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martedì 8 febbraio 2005
Stallo in Costa d'Avorio
Da Cecco @ 0.00 :: 209 Visite :: 0 Commenti :: :: Mondo
 

A qualcuno interessa di questa gente?

Immagine: A sinistra Gbabo, a destra alcuni ribelli, tra cui Soro(From vari)




E’ facile dimenticare o ignorare quanto sta accadendo in Costa d’Avorio (precedenti articoli: “Crisi in Costa d’Avorio”, “Costa d’Avorio: botta & risposta”), come del resto in diverse parti del mondo in cui si combattono conflitti “silenziati” dai mass-media (per farsi un’idea si può visitare www.warnews.it). Purtroppo, anche nei conflitti di cui non si parla, numerose persone muoiono o soffrono, mentre la comunità internazionale punta tutta la propria attenzione in altre direzioni. Con questo non si vuole accusare nessuno, ma soltanto ricordare che lo sguardo alla sofferenza e alla guerra richiede un realismo a 360 gradi.

L’esempio è dato appunto dalla Costa d’Avorio dove, da più di 2 anni (settembre 2002), si scontrano la fazione governativa guidata dal presidente Gbabo e i ribelli del nord, composti dalle FN (Forze nuove) di Soro e dall’opposizione di Ouattara, esule in Francia. Sono diversi i programmi internazionali votati ad alleviare la situazione di grave disagio in cui versa la popolazione civile e tutti stentano a decollare: il Programma Mondiale per il Cibo (WFP) ha denunciato che solo il 2% dei generi necessari è arrivato, l’UNICEF ha avanzato una richiesta di 17 milioni di dollari senza ricevere risposta, infine l’Ufficio per il Coordinamento delle Attività Umanitarie (OCHA) ha intavolato un progetto per 43 milioni di dollari, ma dubita di poterlo attivare data la scarsissima attenzione per la Costa d’Avorio.

Tornando ai fatti, a quanto già presentato nei precedenti articoli si possono aggiungere nuove notizie. Dapprima bisogna citare l’intervento (fine novembre ‘04) di 3 lavoratori dell’ONG veronese ABCS (Associazione Bertoni Cooperazione Sviluppo) che operano sul territorio, a 150 Km dalla capitale Abidjan. La ricostruzione da loro fatta ascoltando la popolazione parla di un intervento invasivo della Francia ai tempi della crisi del 2002: in quell’occasione i militari transalpini avrebbero bloccato le forze di Gbabo nella repressione della ribellione, mettendo in salvo il ribelle Ouattara e causando la divisione del paese in due, incancrenendo la situazione. Inoltre, sempre secondo la loro versione, tali operazioni sarebbero state condotte in quanto la Francia vorrebbe porre un proprio uomo al comando di questa nazione che negli ultimi anni sembrava sottrarsi alla sua zona di influenza; questo personaggio potrebbe essere Ouattara.

A Ouattara è anche legato un problema politico molto importante nella mediazione delle parti in causa: la costituzione ivoriana impedisce a chi non ha genitori ivoriani l’elezione a presidente; tale norma escluderebbe dalla corsa il leader dell’opposizione che vorrebbe quindi una modifica, tuttavia non vorrebbe un referendum popolare sulla questione, ma una soluzione politica. Il collega di Ouattara, Soro, ha protestato con l’ONU a causa della decisione di permettere la ricostruzione dell’aviazione governativa, abbattuta dai francesi, in contrasto con la risoluzione 1572 e con le richieste di disarmo per le opposte fazioni.

In questo quadro intricato, l’unico personaggio che si sta adoperando per una soluzione pacifica con un qualche successo è il presidente sudafricano Mbeki, inviato dall’Unione Africana. Questi è già stato 2 volte negli ultimi mesi in Costa d’Avorio e ha incontrato, anche in patria, tutti gli attori della situazione. Finora i risultati non sono particolarmente incoraggianti, anche a causa di un diffuso disinteresse della comunità internazionale. Negli ultimi giorni, è anche emerso un dossier depositato alla Corte Penale Internazionale contente i nomi di 95 esponenti delle 2 parti accusati di torture; i nomi sono ancora segreti, ma pare che vi figurino anche Soro e la moglie di Gbabo, comunque gli ispettori internazionali sono nel paese per appurare i fatti.
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