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sabato 6 marzo 2004
Governo & opposizione
Da Cecco @ 0.00 :: 229 Visite :: 1 Commenti :: :: Mondo
 

Un Governo forte è stimolo ad un'opposizione seria.

Immagine: Il fronte della Costituzione italiana (1947) e Usa (1787)(From vari)




Qualche mese orsono abbiamo umilmente tentato una panoramica della situazione politica italiana con due articoli: “A che punto siamo”, dedicato all’operato del governo, e “Ulivo: luci e ombre”, di giudizio sulla situazione del centro-sinistra. L’attuale scenario presenta nuovi elementi rispetto ad allora ed è dunque il momento di un aggiornamento legato soprattutto all’imminenza di importanti provvedimenti legislativi, in tema di previdenza, giustizia, assetto istituzionale, e alle elezioni europee che sono l’occasione per un restyling delle opposte coalizioni.

In questa riflessione vorrei però solo costeggiare i temi sopra esposti per proporre un’analisi, comparata con altri Paesi, del rapporto maggioranza-opposizione nello stato democratico; è questo un punto importante che permetterà, in un successivo scritto, di commentare con maggiore lucidità il peso delle decisioni definitive prese sulle questioni citate.
La premessa storica di questo ragionamento è basata sull’individuazione di due modelli differenti: quello anglosassone, che caratterizza Stati Uniti ed Inghilterra, e quello europeo, proprio delle principali democrazie continentali, quali Francia, Germania, Italia e in genere dei paesi Ue.

Dunque gli anglosassoni: le più antiche democrazie esistenti. Oltremodo famosi i principali documenti che ne sanciscono, almeno simbolicamente, la nascita dei rispettivi stati di diritto: nel 1215 Giovanni “senza terra” è costretto dai baroni inglesi a concedere la “Magna Charta Libertatum”, primo e decisivo affondo al potere assoluto del monarca, mentre è datata 1787 la Costituzione americana, le cui basi sono già presenti nella Dichiarazione d’indipendenza del 1776. Un ritardo di 500 anni solo apparente, non dobbiamo infatti dimenticare l’origine britannica delle colonie americane, che hanno dunque il retaggio della tradizione culturale e politica della madrepatria, in particolare di un illuminismo non intossicato dal verbo giacobino.
In questi due stati il rapporto tra maggioranza ed opposizione appare virtuoso: la forza e l’incisività della prima permettono la riorganizzazione della seconda, così che il modello maggioritario premi, di volta in volta, la coalizione più solida e pronta ad innovare il Paese, conferendo ampi poteri al capo di governo. Gli esempi e le prove storiche di questo processo sono reperibili senza estremi balzi temporali: per quanto riguarda il Regno Unito è stupefacente come il lungo dominio conservatore della Tatcher abbia portato ad un governo Labour che, in carica da 6 anni, poco ha a che vedere con la sinistra continentale ed anzi ne ha mostrato il netto sorpasso in versione liberal-riformista. Negli Stati Uniti possiamo citare due esempi recenti: 8 anni di dottrina Clinton, presidente di indiscusso valore, hanno rilanciato il partito repubblicano, con Bush jr che, partito all’ombra del padre, si è mostrato molto più abile del genitore ed ora sta lasciando un segno indelebile nella storia americana. I democratici, che nel 2000 proposero il candidato fac-simile Al Gore, al di là delle critiche di “facciata”, hanno ricevuto il messaggio di un governo forte e capace ed hanno provveduto subito, con le primarie, ad eliminare Dean, pacifista no-global all’europea, premiando invece l’uomo che più si avvicina all’avversario e cioè J.F. Kerry. La sostanza del modello anglosassone: un governo forte che stimola l’opposizione al vero confronto democratico a favore del Paese.

L’Europa, ed in particolare i cugini transalpini (è proprio vero che vale il proverbio “parenti serpenti”), si gloria della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, facendo finta di dimenticarsi che gli autori di quella dichiarazione sono gli inventori del moderno “terrore totale” e che quella famosa Prima repubblica è ora giunta alla quinta versione. Tutte le attuali democrazie europee continentali si reggono infatti su Costituzioni o strutture istituzionali costruite dopo il secondo conflitto mondiale e dunque giovani. Bisogna poi contare l’influsso potente della suddetta dichiarazione che spesso ha portato alla redazione di Carte costituzionali lunghe e, di conseguenza, poco efficienti nel fissare i principi base dello Stato, che dovrebbero essere chiari e sintetici: l’esempio più lampante è la nascente complicatissima Costituzione Ue.
In tali sistemi è molto estremizzato il conflitto politico che spesso cade in profonde contrapposizioni ideologiche, a scapito del buon governo. I contrappesi posti all’azione dei governi sono poi, in alcuni casi, veri e propri contropoteri, capaci di immobilizzare o massacrare ogni efficace azione legislativa. Tale situazione di stallo si fa anche sentire nei rapporti di forza delle componenti del mondo politico: il rallentamento delle spinte al cambiamento portato dalle coalizioni governative favorisce la pigrizia riorganizzativa delle opposizioni, nelle quali prevale la critica rispetto alla controproposta. In Spagna, dopo 8 anni di governo popolare targato Aznar, ancora non si vede un Psoe (il partito socialista) in grado di darsi un serio programma riformista, mentre in Germania galleggiano i socialisti di Spd, al governo a seguito della Tangentopoli che ha colpito Kohl, ma né loro, né la rinnovata Cdu, orfana del grande condottiero dell’unificazione, hanno un vero programma di ammodernamento. In Italia il problema è lo stesso: la lentezza e la palude che spesso colpiscono la Cdl influiscono negativamente sulla formazione di una sinistra riformista. E’ proprio per questo che è fondamentale che emerga una linea ferma sulle recenti proposte di riforma delle pensioni, dell’ordinamento giudiziario e dell’organizzazione dello stato. E’ bastata infatti una leggera spinta del governo sui primi due temi affinché Rutelli, abbandonate le critiche ideologiche, scendesse in campo con proposte serie e pragmatiche sulle pensioni e soprattutto sul primato legislativo del Parlamento rispetto ai giudici. La crescita della Margherita può in questo senso essere trainante per un centro-sinistra realista e adatto al vero gioco democratico.

In entrambi i modelli, pur con risultati e tempi pratici differenti, emerge, come denominatore comune, che l’efficienza del governo agisce anche da stimolo per l’opposizione. L’auspicio è che, per il bene dell’Italia, si creino presto le condizioni, anche con la rimozione di alcuni attuali ostacoli costituzionali, perché questo processo virtuoso si inneschi. Al mondo politico tocca assumersi tale responsabilità.
Commenti
Da Andrea @ domenica 7 marzo 2004 0.00
Un articolo che spicca per realismo e pari valutazione delle parti, dando una fotografia della situazione che esula da pensieri politici di parte: un vero esempio di giornalismo <i>super partis</i>. Ho solo una eccezione da fare: il "segno indelebile nella storia americana" lasciato da Bush jr. è reale ma non in positivo, come intende l'articolo, bensì in negativo. Lascio la dimostrazione di questo mio pensiero ad un'altra occasione.

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