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domenica 28 ottobre 2007
Tra la Vita e la Morte: una sottile linea di confine
Da Andrea @ 15.52 :: 765 Visite :: 2 Commenti :: :: Cultura e Societa
 
Capita a tutti, un giorno capiterà anche a noi, di varcare la linea di confine che separa la vita dalla morte. "Salve, sono la Morte" probabilmente non lo udirà nessuno ma spesso ci si auspica che la sua venuta sia rapida, indolore e, perché no, magari anche senza esserne coscienti. Purtroppo, sappiamo, la vita non è sempre fatta solo di rose e fiori e quello che ci riserva questo passaggio non è sempre così facile. Davanti a situazioni difficili nelle quali sul confine si può stare anche parecchi anni, magari soffrendo e magari rendendosi perfettamente conto della situazione, l'uomo si è sempre interrogato sul corretto comportamento morale da adottare, dal punto di vista religioso, medico e giuridico. Fin dagli albori del dibattito, tralasciando posizioni più di nicchia, ci si è sostanzialmente divisi tra chi è favorevole ad aiutare questo passaggio in determinate condizioni e chi è contrario a causare, direttamente o indirettamente, la morte altrui a prescindere dal contesto.
 
CONTRARI. "Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio": la medicina approccia l'argomento fin dal Giuramento di Ippocrate, siamo nel 420 a.C., e il dibattito è al suo inizio. Nel Vangelo non troviamo espliciti riferimenti all'argomento ma la Chiesa Cattolica ha sempre sostenuto una posizione di netto diniego per qualsiasi forma di eutanasia. Pur nell'appello a non confondersi con l'accanimento terapeutico, per il quale ritiene lecito, in caso di morte imminente e inevitabile, "prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita", la posizione è esplicita nell'enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II: «Anche se non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell'esistenza di chi soffre, l'eutanasia deve dirsi una falsa pietà, anzi una preoccupante "perversione" di essa: la vera "compassione", infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza.». Più recentemente, Benedetto XVI ha espresso la sua grande preoccupazione per «...il dibattito sul cosiddetto "attivo aiuto a morire".[...] C'è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perchè chiedano la morte o se la diano da sé. [...] la risposta giusta alla sofferenza alla fine della vita è un'attenzione amorevole, l'accompagnamento verso la morte, in particolare anche con l'aiuto della medicina palliativa, e non un attivo aiuto a morire».
FAVOREVOLI. Non tutte le religioni, però sono contrarie, con dei distinguo anche tra i cristiani. Anche contro religioni e leggi, l'eutanasia si è sempre praticata e l'opinione più diffusa, specie in medicina, è quella favorevole. «Il progresso della medicina, che ha reso possibile il prolungamento della vita anche in condizioni per molti non accettabili, e il fenomeno dell’eutanasia clandestina [...] impongono con urgenza il tema all’attenzione generale» per questo l’Associazione Luca Coscioni chiede «che si possa aprire un dibattito pubblico nel quale domandarsi se debba considerarsi vita, e in quanto tale intangibile, quella di chi patisce sofferenze intollerabili, ovvero se l’eutanasia, praticata in un contesto di regole precise, costituisca piuttosto un’espressione di libertà e di dignità dell’individuo». Già il filosofo inglese Bacon invitava i medici a non abbandonare i malati inguaribili, e ad aiutarli a soffrire il meno possibile, pur non esplicitando il concetto di "dare la morte". Oltre ai principi di libertà di scelta e di incomprensione di fronte a dolori e sofferenze inutili, a favore dell'eutanasia si schierano anche pensieri utilitaristici, di fronte ad un onere finanziario e uno spreco di risorse mediche che, poste a favore di non può più essere salvato, vengono tolte da chi potrebbe esserlo.
CASI. Dopo la morte di Terri Schiavo, il Comitato nazionale della bioetica ha descritto l'alimentazione e idratazione con sondino come non assimilabili al caso di accanimento terapeutico, distinguendo così la somministrazione di medicinali dalla somministrazione di cibo. Ma più dibattuta è la tematica legata alle dichiarazioni anticipate di trattamento, sul quale nel 2003 il CNB si è pronunciato considerandone obbligatoria l'applicazione. Può, però, la volontà espressa da una persona lucida e in salute essere certamente applicabile quando questa è sul confine con la morte? Eluana Engardo, in coma dal 1992, era stata chiara nelle sue volontà. Il 16 ottobre 2007 la Cassazione ha sancito che per poter interrompere l'alimentazione, è necessario che «la condizione di stato vegetativo sia irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche recupero della coscienza» e che sia provata in maniera chiara, univoca e convincente che il paziente, prima di perdere lo stato di coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure. Ma se nell'incoscienza del malato il dubbio sussiste, l'articolo 32 della costituzione è esplicito per chi è in coscienza: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Proprio per questo Piergiorgio Welby chiese la sospensione delle cure e morì, aiutato da antidolorifici. Dal punto di vista legislativo, comunque, la regolamentazione dell'eutanasia è abbastanza diffusa nel mondo: in Europa, in forme diverse, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera la permettono; anche in Canada, in Cina e in alcuni stati degli USA è legale; in Austria e in Australia fu abolita dopo un periodo permissivo mentre l'Italia la equipara all'omicidio.
Il dibattito, in conclusione, difficilmente si pone per chi ha ancora accertate speranze di vita. Esso nasce nella condivisa e quasi totale certezza che non esista strada di ritorno e si divide principalmente su due fattori: il primo è che la persona sia tenuta in vita da medicinali, da cure, da qualcosa su cui chiedersi se è accanimento terapeutico o meno, oppure che sopravviva grazie alla somministrazione, magari forzata, di cibo, acqua, aria, ovvero di elementi fondamentali per la vita; il secondo fattore è il fatto che per attuare l'eutanasia sia necessario un intervento attivo, ossia la somministrazione di farmaci che causino la morte, piuttosto che passivo, ossia la sospensione di una cura o lo spegnimento di una macchina. Le opinioni in merito sono fortemente influenzate dalla propria morale, dalla propria religione e dalla propria concezione della vita e della morte. A seguito di un dibattito informato sul tema, la legge dovrebbe farsi carico di definire regole certe di attuazione, in considerazione della volontà collettiva e nel rispetto dei diritti di ciascuno, evitando che la deregolamentazione porti ciascuna situazione a muoversi secondo la coscienza di singoli applicata ad altri.
Personalmente, credo che il problema non si ponga poiché la Storia ci insegna che non siamo mai certi di essere al confine con la morte, poiché gli uomini accompagnati dalla speranza hanno spesso scoperto nuove strade che fino ad un attimo prima parevano inesistenti. Capita che la vita ci riservi situazioni difficili dalle quali si vorrebbe scappare, delle quali si ricerca solo la parola "fine". Ma se nella morte si trova una fine che è anche la fine della speranza, è nella vita che si possono attendere, cercare, chiedere, delle "fini alternative", che regalino la gioia di allontanarsi dal confine. E se anche la speranza si rivelerà vana, sarà comunque un’ulteriore situazione vissuta, un ulteriore momento condiviso che, seppur nell'oscurità delle difficoltà, potrà essere arricchente oltre che bello se vissuto con l'impegno di vedere quel filo di luce, con l'impegno di ricerca della felicità. Nella scelta, queste situazioni, preferisco viverle.
Commenti
Da Monto @ domenica 28 ottobre 2007 19.11
Anzitutto complimenti per le migliorie tecniche del sito! Riguardo al problema dell'eutanasia, se è resistito fino ad oggi dai tempi di Ippocrate, difficilmente il dibattito troverà mai fine. Io sono perfettamente d'accordo con le conclusioni dell'articolo, ma aggiungerei anche un'altra cosa. Nella gran maggioranza dei casi la volontà di morire non viene mai dal dolore fisico, ma da quello interiore. Ci sono persone che hanno sopportato sofferenze per noi impensabili perché sostenute dalla Fede o dall'amore per altri. Nel caso dei malati (e spesso delle loro famiglie) quello che pesa di più è l'abbandono, la solitudine, la perdita di speranza. Per fortuna, e parecchi casi lo dimostrano, è possibile aiutare concretamente queste persone dando loro un po' di vicinanza umana, un po' di calore, non abbandonare malato e famigliari nella loro tragica situazione. Allora il problema di mettere fine ad una vita "indegna" non si presenterà perché molti di quelli che hanno fatto quest'esperienza ritrovano la voglia di vivere. Quanto all'"accanimento terapeutico", purtroppo ci sono molte persone che stanno annebbiando le idee alla gente e, in perfetta malafede, confondono l'accanimento terapeutico con altre terapie di lunga durata o addirittura con la somministrazione di cibo ed acqua! E dietro la frase "staccare la spina" in verità va letto "far morire di sete e di fame una persona"! La giusta definizione di "accanimento" è quella riportata anche nell'articolo, il resto è solo fumo negli occhi. Altrimenti qualsiasi cura che non può guarire ma solo prolungare la vita del malato è "accanimento terapeutico" ma allora...per millenni la medicina non ha praticato altro che questo visto che alcune malattie sono state incurabili fino a poco tempo fa! Io spero nel ritorno di una medicina che si preoccupi sempre di più dei malati come a delle persone complete, che mantengono inalterato tutto il loro senso di esistere anche se il corpo è ormai quasi del tutto fuori uso.

Da Andrea @ giovedì 1 novembre 2007 10.24
Sottoscrivo al 100% il commento di Monto e ringrazio.

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