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sabato 5 gennaio 2008
Un 2008 d'azione
Da Andrea @ 1.30 :: 236 Visite :: 0 Commenti :: :: Politica, Cultura e Societa, Mondo, Generale
 

Salutiamo il 2007 come l’anno che ha rivoluzionato il palcoscenico politico: come nel 1992, siamo di fronte a quella che si prospetta come una nuova Repubblica. La sopravvivenza forzata del governo Prodi e il raggiungimento in quest’anno del minimo consenso popolare che un governo abbia mai avuto, sono stati la scintilla per l’esplosione del cambiamento. Ci si augura che il 2008 consolidi le neonate formazioni politiche e favorisca altri raggruppamenti: ancora più importante, però, è che si cominci a parlare di riforme. Non solo quella elettorale, che fino ad ora vede il dibattito focalizzarsi su temi proporzionalistici da Prima Repubblica (da elogiare Dario Franceschini che ha avuto il coraggio di parlare di maggioritario e presidenzialismo: che senso hanno avuto le risposte di chi, pur condividendo l’idea, la respinge in quanto “fuori tempo massimo”? Se si è d’accordo, non ci vuole poi tanto a fare una legge…). Bisogna soprattutto parlare di riforme strutturali del sistema politico italiano che permettano più poteri al governo e al suo presidente, un potere legislativo più snello (sperando di non vedere più i teatrini del senato del 2007) e un federalismo fiscale accompagnato da maggior controllo sulle regioni. Tutti punti sui quali i vari schieramenti sono d’accordo e hanno avanzato le rispettive proposte nell’ultimo decennio, ma ciascuno per sé col risultato che nessuna passasse. Non c’è stupidità politica maggiore del voler fare le stesse cose ma non farle perché ognuno le vuole a proprio nome. Così passiamo i decenni a rivedere continuamente gli stessi film mentre il mondo va avanti.

In questi giorni partono le primarie negli Stati Uniti e le guardo con un po’ d’invidia: qui continuiamo a discutere su come organizzarci mentre là da tre secoli non cambiano la costituzione e il sistema politico-elettorale è sempre lo stesso, con la politica che si concentra sui programmi e gli elettori che votano quello che ritengono migliore, prima alle primarie per scegliere il leader, poi per scegliere il presidente tra i due contendenti. Ma a proposito di estero. Il 2007 ha visto l’Iraq migliorare tantissimo fino alle ultime settimane quando, purtroppo, la violenza è tornata a farsi sentire: chissà se il 2008 sarà l’anno buono per calmare quella zona proprio mentre in altre parti del mondo Al Quaida semina instabilità. La speranza è che il Pakistan come il Kenia siano zone in cui l’anno nuovo possa riportare la pace.

Ma torniamo ai problemi di casa nostra, che non mancano mai. Tutti preoccupati di un’inflazione che torna a salire ma sto ancora aspettando un economista che spieghi dov’è il problema visto che non stiamo parlando di cifre doppie: dovrebbe essere più preoccupante un’inflazione troppo bassa perché freno dell’economia e dell’occupazione. Sono, invece, i casi particolari da sorvegliare con attenzione. Il prezzo record del barile nel 2007 e il cartello delle compagnie petrolifere hanno portato il costo dei carburanti a lievitare: il 2008 speriamo che non sia un anno di discesa ma un anno nel quale cercare e investire su energie alternative. Altro punto importante per l’economia famigliare è stato il rincaro dei mutui: il 2008 probabilmente porterà il tanto atteso ribasso con la speranza che gli economisti europei pensino maggiormente alle conseguenze indirette dei loro cambi di tassi, perché se le famiglie devono tirare la cinghia per i mutui vuol dire che non spendono e l’economia si blocca. Possiamo infine sperare che il 2008 sia l’anno nel quale si comincerà veramente a ridurre la tassazione salariale? Penso che questa sia la speranza più esile di tutte.

Anche perché questo governo, se si occuperà ancora di qualcosa, avrà altre priorità: combattere il fenomeno delle morti bianche, risolvere il problema rifiuti a Napoli, vendere Alitalia (magari evitando di dichiarare la morte di Malpensa) e, perché no, pensare di fare qualcosa per la sicurezza dei cittadini, il punto di maggior criticità nel rapporto con le istituzioni. Bisognerà anche ricordare il 2007 per la battaglia al pizzo nella speranza che nel 2008 non ci si dimenticherà di continuare una lotta che è solo cominciata.

Ma mentre salutiamo il 2007 tornando a parlare di aborto, purché non si dica “ma senza toccare la legge” (perché, così, cosa ne parliamo a fare?), la parola su cui più si sono concentrati i discorsi di fine anno è una sola: declino. Chi dice che c’è, chi che non c’è, chi che c’era e non c’è più. Probabilmente c’è in alcuni contesti. C’è nelle istituzioni, c’è nel rapporto tra i cittadini e le istituzioni, c’è leggermente nell’economia e nella produzione ma di sicuro non c’è nella gente e in ciò che la gente vuol fare e fa. Siamo l’Italia che si rimbocca le maniche, l’Italia che non perde tempo a piangersi addosso, l’Italia che ha voglia di ideare, di creare, di fare, l’Italia che non ha paura di decidere, l’Italia che produce. Certo, ci sono e ci saranno sempre fette d’Italia che non sono così. Ma è proprio per questo che il nostro agire è e deve essere più forte di prima. Il nostro movimento si riconosce in questa Italia. E non si fermerà di fronte alla sedentarietà di chi riempie i dibattiti di parole e si auto-convince che dall’indomani comincerà ad agire. L’evoluzione nasce oggi, nasce adesso. Con l’augurio che il 2008 possa essere per tutti un anno migliore del precedente ma soprattutto, vissuto alla ricerca della felicità.

 
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