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sabato 3 luglio 2004
Trombato Tremonti
Da Andrea @ 0.00 :: 254 Visite :: 2 Commenti :: :: Politica
 

Salta la terza poltrona dopo Ruggeri e Scajola

Immagine: Tremonti esce frustrato dalla riunione(From www.corriere.it)




Lunedì a Bruxelles si presenterà Berlusconi a prendersi il cartellino giallo perché in Italia i conti non tornano. A farli tornare avrebbe dovuto pensarci la "finanza creativa" di Giulio Tremonti, il ministro disegnatore delle linee economiche del governo ora silurato da An. Dopo tre anni di sopportazioni, con manovrine e condoni, Giulio è stato lasciato solo di fronte ad un j'accuse guidato dal vicepremier Fini. Berlusconi ha dovuto prenderne atto: non potendo rinunciare all'appoggio di An da chiesto le dimissioni del ministro che esce sbattendo la porta.

Il Dpef che ha fatto saltare il superministro è solo l'ultima delle manovre così-così proposte da Tremonti. Con una manovra di tagli per 5/5,5 miliardi che colpiva soprattutto il Sud (1,8 mld.), si cercava di rientrare nei parametri per poter mettere in gioco la rinomata riforma fiscale che sarebbe costata 1 punto di PIL (12/13 mld.): no tax area fino a 7.800 euro, 23% fino a 33mila euro e 33% oltre. In aggiunta, però, un "contributo etico" del 4% sopra gli 80mila e di un ulteriore 6% sopra il milione di euro (fascia che quindi tornerebbe al 43%). Tre anni fa debuttò denunciando il buco lasciato dalla sinistra (30mila mld. di lire) e attuando subito la manovra come da programma dei primi 100 giorni: cancella le tasse di successione, introduce la legge obiettivo per le grandi opere e ripropone una versione bis della "Legge Tremonti" per detassare gli utili reinvestiti. Ma l'economia, già in discesa, viene affondata dall'11 settembre e i conti pubblici entrano in crisi. Partono la serie di condoni e vendite degli edifici pubblici che salvano l'Italia dallo sforamento dei parametri europei. Ma le manovre una tantum proseguono e Tremonti viene bacchettato anche dal commissario europeo agli affari economici Pedro Solbes, dalla Bce e dal Fondo Monetario. E' sempre più solo Tremonti quando anche Fazio gli gira le spalle e lui non fa altro che contrattaccare l'Europa (l'euro di carta; la scarsa difesa dalla Cina) e la Banca d'Italia (per i crak Cirio e Parmalat). Udc e, soprattutto, An non ci stanno più: vogliono rivedere l'economia, vogliono che ad essere favoriti siano i ceti medio-bassi. L'out-out posto da Fini costringe Berlusconi alla scelta e Tremonti alla resa.

Chissà se Monti accetterà di subentrare o se la Moratti lascerà l'Istruzione per questo ministero. Chissà se qualcuno cercherà comunque di attuare la riforma fiscale delle due aliquote promessa in campagna elettorale. Chissà se dopo il primato di durata e, ora, anche di ministri dimissionari, questo governo farà altri record. Chissà se qualcuno si è accorto che nella riunione la Lega è riuscita a strappare l'ok per l'attuazione della riforma federale nei tempi previsti. Chissà se questo ghigliottinaggio che si attendeva da tempo, Fini & c. se lo sono giocati al momento giusto. Certo è che adesso che gli equilibri nella coalizione sembrano essersi ristabiliti, è doveroso attuare le riforme promesse evitando di perdere ulteriore tempo in chiacchiere, litigi e scambi di poltrone.
Commenti
Da Cecco @ sabato 3 luglio 2004 0.00
Un articolo preciso e chiaro sulla situazione. Vorrei aggiungere che: 1) nonostante la crisi economica, l'Italia, con Tremonti all'economia, non ha sfondato il rapporto deficit-pil al 3%, cosa fatta da Germania e Francia 2) se avverrà, l'Italia si prenderà un early warning dalla Commissione Europea guidata dal capo dell'opposizione italiana; 3) nel 2003 si è registrata una crescita minima dello 0.3%, ma superiore a Francia e Germania (media Ue 0.4%); 4) la disoccupazione è scesa, nell'ultimo anno, al di sotto dei livelli degli altri due colossi continetali 5) i dati economici dei primi mesi 2004 (escluso gennaio) sono i migliori da 10 anni a questa parte 6) Non dimentichiamo inoltre che la no tax area è già stata istituita con la prima tranche della riforma fiscale (l'unica finora attuata) e che sono state innalzate le pensioni minime. Penso che non troveremo, soprattutto in An, un economista capace quale è stato Giulio Tremonti. Aggiunta del 9/07/04: all'alba si è infranto il sogno del centro sinistra con Moody's che ha smentito S&P. Se An e Udc lasciano fare, il governo potrebbe addirittura risanare i conti disastrosi che ha ereditato (buco elettorale targato Ulivo 2001), certo che senza Tremonti è tutto più difficile.

Da Filippo @ giovedì 8 luglio 2004 0.00
Apprezzo la chiarezza dell'articolo, molto meno (e me ne dispiaccio) il debole commento. La sfortuna perseguita sempre chi gioca a nascondino con la verità. E questo giochetto sta costando carissimo all'Italia, al suo Governo, ai suoi tardivi e spenti laudatores. I fatti, diceva San Tommaso, i fatti sono reali e quindi non possono essere falsificati. A tre girni dal dmissionamento del "nostro asso nella manica", il Tremonti superstar, il "buon ministro Padano", l'Italia si prende un declassamento da parte dell'agenzia di rating più importante nel mondo (che siano anche loro comunisti?) Standard&Poor's. Che cosa significa? Semplice, che al di là della propaganda, caro amico Francesco, i fatti confermano una cosa: non si possono addomesticare i conti, rimandare i pagamenti, fingere una ricchezza che non c'è. Il governo italiano ha rimandato continuamente il pagamento dei costi del sistema paese: con le cartolarizzazioni, con gli anticipi di cassa, rimandando scadenze di anno in anno, attraverso le entrate una tantum. Ora, il gioco sembra al termine. Come scrive l'agenzia che ci giudica: "le opzioni disponibili sono finite". Addirittura, alcuni economisti hanno fatto il conto di quanto ci costerà questa allegra finanza: circa 45 miliardi di euro; l'equivalente della manovra anti crisi del governo Amato nel 1992. Allora la manovra fu di oltre 90 mila miliardi. Ecco, resta da domandarsi chi e come risolverà questo problemino della democrazia italiana. Potrà farlo il monarca in disgrazia di Arcore? Lo farà la Lega, priva ormai di orientamento? Possono farlo i nostalgici della Cassa del mezzogiorno che albergano in AN e UDC? Ho come la sensazione che torneremo a rivolgerci alla Banca d'Italia, come nel 1993. Alla Confindustria. Alla finanza cattolica (leggi Prodi, Bazoli, e così via). E quindi ai tanto vituperati "cattocomunisti". E Berlusconi torni a fare il presidente del Milan...

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