando chi la vuole già applicare da oggi, permettendo (attraverso disincentivi) di continuare come oggi anche dopo il 2008. Perché se lo fanno in Francia, Germania, Austria va bene (anche governi di sinistra!) ma in Italia toccare le pensioni è un dramma? Berlusconi ha ragione su una cosa: "tutti riconoscono il problema, noi abbiamo il coraggio di affrontarlo".

Ho già affrontato il problema esprimendo la mia idea nell'articolo "L'innominabile riforma pensioni", idea ben più rivoluzionaria di quella attuata. Ma questo è un passo; per giunta obbligato. I conti sono quelli, non mettiamoci le fette di salame davanti agli occhi per non vederli. Ha ragione chi dice che il vero problema delle pensioni in Italia sta nelle pensioni di invalidità, con una certa zona d'Italia che ben sfrutta conoscenze, contraffazione e recitazione per accaparrarsele continuando nel fannullismo caratteristico. Questa non è una valida ragione per evitare di affrontare il problema e andare allo sfascio. Siamo tutti d'accordo sull'idea che uno stato ideale, con delle tasse ideali, pensioni ideali, etc., sarebbe l'ideale, ma non esiste o comunque non è applicabile dall'oggi al domani con un tocco di bacchetta magica. Accogliamo i passi, piccoli o grandi che si vogliano vedere, verso un sistema migliore. Prendiamo coscienza delle situazioni senza fare difese partitiche di sorte, senza attaccare tanto per attaccare, scendendo in piazza e gridando allo sventolar delle bandiere rosse. Il dialogo, tanto chiesto dai sindacati ultimamente, avviene tra parti che confrontano delle idee: dire di "no" a tutto non è un'idea, è politica becera. Se si vuole il confronto tra governo e parti sociali, è giusto chiedersi cosa vogliono (alias: cosa propongono) le parti sociali, dato che ad oggi l'unica proposta è quella di perdere inutilmente un giorno lavorativo, in difesa di un'idea inesistente, per chiedere un dialogo impossibile. Beati voi che riuscite ancora a credere nel sol colore delle bandiere; io, ahimè, avrei bisogno di un perché.
Commenti
Da Cecco @ venerdì 24 ottobre 2003 0.00
Sono d'accordo in pieno con te, Andrea. Per quanto riguarda il commento di dublinia sono totalmente in disaccordo. Soprattutto su un punto: per quel che è stato detto i lavoratori che scioperano oggi (per me sbagliando, ma è un altro discorso) lo fanno per le pensioni e basta. Se fosse esatta la tua tesi dello sciopero contro la politica in generale del governo allora non sarebbe uno sciopero sindacale, ma una manifestazione dell'Ulivo. Dalle tue parole si potrebbe allora vedere come ha ragione chi ha detto a CISL e UIL di non aderire per non fare il gioco politico della sinistra che, sfruttando lei sì i lavoratori, cerca di far cassa di voti avendo (in ben 5 anni di governo) varato la sola riforma Dini (insufficiente) e avendo creato un buco assurdo nei conti pubblici nel tentativo di restare al potere. Comunque non penso ci siano problemi per Berlusconi, nonostante tutti i suoi numerosi errori e questo scipero, è espressione dell'unica forza politica che abbia qualche idea, mentre gli altri lo attaccano riservandosi sempre di fare "future proposte". E' così che ha sempre funzionato il comunismo: prima la dittatura e poi........beh, la "futura" giustizia sociale.

Da Anonymous @ venerdì 24 ottobre 2003 0.00
Detto sinceramente...oggi sono a lavoro, ma decisamente controvoglia!!! I motivi per cui non ho pututo aderire allo sciopero sono <i>altri</i> rispetto a quelli descritti da Andrea in quest'articolo. E' vero che è sempre più facile scendere in piazza e spesso vengono indetti scioperi "ingiustificati", ma non ritengo sia questo il caso! Siamo stufi delle rifome/leggi proposte dal governo Berlusconi: riforme/leggi ad hoc per il premier e i suoi amici (vedi Previti e simili) da un lato, riforme/leggi penalizzanti per i lavoratori dipendenti dall'altro! Siamo sicuri che la riforma delle pensioni sia l'unico modo per far ricircolare i soldi nelle casse dello stato?! I sindacati hanno già annunciato che dopo lo sciopero saranno disponibili a sedersi al tavolo delle trattative: "le tre confederazioni predisporranno anche una proposta di riforma da portare al tavolo della trattativa nel caso in cui il governo ritirasse la delega previdenziale: 'La nostra proposta è riformista - dice Pezzotta - quella del governo è una controriforma: l'unica novità è che taglia le pensioni di anzianità per fare cassa'" (fonte: repubblica.it). Tuttavia, confido in una forte adesione allo sciopero di oggi, uno sciopero che se magari non porterà ad alcuna soluzione, sarà sicuramente da intendersi come sintomo di una generale insoddisfazione e il governo Berlusconi non potrà rimanere indifferente. A poco servono annunci elemosinanti a reti unificate e/o altri 'mezzucci' come l'annunciata "lettera agli italiani". Gli italiani sono ben stufi e oggi lo dimostreranno nelle piazze.

Da Monto @ giovedì 6 novembre 2003 0.00
Anch'io concordo con l'autore. Mi sembra che i sindacati ( e la sinistra in genere) giochi più che altro a ostacolare i governanti senza nemmeno badare a quello che dicono. Arduamente ho cercato di capire cosa contestassero i sindacalisti, senza comunque capirci granché. Aveva ragione Giorgio: «Tutti che dicon la loro / facciamo un bel coro /di opinioni/ fino a quando il fatto non è più di moda »

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