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(Foto from radicali.it)
Quando su queste pagine dissi che siamo di fronte ad una svolta simile al 1992 non credevo fosse così repentina e così precisamente uguale. Come allora, la magistratura è stata guidata per abbattere una parte politica ma, come allora, probabilmente non sono state calcolate tutte le conseguenze. Ma facciamo un passo indietro e andiamo con ordine. Il macro-evento che ha condizionato il recente mutamento del quadro politico si chiama PD. E' stata la scintilla. Lo spostamento del PCI a caccia di elettori moderati ha messo il partito in forte battaglia con i movimenti centristi più che con l'area rossa dalla quale hanno cercato di separarsi. I passaggi successivi del partito (PDS, DS) e la concretizzazione della vecchia corrente di sinistra della DC (Margherita e Popolari) sono sfociati nel PD, il vero tentativo di creare un partito riformista-progressista che aspira a candidarsi per il governo del paese come avviene per gli altri analoghi partiti laburista in Inghilterra e democratico negli Stati Uniti. Ma se i nomi e i principi possono cambiare in fretta, le persone e la cultura non riescono a fare altrettanto: il "braccio armato" nella magistratura che il PCI utilizzò per abbattere DC-PSI nel '92, oggi è ancora estensione di parte del PD che vedeva in Mastella l'uomo che rubava i loro voti moderati. Nell'idea bipartitica, il confine al centro del PD deve essere adiacente allo schieramento avversario per poter combattere alla conquista della maggioranza contendendosi i voti moderati (sistema centripeta). Ecco i motivi dell'attacco a tutto l'Udeur e a Mastella (e famiglia) in particolare. Sulla reazione di Mastella ci arriviamo dopo, prima serve un'altra premessa. Silvio Berlusconi, sceso in politica prima di saper fare il politico, ha imparato sul campo cosa vuol dire essere "vittima" di una coalizione e dover scendere a compromessi anziché decidere, come era abituato. Da lì il sogno di far diventare la forza moderata-conservatrice di centrodestra un unico partito. Ma, a differenza del PD, egli non aveva necessità di spostare l'elettorato di riferimento ma di unire le rappresentanze partitiche. Ma tra questi ci sono politici di professione che necessitano di protagonismo: ecco che la "scintilla-PD" fa balzare nella mente del Cav. l'idea che, aggrappandosi ai suoi circoli e ad un po' di delusi della politica, poteva realizzare il suo sogno da solo cavalcando il populismo. In un sol botto, avrebbe sistemato i problemi con gli alleati e quelli interni al "partito di plastica" (Forza Italia), nato in pochi mesi e mai realmente strutturato, destinato alla morte politica con l'uscita del suo leader. Il bipartitismo era a un passo ma serviva la mossa per far fuori i nani (i partiti minori: anche Berlusconi ha bisogno di "confinare" con il PD al centro, da qui gli attacchi diretti a Casini alla caccia dei suoi elettori) e ridimensionare una forza importante e non estremista come Alleanza Nazionale. Ecco che scatta l'accordo: sotto la minaccia (per i partitini) del referendum, Veltroni e Berlusconi si mettono a dialogare referenziandosi così vicendevolmente come forze moderate; fingendo il tentativo di evitare il referendum per salvare i rispettivi alleati, il Veltrusconi spinge al referendum per portare l'Italia ad un sistema maggioritario bipartitico (vedi il recente articolo "Il Veltrusconi verso l'accordo: ma quale?"). Ecco quindi le premesse perché qualcuno cominciasse ad avere la puzza sotto il naso. Sta ad alcuni singoli esponenti e a qualche partitino riempire le agenzie di stampa con lamentele e minacce non mantenute. Ma con il referendum che si avvicina e le forze politiche che cominciano a vederlo positivamente (di ieri la notizia che anche la Lega l'avrebbe appoggiato), la tensione sale al punto che l'uomo che ormai tutti vedevano come l'emblema della casta, il caprone da mettere all'indice di tutti i mali, attaccato dalla magistratura politicizzata, gioca il jolly per salvarsi: dopo aver attaccato la magistratura alla Camera con un discorso che pareva scritto da Berlusconi, scopre che in un sol botto può cancellare le etichette che in questi mesi gli sono state attaccate addosso. In un sol botto, può far dimenticare i voli statali per vedere un gran premio e i parenti stretti ai domiciliari: può essere ricordato come l'uomo che ha il coraggio di rinunciare alla propria poltrona e far cadere il governo più odiato della storia. In un sol botto, può evitare il referendum che seppellirebbe il suo partito e mettersi in vendita per le prossime elezioni: chi vuole i voti in Campania? Cosa succederà? Prodi, replicando la testardaggine del '98 (andò alle Camere convinto che Bertinotti non gli avrebbe votato la sfiducia e cadde), andrà alla Camera, ma soprattutto al Senato, a chiedere la fiducia. La Camera non è un problema: assenze permettendo, passerà con 334 voti a favore (contro 296). Al Senato, per via dei particolari regolamenti, potrà farcela solo se l'opposizione proporrà una mozione di sfiducia (assenti ed astensioni conterebbero come dei no). Ma non succederà. Dovrà chiedere lui la fiducia e saranno solo 155 i senatori "politici" ad appoggiarlo (contro 160): i 7 senatori a vita potrebbero riesumarlo ma ci sono dubbi sull'appoggio di Andreotti e Cossiga e sulla presenza di Pininfarina. In ogni caso, senza maggioranza politica dovrà tornare da Napolitano il quale aprirà le consultazioni. I centristi (UDC in testa) cercheranno un governo Dini (sono gli unici che potrebbero non perdere voti appoggiando questa soluzione) ma, ammesso e non concesso di ottenere l'avvallo del PD, non otterrebbero neanche 150 voti al senato. Ecco perché settimana prossima Napolitano dirà al governo di organizzare le nuove elezioni politiche. Elezioni nelle quali il PD e il Partito del Popolo delle Libertà correranno da soli (quest'ultimo "formalmente" accetterà chi vorrà essere "assorbito" al suo interno). Veltroni, perdendo, ultimerà così la trasformazione del PCI avviata da Berlinguer e portata avanti da Occhetto prima e da Fassino poi. Berlusconi potrà terminare la sua avventura politica con il suo ultimo governo, eletto dal suo partito con premio di maggioranza, andando a fare le riforme con gli ex-alleati e col PD, riformando finalmente l'Italia a partire dalla creazione di un sistema maggioritario bipartitico. Sempre che la magistratura glielo permetta.