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sabato 26 ottobre 2002
Si Global, no war
Da Andrea @ 0.00 :: 313 Visite :: 0 Commenti :: :: Generale
 

Solo con la Global Governace si può pensare ad un futuro. Senza guerra.

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Ci siamo rilanciati in questa avventura, un sito di informazione, con un sogno (“We have a dream”), il “sogno di un mondo migliore” dicevamo. In quell’articolo si accennava ad un problema vasto ed al contempo catastrofico: il collasso del sistema mondo. Esistono fondate teorie socio-economiche per le quali è più che ragionavole che ciò possa avvenire. Addirittura le recenti tensioni internazionali ne accelerano l’esplosione: benvengano gli annunci della Fallaci che invita l’Occidente a svegliarsi perché siamo noi quelli che dell’indifferenza stiamo facendo un capo saldo, fregandocene di ogni problema che non ci coinvolga in prima persona. Bugiardi e ipocriti, questo siamo. I problemi internazionali sono anche nostri e per capirlo non ci vogliono due torri che crollano o centinaia di ostaggi in mano ai ceceni. Siamo direttamente coinvolti e ce ne freghiamo, viviamo nella continua incertezza e nella pesante preoccupazione ma non ci ribelliamo. Siamo solo capaci di parlare dopo: dopo l’undici settembre, dopo il blitz dei russi nel teatro, dopo ogni avvenimento catastrofico per essere bravi a dire cosa bisognava fare, come bisognava comportarsi e, soprattutto, che poteva essere evitato. Nulla di più falso. Nulla si può evitare con il senno di poi.

Dobbiamo renderci conto del rischio forte e imminente di un terzo conflitto mondiale. Prossimamente ci sarà modo di spiegare cause e concause che possono portare a questa tragedia. Ora ragioniamo per evitarlo. Perché se esso avviene sarà l’ultimo, perché non potrà esserci superstite dallo scontro fra colossi dotati di bombe atomiche, pronti a tutto pur di vincere, pronti anche a premere quel pulsante di fronte ad una sconfitta inevitabile perché se muore Sansone... . Come evitare ciò? Non è facile, non è neanche impossibile. Quando io stesso scrissi l’articolo di riapertura non avevo in mente alcuna soluzione. L’obbiettivo è di affievolire le tensioni sociali e le differenze economiche, cancellare i disastri ambientali, cancellare le guerre. Ed è proprio da questo punto che bisogna partire. Perché é ora di finirla che nel terzo millennio esistano ancora guerre di confine, guerre di indipendenza. E’ ora di smettere la produzione di armi, sepellire definitivamente l’industria bellica. Perché non possiamo sopportare guerre nate dall’esigenza di consumare armi, non possiamo sopportare che dei capi di stato non siano capaci di prendere degli accordi ad un tavolo. L’unica differenza tra stabilire un confine con una trattiva o stabilirlo con una guerra è lo spreco, di materiale bellico utilizzato, di infrastrutture distrutte, di vite umane perse. Non vi è motivo, tra persone dotate di intelletto, per accantonare la via della trattativa pacifica. L’era delle guerre napoleoniche è finita, oggi si sa già chi vince un conflitto quindi è solo uno spreco. Ma cancellare le guerre si può ottenere solo raggiungendo un equilibrio socio-economico democratico. E’ ora che un’organizzazione raccolga per davvero tutti gli stati del mondo e faccia diventare l’attuale liberismo internazionale in un liberismo controllato. Perché i danni causati dal comunismo li abbiamo visti, quelli del liberismo li stiamo vivendo.

L’altro giorno ascoltavo una famosa radio di informazione dove un esperto diceva che “bisognerebbe costringere la Cina a pagare di più i propri operai”. Ma stiamo scherzando? La risoluzione al proplema dell’emigrazione delle multinazionali nei paesi dove la manodopera costa meno sarebbe questa? La soluzione credo che sia nell’abbattimento delle multinazionale: si global, ma global goverance. Mercato globale controllato, oppure lo sfracello. Percui ogni stato quantità e qualità sia della produzione sia dei bisogni al suo interno. Questa organizzazione dovrebbe far convogliare esuberi ed esigenze di ogni stato ed imporre che chi produce una merce non può comprarlo all’estero così come chi ha manodopera locale non può creare disoccupati nel suo stato per far lavorare chi costa meno. Chi ha visto il film “A beautiful mind” ricorda quando John Nash correggeva la definizione di Adam Smith dicendo che “il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per se e per il gruppo”. Ancora migliorabile se si afferma che “il miglior risultato si ottiene quando ogni componente fa ciò che è meglio per il gruppo e per se”. Il liberismo globale permette agli stati più forti di migliorare la propria macchina economica ma indebolisce il sistema mondo. Le multinazionali che cercano la manodopera laddove costa meno fanno il proprio interesse ma vanno contro quello dell’intero mondo. Il loro prodotto costerà meno ma avremmo creato dei disoccupati nello stato originale, sottopagato la manodopera attuale creando doppiamente delle tensioni sociali internazionali. Se poi nessuno può comprare il prodotto perchè gli operai sono pagati troppo poco che non possono permetterselo e nello stato originale sono disoccupati anche la multinazionale andrà in crisi. E’ un boomerang, un vantaggio fantasma che si rivolta contro chi lo ha causato e contro il sistema. Non inventiamo false regole come quelle che bloccavano l’importazione di determinati prodotti dal Giappone: sappiamo tutti com’è stato facile scavalcarle, tra stabilimenti in Europa e immatricolazioni in Svizzera.

Se è vero che comunismo e liberismo hanno fallito, è vero anche che spesso la verità sta nel mezzo: un liberismo controllato, una global governance capace di equilibrare gli scambi commerciali internazionali solo laddove necessitano. Per dare ad ogni cittadino del mondo il diritto di usufruire delle risorse naturali della terra e di ciò che da esse si può derivare e nel contempo garantire pace, stabilità economica e lavoro, senza sfruttare i popoli arretrati, senza risolvere le diatribe con metodi vecchi quanto l’umanità, senza sconvolgere le realtà locali. Solo così si potranno cancellare le guerre, solo così si potrà davvero fare norme che riducano l’impatto ambientale. Prossimamente tornerò sull’argomento e specificherò meglio le cause del possibile conflitto e i benefici di questa soluzione. Intanto riflettiamo su una soluzione che pare essere utopica ma che seppur dotata di un briciolo di follia si basa su fatti e non sul fumo. Beccaria parlava di “uomini indipendenti ed isolati (che) si unirono... stanchi di vivere in un continuo stato di guerra e di godere di una libertà resa inutile dall’incertezza di conservarla”: era la nascita della società. E’ ora di continuare questo grande e bellissimo progetto lasciatoci in eredità dai nostri avi e porre le basi per la continuazione della vita sulla terra. Si alla globalizzazione, ma governata, no alle guerre: pensiamoci ora perché le conseguenze che potrebbero scaturire dal non farlo non ci permetteranno di pensarci dopo. Cancelliamo l’abitudine di parlarne con il senno di poi, perché il poi, in questo caso, potrebbe non esserci.

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