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lunedì 16 settembre 2002
We have a dream
Da Andrea @ 0.00 :: 665 Visite :: 0 Commenti :: :: Generale
 

Rinasce il sito mentre sullo sfondo è scenario di guerra

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Lomazzo - Era il 16 settembre 2001 quando su queste pagine partiva il monito ad una guerra contro il terrorismo. Dopo un anno dalla nascita, dopo oltre nove mesi in cui è stato chiuso, masce.com riapre in una situazione simile ad allora: dopo quello talebano, ora ci prepariamo ad assistere al rovesciamento del governo di Bagdad, con gli Stati Uniti che decidono di giudicare e giustiziare un altro stato medio-orientale. In un anno abbiamo parlato di tante cose, paiono essere cambiate tante cose. Nulla di più falso. Come allora, viviamo sull'orlo di un baratro, su un filo di lana traballante, in un costante continuo equilibrio instabile. La minaccia reale al nostro equilibrio possono anche mascherarla dietro la faccia del terrorismo, un male oscuro da combattere, ma non possono nascondercela: la vera minaccia è il collasso del sistema. Si fa fatica a distinguere quando chi ti da l'informazione è anche chi ha l'industria, fa politica e muove l'economia; fatichi a pulire quell'informazione e ti chiedi che razza di libertà di stampa è questa. Masce.com rinasce con lo spirito di allora, ancora più spinto dalla realtà odierna: 'Articolo 21' è il nuovo nome di un sito che ha nella libertà di espressione il capo saldo, ben lontano dalle realtà di tv e giornali famosi. Perché da qualche parte si possa dire che la guerra all'Iraq è una questione economica, che si chiama petrolio e muove una gran fetta di economia. Ma dire anche che chi siede alla Whitehouse dovrebbe smetterla di parlare solo di guerra e degnarsi di dare uno sguardo ai problemi del mondo. Non possiamo andare avanti a far crollare banche sudamericane, uccidere bambini africani, rendere impossibile la vita alle generazioni future solo perché l'economia chiede sempre più di muoversi in una direzione. E' ora che muoia anche questa mentalità e si guardi di più alle realtà di questo mondo, ai tanti pericoli che incombono. Cominciando proprio dall'evitare continuamente di infastidire una popolazione opposta alla nostra, storicamente sfruttata e attualmente arretrata. Il signor Bush fa bene a impegnarsi per la pace nel mondo, ma lo faccia a trecentosessanta gradi, estirpando la menomata idea che il mondo sia un grande Risiko in cui la guerra è l'unica soluzione ad una necessità. Guardando chi ci circonda rendiamoci conto che non stiamo parlando di tanti puntini di un grafico economico o industriale ma di esseri umani; nel fare la nostra prossima scelta non crediamo che esistano solo gli affari e il lavoro da considerare. L'amore ha sempre guidato grandi uomini e grandi popoli nella vita come in rivoluzioni. Possiamo essere gli artefici di una grande rivoluzione pacifica: dobbiamo convincerci che i mali di questo sistema vanno affrontati, combattuti, estirpati senza per questo dover ricorrere alle armi. Mentre osserveremo gli Stati Uniti schiacciare il nemico irakeno, non dovremo dimenticarci che i civili che vedremo massacrati in quelle zone non saranno poi tanto diversi da quelli rimasti sotto le macerie delle due torri. Ponendoci l'interrogativo di chi sono i veri terroristi, guardando l'ennesima guerra con un occhio diverso, ovvero cercando di vedere anche noi stessi dal loro punto di vista. Forse un conflitto si può evitare se ne eliminiamo le cause scatenanti alla base, forse la stessa cosa vale per un popolo senza sufficienti risorse, per zone in cui la natura viene massacrata; forse basta solo capire i problemi, cercarne le cause, analizzarli. Forse basta solo buona volontà, forse non servono le armi. Forse. O forse no. Forse sto solo sognando. Il sogno di un mondo migliore.
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