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giovedì 29 giugno 2006
E ora la Rivoluzione (democratica)
Da Andrea @ 0.00 :: 567 Visite :: 4 Commenti :: :: Politica
 

Via al partito unico!

Immagine: Troveranno il comun denominatore?(From www.masce.com)




E 3! Il centrodestra incassa la terza sconfitta alle urne in meno di 3 mesi e ora comincia a leccarsi le ferite mentre qualche scintilla nasce dagli ovvi "sassi nelle scarpe" che i vari esponenti si stanno togliendo nei confronti dei colleghi di coalizione: una sconfitta, con elezioni prossime lontane, porta sempre a questo. E' però il momento di riflettere e di ricostruire per non lasciare il Paese nelle mani di questa sinistra confusionaria ed estremista che, dopo aver instaurato il regime repubblicano, è riuscita ad avere così tanto spazio mediatico da indirizzare il referendum sulla strada delle menzogna. Dalla quasi vittoria del 9 aprile al crollo di lunedì scorso, il divario tra "le due italie" è cresciuto tanto: aver basato lo scontro solo sull'anti-Prodi, non aver comunicato idee ma anti-idee, non essere stati uniti nella coalizione sono solo alcuni degli errori che hanno portato una sconfitta di misura a diventare catastrofe. Ecco perché é ora di imparare dagli errori; e cambiare.

E' ora di fondare il partito unico: chiamatelo partito popolare, chiamatelo partito dei moderati, chiamatelo partito della libertà... chissenefrega! Fatelo! Solo la compattezza e la serietà che darebbe questo schieramento possono riportare l'Italia ad affrontare le difficoltà che ci saranno alla caduta dell'attuale governo. E bisogna arrivarci pronti. Pronti, soprattutto, sulla base di tre punti:
- senza Silvio Berlusconi: il Cavaliere potrà essere il soggetto capace di far nascere il partito, di tenerlo unito ma non di portarlo alle prossime elezioni; se il valore aggiunto di quest'uomo è la capacità comunicativa e la funzione di collante della coalizione, i danni dati dalla sua immagine piena di contraddizioni e di conflitti d'interesse sono ormai troppi; togliamo questa spauracchio e avanziamo con leader giovani e seri;
- senza "cavalli di troia" della sinistra: Follini e Tabacci, per nominare i due più noti, scelgano dove stare; la democrazia non è dire quello che si vuole; la democrazia è che all'interno di un partito si discutono le linee ma quando, con metodo democratico, si prende una decisione, si rema tutti in quella direzione; non servono a nulla politici incapaci di applicare questo schema se non a fornire un appoggio allo schieramento avversario;
- sulla base di tre valori: Libertà, Legalità, Cristianità; sono i tre valori che contraddistinguono questi partiti, tra valori molto simili a quelli noti delle Rivoluzione Francese con un solo distinguo: la "fraternità" qui tramutata in un più ampio concetto di "cristianità" che non metta in discussione la laicità dello Stato o la libertà di culto ma semplicemente orienti i politici a delle scelte che non siano in contrasto con i valori morali cristiani, così come non siano in contrasto con i concetti di legalità e di libertà.

Il tutto per tornare a riproporsi uniti, seri, con chiare idee e chiari valori di fronte agli elettori; pronti a ricominciare il lavoro di ammodernamento e di accrescimento del Paese, consci degli errori fatti in passato; portando uomini nuovi e idee consolidate a mettere in pratica ciò che in parte è rimasto teoria e in parte è stato o sarà cestinato; pronti, insomma, a compiere la vera Rivoluzione che il centrodestra deve compiere contro l'attuale regime della sinistra: una Rivoluzione che si fa presentandosi alle urne con la convinzione che gli elettori sanno votare il meglio se questo è sia percepito, sia reale. Perchè il voto torni ad essere un'indicazione di preferenza e non, come oggi, di minor schifo.
Commenti
Da Cecco @ venerdì 30 giugno 2006 0.00
Mi ritrovo in linea con l'auspicio di Andrea, anche se ne cancellerei il terzo punto per due motivi: gli slogan non mi sono mai piaciuti (mettiamo in piedi un programma, non delle parole magiche) e soprattutto non mi piace il metodo della rivoluzione francese. Sicuramente è ora di un progetto poltico serio e unitario, per la libertà e le riforme. Questo progetto dovrebbe partire da una responsabilità: fare di tutto per il rifinanziamento delle missioni estere, non si può decidere della politica estera in basi a calcoli politici, se no siamo come la sinistra.

Da salviodimaio.it @ venerdì 30 giugno 2006 0.00
Mi auguro che Andrea tu abbia subito una svista quando polemicamente scrivi che il centro sinistra ha "</i>instaurato il regime repubblicano</i>". <b>Instaurare il regime repubblicano</b>? Bhe, non so quale regime tu preferisca, ma è meglio che ce lo spieghi, prima che cominciamo a pensare che tu preferisca altri regimi, magari meno democratici.
Ma veniamo al Partito Unico. Come scrive anche <b>Cecco</b> gli slogan non sono niente se al di sotto non ci sono progetti seri. E la costruzione del "PU" (partito unico) al momento è solo una costruzione di facciata. Dei tre valori di cui tu parli <b>Libertà e Legalità</b> mi trovano pienamente d'accordo, ma dubito che trovino in maniera altrettanto convinta i partiti di cui tu parli. E penso alla legalità, di certo non uno degli aspetti più a cuore di Forza Italia o alla libertà, sempre limitabile per il partito di Fini.
Ma veniamo al valore "Cristianità", che vorrebbe escludere chi liberale e legalitario non crede che i valori di fede possano essere valori politici. E all'interno del centro destra c'è una vasta area laica e liberale, magari poco rappresentata, ma che intende la vita politica separata dalla professione di fede. Per non parlare poi chi, non essendo Cristiano, si troverebbe discriminato fin dall'incipit del partito unico. Il motto "<b>Libera Chiesa in Libero Stato</b>" di Cavour è ancora attuale ed è, più di quanto tu non pensi, un concetto che è nel DNA di molte persone anche che votano centro destra. Lo stato deve garantire a tutti la possibilità di esprimere e fare professione di fede. Non deve imporla a nessuno.
L'Italia non ha bisogno, in ultima analisi, di una rivoluzione Cristiana, Andrea, ma ha di una vera <b>Rivoluzione Liberale e Liberista</b>. <i>Meno stato e più mercato. Meno regole e più Libertà. Meno vincoli e lacci, e più opportunità di profitto e di sviluppo individuale. Una Rivoluzione, in sostanza, che vuole sconfiggere la povertà ovunque si annidi.</i> <b>Riforme strutturali, concorrenza e liberalizzazioni, 7 giorni per aprire un’impresa, il nodo dei salari più bassi d’Europa</b> è il contenuto del <a href="http://www.radicali.it/appello_outsider/form.php"><b>Manifesto Appello per uno statuto degli outsider</b></a> perché <i>l’Italia ce la può fare. E’ ancora possibile invertire la rotta sia rispetto ai segni concreti di declino, sia rispetto alla retorica del "declino inevitabile". Servono non maggiori protezioni ma una più concreta offerta di chances al popolo dei "non garantiti": occorre un vero e proprio "statuto degli outsider", di quanti (consumatori, giovani, imprenditori del rischio e dell’innovazione, donne, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati sociali e al minimo, immigrati) sono e restano fuori dal fortino delle garanzie e dei privilegi. Questa Italia degli "outsider", dei "non garantiti", di fatto priva di tutele, è oggi senza volto e senza voce, silenziata prima ancora che silenziosa.</i>. Beh, è questa la rivoluzione che io mi aspetto. E questa per cui lotto. Una rivoluzione che questo centro-destra ha dimostrato di non saper fare.

Da Monto @ sabato 1 luglio 2006 0.00
Concordo anch'io sulle linee generali dell'articolo. Quanto al terzo punto, avrei anch'io da dire la mia. La libertà è un concetto molto ampio, proporlo in uno slogan è sempre un rischio. Solo a cominciare a parlare di cosa sia da intendere come libertà ci sarebbe da andare avanti per dei mesi. Se nessuno (e io per primo) può dire di essere contro la libertà, è anche vero che essa non va confusa col libertinismo. Quanto alla "Cristianità", secondo me è l'unico modo per non cadere nella trappola di un regime. Non si tratta di voler fondare uno stato etico o teocratico, ma semplicemente di ispirare le leggi al valore fondamentale che è il rispetto per la vita di ognuno, tenendo conto che questo a volte può portare a delle rinunce personali. Non mi pare che gli Stati Uniti d'America, stato "Cristiano" per Costituzione, siano un Paese illiberale o teocratico! Quanto alla legalità, essa puzza sempre un po' di scandalo "Tangentopoli" e di giudici che vogliono "ripulire l'Italia". Io spero davvero che si arrivi ad un unico partito di destra, ma spero davvero che sia una destra "forte", ossia che proponga con decisione i suoi valori. Qualche volta è accaduto, altre volte no. In questa mia speranza entrano soprattutto i politici giovani, che ora purtroppo sono sempre un po' lasciati da parte.

Da Andrea @ lunedì 3 luglio 2006 0.00
Ringrazio per i commenti da parte di persone che stimo nonostante le nostre idee siano a volte vicine, a volte lontane. Per rispondere devo principalmente appellarmi al fatto che ogni articolo ha dei limiti di spazio per i quali si deve fare sintesi: è qui che alcuni concetti possono essere interpretabili poiché non sono approfonditi nell'articolo stesso; diverso, però, è il caso di concetti ben espressi poiché ogni parola inserita ha il suo peso e il suo significato. Ma veniamo a noi. <br /> 1. "sulla base di tre valori": sono valori di riferimento, sono l'ossatura di un corpo da costruire, i valori (appunto) di riferimento. E' sulla base di questi o, meglio, non in contrasto con questi, che bisogna costruire un programma, proporre delle leggi, condurre la propria interlocuzione con lo schieramento opposto, con le istituzioni, con gli altri paesi. Per fare un esempio, una finanziaria non sarà mai un valore ma un valore potrà vincolarti su cosa mettere o non mettere in finanziaria. In questo l'esempio sul rifinanziamento delle missioni è senz'altro in linea.<br /> 2. "Rivoluzione Francese": citato come richiamo per la similitudine di 2 valori su 3 ma non come esempio di momento/movimento da traslare nell'idea di questo articolo.<br /> 3. "regime repubblicano": che sia un regime l'ho spiegato nei precedenti articoli; comunque, in sintesi ha preso tutte le istituzioni, ignora chi non la pensa come loro, è radicato nel tessuto sociale del paese, ha nel comunismo l'idea ispiratrice della parte "vincente". Repubblicano perché ha fatto tutto questo mantenendo, per il momento, uno stato repubblicano e sfruttando i metodi democratici della Repubblica per instaurare quello che in realtà è un regime. In ultimo alla domanda "non so quale regime tu preferisca" è molto semplice rispondere: nessuno. E mi pare si debba dare prova che in 5 anni di articoli scritti io abbia mai inneggiato ad un regime o, al contrario, aver osteggiato forme democratiche.<br /> 4. "Libertà e Legalità": sono valori presenti, con pesi diversi, in tutti e tre i partiti; rimando alla lettura dei rispettivi statuti per la riprova.<br /> 5. "Cristianità": ripeto quanto scritto nell'articolo "che non metta in discussione la laicità dello Stato o la libertà di culto ma semplicemente orienti i politici a delle scelte che non siano in contrasto con i valori morali cristiani". Le radici dell'Europa e dell'Italia sono una serie di valori identificabili in grande parte con il cristianesimo: se poi non lo si vuol chiamare così è un altro problema ma che i valori che ci sono alla base e ai quali, secondo me, ci si deve riferire sono quelli. Il che, lo ripeto per l'ennesima volta, non riguarda per nulla il discorso della fede che è libera.<br /> 6. "rivoluzione Cristiana": è un termine che io non ho mai usato. E, comunque, la rivoluzione di cui parla l'articolo è prima di tutto interna (poi anche d'interesse nazionale), comunque che deve scaturire nel centrodestra. E' altamente probabile che chi già oggi non si identifica in questa coalizione non possa riconoscersi, ad oggi, in una sua possibile evoluzione.<br /> 7. "libertà" vs "libertinismo": concordo con la precisazione del commento; rientriamo in quel problema che si lascia uno spazio di interpretabilità in ogni articolo per via di uno spazio che non può contenere ogni approfondimento.<br /> 8. "legalità" vs "Tangentopoli": il significato che do io a questo termine non va nella direzione del tentato golpe applicato dalla sinistra a inizio anni '90. Tangentopoli fu la fucilazione di massa, il voler colpire tutti per pulire tutto salvo poi lasciare i comunisti impuniti e, guarda a caso, presentarsi (Di Pietro) pochi anni dopo alleati con loro alle elezioni. Legalità vuol dire il rispetto delle leggi; vuol dire che un condono lo puoi fare la più importante è fermare gli evasori; vuol dire che se l'uso delle droghe è un fenomeno illegale di massa lo combatti, non lo legalizzi; vuol dire che se le carceri sono piene ne costruisci di nuove, non liberi tutti; vuol dire che le forze dell'ordine servono e vanno usate per difendere la gente per bene dai soliti manifestanti che distruggono le città, dalle mafie... insomma, dalle forme di illegalità.

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