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venerdì 15 aprile 2005
Vi ho cercati e siete venuti da me
Da Laura @ 0.00 :: 227 Visite :: 0 Commenti :: :: Altre categorie
 

Immagine: canti e preghiere a san Pietro(From www.excite.it/news/foto/vegliasanpietro/1)




E’ la sera del giovedì 31 marzo 2005, sono in casa e sento la notizia in televisione: il Papa sta male. Ho avvertito subito dentro di me l’esigenza di fare qualcosa per lui. Volevo andare a trovarlo, ma come? Quando?… E il lavoro? La scuola?… Mi son detto, voglio almeno pregare per lui. Un giro al volo di telefonate e poco tempo dopo eravamo all’oratorio con altri giovani a pregare insieme con il rosario. Il Papa stava molto male, era forse al capolinea della sua vita su questa terra.
La mattina dopo sento in televisione le parole pronunciate dal Papa, quando ha sentito che in piazza vi erano numerosi giovani che pregavano per lui sotto le sue finestre: “Vi ho cercati e siete venuti da me e io vi ringrazio”. L’ultimo dei suoi pensieri è stato proprio per noi giovani.

All’udire queste parole, subito, un groppo in gola. Mi sono detto: il Papa mi sta chiamando devo andare da lui. Prendo in mano il telefono e chiamo il mio amico Lorenzo, compagno di Università, e gli dico:
“Hai sentito del Papa?”,
“Sì, ti stavo chiamando anch’io, partiamo subito!”
Il Papa la sera del sabato 2 aprile muore. Un forte brivido, molte lacrime e una sottile ma profonda speranza: questo è tutto ciò che ricordo. Io e Lorenzo siamo partiti alla volta di Roma domenica dopo pranzo, volevamo dargli l’ultimo saluto.
Quanta gente avremmo visto?, dove avremmo alloggiato?, quanto avremmo speso?, quanto saremmo stati giù?… tutto ciò non importava, una cosa era chiara: il nostro caro Papa, sincero amico e padre dei giovani era morto.
Di continuo tornavano alla mente le volte in cui l’avevamo visto: GMG, udienze… Nostro desiderio era andare, lui ci stava chiamando… al resto ci avrebbe pensato lui stesso… e così fu.

La strada era sgombra e con la nostra macchina arriviamo a Roma in serata.
Volevamo andare a dormire al Circo Massimo o allo stadio con la nostra tenda, ma sbagliamo strada e finiamo in centro Roma.
Arriviamo davanti alla via Conciliazione di fronte a San Pietro, l’impatto fu emozionante: eravamo a Roma! Chiediamo a dei volontari dove poter parcheggiare e dormire… la risposta era scontata, con tutta quella gente…
Intenzionati a dirigerci fuori Roma, riprendiamo la marcia, ma dopo pochi passi vediamo un minimo posticino in una stradina collegata a via Conciliazione, io e Lorenzo ci guardiamo e senza esitazione ci fermiamo e parcheggiamo.
Con grande sorpresa avevamo trovato posto in San Pietro a 200 m dalla basilica: Giovanni Paolo dall’alto ci vegliava. Saremmo stati lì per due giorni, dormendo in macchina, sui “comodissimi” sedili della Punto Sole, e appena scesi dalla macchina eravamo già in Vaticano.

La mattina dopo, sveglia all’alba, era Lunedì, il giorno in cui avrebbero dalla sera stessa, reso disponibili le spoglie mortali del Papa per un saluto da parte nostra e di altre migliaia di persone che man mano giungevano a Roma.
Io e Lorenzo andiamo prima di tutto in basilica e senza neanche averlo programmato, ascoltiamo una splendida Messa cantata nella cappella del Santissimo Sacramento. Era il nostro modo quello per onorare il Papa e per offrire il primo posto della nostra giornata a Dio. Tutto stava proseguendo come se facilitato, nei tempi e nei modi, dall’alto e ciò infondeva in noi sempre più la convinzione di un Dio che ci ama e non ci abbandona mai.
Era ciò che il Papa diceva sempre ai giovani: “NON ABBIATE PAURA, CORAGGIO!” La vita è meravigliosa e Dio provvede a noi in ogni cosa.
Se vogliamo essere felici dobbiamo vincere le nostre paure: del futuro, degli altri… solo così si può creare una società dell’amore.
E noi a Roma stavamo vivendo proprio questo: che stare con le persone, anche quelle che non conosci, amandosi senza paura, è la VITA VERA. Dopo la Messa, la colazione e da lì in poi in piazza San Pietro fino a sera.
Io avevo portato la chitarra e, quale “improvvisato” cantante, ho cominciato subito a suonare e cantare canti religiosi. Anche se non conoscevamo nessuno, di lì a poco saremmo stati immersi in una folla di giovani e meno giovani che al ritmo della nostra chitarra, di un bongo e di altri strumenti cantavano e ballavano insieme.
Tutto ciò era meraviglioso, eravamo tutti lì per il Papa. Certo era morto, eppure noi tutti sapevamo che era vivo e ci ascoltava, era lui stesso a volere quella festa per lui. In cielo infatti si fa festa, c’è gioia. Questo era quello che si respirava in piazza.
I cori per lui erano continui, tanto che dalle finestre del Vaticano si affacciavano prelati richiamati dalle nostre urla.

A mezzogiorno stop dei cori e tutti insieme un rosario per il Papa.
Il pomeriggio come la mattina.
Molte erano le televisioni che ci riprendevano mentre cantavamo, e che ci chiedevano il perché del nostro essere lì.
Ma era chiaro il perché: quando muore qualcuno che ti ha voluto bene, che ti ha incoraggiato come un padre e a cui tu vuoi bene non puoi stare fermo, devi andare da lui!.
In piazza abbiamo conosciuto molte persone di varie regioni d’Italia, dalla Polonia, dall’India… Non ci conoscevamo, eppure il Papa ci rendeva comuni e questo bastava per far festa! Verso sera poi la cerimonia di traslazione della salma nella basilica.
In seguito, tutti in coda per l’ultimo commovente e insieme ricco di speranza, saluto al Papa. Lui infatti non ci abbandonava, lo sentivamo nel cuore. La coda era ancora di 2 ore, poco tempo dopo sarebbe diventata interminabile…

La mattina del martedì partiamo e ritorniamo a casa.
Avevamo vissuto un pellegrinaggio, non un semplice viaggio: un momento intenso per rafforzare la nostra fede e per condividere con altri le nostre emozioni.
Numerosi sono stati i momenti per ricordare, in preghiera, tutte le persone che portavamo nel cuore e che a noi avevano chiesto un affidamento particolare al Papa.
Questi momenti sono stati importanti. Infatti si faceva strada dentro di noi la convinzione di essere venuti a Roma per portare tutti al Papa. Il Papa ci stava proprio chiamando. E voleva tutti accanto a sé.
Ora si trova con Gesù e mi piace pensare così il loro primo incontro: Gesù deve averlo senz’altro baciato e abbracciato e subito dopo, scorgendo nel cuore il desiderio del Papa, avergli chiesto: “Cosa vuoi che io faccia?”
“Che i miei giovani siano felici! Che abbiano il coraggio di vivere la vita, senza paura, pienamente uomini e pienamente Tuoi”.
Gesù concederà molte grazie a chiunque le chiederà in nome di Giovanni Paolo, perché così renderà gloria al nostro caro Papà.
Osiamo dunque pregarlo. È lui infatti ad avercelo confermato:
“Vi ho cercato e siete venuti da me e io vi ringrazio!”
E quel vi ringrazio suona sempre più come un “vi ringrazierò”.
Infatti ora lui è con il Padre celeste e da lassù può fare molto!
E il nostro piccolo viaggio è stato così ricco da poter confermare in pieno come lui ci abbia già ringraziato. Ci ha portati da Gesù... Ohh come si sta bene! GRAZIE KAROL!
GLORIA A DIO E ONORI AL NOSTRO CARO PADRE GIOVANNI PAOLO II.

Marco
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