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venerdì 14 maggio 2004
Educazione: la situazione attuale
Da Cecco @ 0.00 :: 262 Visite :: 0 Commenti :: :: Cultura e Societa
 

Educare significa ‘introdurre una persona nella realtà’ (L. A. Jungmann)

Immagine: Siamo ancora capaci di educare? (From www.montepatino.com)




Un punto assolutamente centrale nell’odierna crisi di valori della nostra società è sicuramente rappresentato dall’educazione. Sono rimasto molto colpito da un recente intervento sul tema. Ho estratto il succo del brano e l’ho suddiviso 3 parti. Ve lo sottopongo per la sua totale e lucida ragionevolezza. In questa prima parte si fa un’introduzione e una diagnosi dell’attuale situazione.

“La cultura oggi dominante ha reso impossibile perché impensabile l’attività educativa.[…] Vorrei partire da una constatazione sulla quale credo che tutti consentiamo: ‘Mai come oggi l’ambiente, inteso come clima mentale e modo di vita, ha avuto a disposizione strumenti di così dispotica invasione delle coscienze. Oggi più che mai l’educatore, o il diseducatore sovrano è l’ambiente con tutte le sue forme espressive’ (Luigi Giussani) […]

Educare significa ‘introdurre una persona nella realtà’ (L. A. Jungmann). Non si introduce una persona nella realtà se non la si introduce nel significato della realtà. Significato qui denota la risposta alle due domande fondamentali che nascono nella persona dal semplice contatto con la realtà (apprehensio entis: San Tommaso): che cosa è ciò che è (domanda sulla verità della realtà) ? Che valore ha ciò che è (domanda sulla bontà della realtà)? Una persona è introdotta nella realtà quando conosce la verità e il valore della realtà medesima: quando ne sa dare perciò un’interpretazione sensata. Quando ha trovato la propria ‘casa nel mondo interpretato’ (Rilke). Se questo è l’atto educativo a quali condizioni esso è pensabile? […]

Solo se si pensa che possa esistere un rapporto dell’uomo con la realtà […] Ora la cultura attuale (la cosiddetta post-modernità) è dominata dalla negazione di quel rapporto originario: non esiste una realtà da interpretare. Esistono solo delle interpretazioni della realtà, sulle quali è impossibile pronunciare un giudizio veritativo, dal momento che esse non si riferiscono a nessun significato obiettivo […]

Vorrei ora mostrarvi le implicazioni di questa posizione. Prima implicazione. Poiché ‘non ci sono fatti, ma solo interpretazioni’ (Nietzsche), diventa impossibile dare un giudizio di verità sopra di esse […] Questa dissoluzione del reale nel gioco senza fine delle interpretazioni ha avuto un effetto devastante nello spirito: ha estenuato la passione per l’uso della ragione. […] Seconda implicazione. Lo smarrimento del senso della libertà. […] Libertà che si esaurisce interamente nella scelta fra infinite possibilità aventi tutte lo stesso valore, dal momento che sono prive di una qualsiasi radicazione in un senso obiettivo. […] Questa è certo una libertà ‘libera dagli affanni della realtà, ma libera anche dalle sue gioie, libera dalla sua benedizione’ (S. Kierkegaard) […] Terza implicazione. Viene meno il senso della propria vita come una storia […] ‘Ora - per sempre’: i due poli della nostra vicenda storica. Il secondo è tolto e così anche il primo ha perduto ogni serietà. Le convivenze spesso preferite senza serie ragioni al matrimonio sono un segno di questa condizione spirituale.

E’ possibile educare in questo contesto? E’ questa la sfida che ci viene oggi lanciata.”

Ed io lancio a voi la sfida di aspettare la continuazione del discorso nei prossimi articoli, intanto riflettiamo.
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