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Sono rimasto alquanto sconcertato da quello che Andrea, che conosco come moderato e stimo come persona riflessiva, ha scritto nell’articolo “STOP all’ennesima crociata”. Lo sconcerto emana principalmente da due fattori: la sintesi storica assolutamente semplicistica e banalizzante che fa della Chiesa un elemento di disturbo dell’altrimenti spedita ascesa dell’Italia verso un fulgido destino e l’uso spregiudicato di citazioni che non provano assolutamente nulla a sostegno della sua tesi. Sinceramente avrei preferito vedere in calce all’articolo la firma di un Eugenio Scalfari o di un Marco Pannella, piuttosto che quella di un amico che stimo.
Dicevo dunque, la storia. Secondo logica va salvaguardato il rapporto causa-effetto e quindi bisogna chiedersi: è la Chiesa che si è messa di traverso contro l’unità d’Italia per fame di potere o è l’unità d’Italia che si è costruita in forma fortemente anti-cattolica inducendo un’azione contraria del Pontefice? Non è un interrogativo facile, non si può rispondere barrando la casella (a) o (b) e non pretendiamo qui di liquidarlo in poche parole. Prima di tutto c’è una prospettiva e una evoluzione che va seguita.Tra i primi a dibattere di questa questione, a cavallo del ‘300, furono Machiavelli, accusatore del Pontefice come oppositore strenuo ad una unificazione provvidenziale, e Guicciardini, ex-membro del governo pontificio e sostenitore della tesi di una penisola florida grazie alle sue molteplici diversità. La posizione dei vari Papi fino a che è esistito lo Stato Pontificio è stata quella di mantere un’indipendenza territoriale che ha significato anche un spazio libero della Chiesa da influenze dei paesi ospitanti (ricordiamo che fine fecero i gesuiti nel VXVII secolo a causa dell’odio e dell’avidità dei nascenti Stati Nazionali); tale spazio è venuto a mancare sotto i colpi di un governo, quello piemontese, in cui la componente anti-cattolica delle elite liberali era molto accentuata, basti ricordare gli ostacoli posti in essere rispetto all’azione di un uomo di carità quale fu San Giovanni Bosco. Quindi l’opposizione papale che ci fu al progetto dell’unità d’Italia fu in un quadro politico ben preciso e non come posizione ideologica. Nell’ambito di questa considerazione, cito una serie di interrogativi che sorgono spontanei e su cui gli storici discutono da più di un secolo: fu un bene l’unità d’Italia per come fu imposta dai Savoia? La piemontesizzazione della penisola è proprio ciò di cui c’era bisogno? La famosa questione meridionale, per fare un esempio, è colpa della Chiesa o di chi fece un’annessione territoriale centralistica senza considerare la componente culturale e umana della variegata realtà italiana? In questo senso i Patti Lateranensi, con tutti i loro limiti sia storici che giuridici, andarono a sanare una frattura profonda nella società italiana, sulla scia di quello che era già successo con il Patto Gentiloni prima della Grande Guerra e la nascita del Partito Popolare successivamente. La storia è ben più grande e complessa della rappresentazione che ne possiamo dare ad uso e consumo di teorie politiche attuali.
Tornando all’età contemporanea mi pare assolutamente lanciata a casaccio l’accusa di aver “rovinato sessant’anni d’Italia del secolo scorso”: a cosa ti riferisci? Parli forse dell’esperienza della Democrazia Cristiana? Non capendo il tuo attacco che per questo mi è ancora più fastidioso, lascio spazio a qualche ragionamento. Sono convinto dell’inefficacia via via maggiore dei governi democristiani dopo i primi 10 anni di repubblica (d’altronde mi pongo anche la domanda: avremmo preferito un governo comunista?): tuttavia da qui a ridurre la Chiesa, intesa come gerarchia e come compagnia di uomini all’interno del mondo, a questa inefficacia ce ne vuole. O sottintendiamo che la Dc fu uno strumento del Vaticano? La sua azione era dettata dalle encicliche papali? E allora, ad esempio, come mai fu proprio un governo DC a firmare e promulgare, dopo le votazioni parlamentari, la legge sull’aborto? L’azione della Chiesa è sociale e morale in quanto richiamo dell’uomo alla sua struttura originaria: per questo si occupa anche di politica, per indicare quei valori che portano al bene comune. Ma non è interessata, nella sua evangelizzazione, compito primo della gerarchia, a fornire soluzioni partitiche, in quanto questo è un problema di forma che investe l’azione degli uomini e la loro capacità. La capacità o incapacità politica di un personaggio non è semplicemente legata al suo essere o meno cattolico e anche la sua onestà e i suoi valori non sono direttamente connessi a ciò che afferma, a volte per calcolo politico, di essere. E proprio a riguardo della Dc, mi chiedo: fu la Chiesa a usarla in un disegno neoguelfo o non furono piuttosto certi politici, in base ad una pratica tipica del loro mestiere, a cercare un’approvazione che muovesse potere verso di loro? A mio parere il giudizio sulla Chiesa va dato in base ad uno sguardo più ampio che la sola sfera politica nel senso partitico ed elettorale ed in tale ottica vedo un’azione grande e al servizio della gente, prima e dopo l’unità d’Italia, pur con tutti i limiti di coloro che ne sono stati coinvolti. Credo inoltre che non si possa, per grazia di Dio, ridurre la storia di un popolo alla sua direzione politica, altrimenti non si spiegherebbe praticamente nulla della straordinaria evoluzione dell’Europa, in mezzo a tantissime contraddizioni e lotte di potere. Evito invece di commentare la definizione di “zavorra cattolica” che, spero, sia stata dettata da una svista in un momento di rabbia.
Vengo al punto centrale ed attuale della critica mossa alla Chiesa, in questo senso intesa proprio come gerarchia, e cioè l’essere ostacolo alla evoluzione bipolare del sistema politico italiano. Io sono, come te, per il sistema maggioritario, non perché sia l’unico sistema elettorale veramente democratico o risolutore di ogni problema, quanto piuttosto quale strumento più efficace per la odierna situazione della politica italiana: può aiutare a superare un prolungato immobilismo. Al tempo stesso so che tale sistema tende a eliminare tante differenze culturali e storiche che rappresentano una ricchezza. Insomma la politica è l’arte del compromesso e del “meno peggio” e bisogna fare delle scelte. Ora io mi chiedo e ti chiedo: ma quando mai la Chiesa ha detto una parola su questo? Ha indicato chi votare e cosa fare ad un certo partito? Non mi sembra proprio, semmai i vescovi e la Cei hanno richiamato sui valori, sulla scia del fatto che da sempre la Chiesa è “esperta di umanità” (Paolo VI alle Nazioni Unite). Tale posizione e richiamo è espresso in maniera particolare nella “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica” (2002). Posto questo segno, la palla è in mano a ciascun politico che agisce in coscienza, esattamente quello che Buttiglione aveva ribadito davanti al Parlamento Europeo che lo trattò come fosse il peggiore criminale della storia. A questo riguardo c’è una cosa che hai detto che più che irritarmi, mi spaventa: cosa vuol dire che i media cattolici non possono sostenere una certa tesi, che pure io e te riteniamo sbagliata?
In conclusione mi sembra che tu abbia fatto, come fanno tanti intellettuali attuali (chi in buona fede chi per secondi fini), una po' di confusione: hai attaccato la formazione di piccoli partiti di centro montando un complotto ordito dalla Chiesa finendo così per attaccare la Chiesa quale soggetto politico invece che sostenere le ragioni a vantaggio della svolta bipolare che ritieni giusta. La Chiesa è una compagnia di uomini: c’è la gerarchia e c’è il popolo, non è un soggetto politico in quanto tale, ma si interessa di tutta la realtà, perché l’uomo è fatto così. I cattolici stanno in politica al pari di tutti e agiscono secondo coscienza: stiamo ai fatti e discutiamo su quelli, non facciamoci prendere da integralismi ideologici che proprio non servono.
Buona campagna elettorale a tutti!