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mercoledì 2 giugno 2004
Il ruolo sociale dell'uomo
Da Andrea @ 0.00 :: 227 Visite :: 0 Commenti :: :: Cultura e Societa
 

Il terzo pilastro della società: la fratellanza.

Immagine: Cos'è un aiuto concreto(From www.comune.modena.it)




Perché un'azione sociale si basa anche su gesti concreti quali quelli messi in atto dalle associazioni di volontariato? Come interviene il volontario in una società? Il discorso deve partire dal comprendere la società. La società si basa su due pilastri fondamentali: l'efficienza e l'equità. L'efficienza, la mancanza di sprechi, è data dal mercato: lo pseudo-liberismo in cui vive la società occidentale garantisce, o cerca di garantire, proprio questo; il libero mercato automaticamente ricerca l'efficienza nelle proprie azioni. L'equità, invece, non può essere data dal libero mercato: qui interviene lo Stato che cerca di redistribuire la ricchezza tra chi prende parte al processo produttivo; la Storia insegna che una forbice sociale troppo elevata porta alla rivoluzione: per evitare questo, lo Stato dovrebbe intervenire cercando di garantire a tutti il minimo indispensabile alla sopravvivenza e cercando di attenuare il divario tra "ricchi" che con il lavoro si fanno sempre più ricchi e "poveri" il cui lavoro non consente di rimanere al passo con la crescita della società.

Importante a questo punto è l'inserimento del terzo pilastro, quello di cui la società ha bisogno ma che nessun governo può dare: la fratellanza. Non si parla di solidarietà, non si parla di rendere eguali coloro i quali sono diversi: si parla di consentire agli eguali di essere diversi, permettendo a tutti di esprimere la propria identità. L'esempio in merito, che riporto come mi è stato proposto, è preciso: Cuba. Cuba è uno stato solidale, non c'è dubbio: trattamenti economici simili, scuola e sanità per tutti, etc.; ma non è fraterna: provi un cubano ad essere diverso dagli altri cubani, a pensarla diversamente!
E' la fraternità la specificità del volontariato: essa non consente, come la solidarietà, di rimanere anonimi ma coinvolge direttamente le persone. La solidarietà è un affare per le istituzioni che, proprio nell'obbiettivo dell'equità, hanno ben più margini di manovra e di miglioramento. La fraternità, invece, è forzatamente diretta: se è vero che c'è più gioia a dare che a ricevere, è importante donare ma più importante è donare affinché chi riceve possa a sua volta donare. Non si parla di economia, non è forzatamente materiale il dono: conta il significato che si dà al gesto di donare, conta come si dona. Essere filantropici serve ai ricchi per lavarsi la coscienza, non è materia per chi vuole veramente essere fratello di chi ha bisogno, per chi vuole veramente renderlo felice.

La felicità, diceva Aristotele, è lo scopo della vita: non vi si può rinunciare, si potrà semmai rinunciare all'utilità. L'utilità è delle cose, dei beni; la felicità, invece, è data dal rapporto interpersonale, ottenibile esclusivamente tramite un'azione diretta, attraverso il contatto con le persone, attraverso un'azione di fratellanza ottenibile con gesti concreti; non esiste felicità di Stato ["Fu San Benedetto a salvare l'Europa", Cecco, 06/10/2003], non è il libero mercato a donarla. E' l'azione sociale di uomini che decidono di operare concretamente, senza interesse o tornaconto personale, con azioni volontarie di fratellanza.

P.S.: ringrazio il prof. Zamagni dal cui intervento del 14 Maggio a Viareggio ho tratto spunto per la stesura delle mie idee in questo articolo.
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