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lunedì 19 maggio 2003
Telekom-Serbia: i fatti.
Da Cecco @ 0.00 :: 1079 Visite :: 1 Commenti :: :: Politica
 

L'ultimo (cronologicamente) scandalo dell'Italia repubblicana

Immagine: Il governo italiano ha finanziato il dittatore Milosevic?(From www.repubblica.it)




In questi tempi ci stiamo dedicando a tutto campo ad una serie di fatti che hanno investito l’Italia alla fine della cosiddetta prima repubblica.

Fino qui tutto bene, però facevamo giustamente notare pochi giorni fa che (speriamo di no !!) c’è una certa probabilità che la corruzione non si sia fermata cambiando nome al “ciclo” istituzionale. Per questo motivo mi sto occupando dell’ultimo, cronologicamente, caso di grande malaffare o, se preferite, “sbaglio” dei nostri vertici economici: l’affare Telekom-Serbia.

Il caso Telekom Serbia viene segnalato da "Repubblica" nel febbraio 2001 (siamo nel rush finale della campagna elettorale). Di cosa si tratta? In poche parole di un intreccio economico e diplomatico che accompagnò l'acquisizione della compagnia telefonica serba, su cui la procura di Torino aprì un'indagine. L'affare riguarda un'operazione del giugno 1997 che consentì a Telecom Italia di acquisire il 29% della società serba per un costo di circa 878 miliardi di lire e che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe visto sparire in conti esteri il 3%. Nel documento pubblicato da "Repubblica" figurerebbero le istruzioni per il trasferimento di 32 milioni di marchi dell'operazione (siglata dall'amministratore della Stet Tomaso Tomasi di Vignano) in Gran Bretagna ai mediatori dell'affare. Un accordo inaccessibile persino all'allora presidente della Stet, Guido Rossi. La Procura di Torino apre un'inchiesta per verificare eventuali irregolarità nei bilanci di Stet e Telecom Italia e per accertare se sono state pagate tangenti. Le ipotesi di reato sono falso in bilancio e corruzione. Protagonisti della vicenda dalla parte del governo italiano sono: il presidente del Consiglio Romano Prodi; il ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi; il ministro degli Esteri Lamberto Dini; il sottosegretario agli Esteri con delega ai Balcani Piero Fassino. La magistratura interroga diverse persone e chiede l'audizione di Mladjan Dinkic, neo governatore della Banca centrale jugoslava, e una rogatoria per ascoltare l'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic.

Intanto il caso diventa materia di scontro politico. Diversi parlamentari chiedono al governo e al ministro degli Esteri Lamberto Dini di dare spiegazioni in Parlamento. Il capo della Farnesina smentisce di essersi mai occupato della questione o di essere stato informato da qualcuno. Il 7 marzo, gli esponenti del centrodestra, che parlano di "caso politico-affaristico-giudiziario", presentano alla Camera una proposta di legge per l'istituzione di una commissione d'inchiesta. Per l'attuale maggioranza, all'epoca dei fatti all'opposizione, si è trattato di una sovvenzione sottobanco al regime di Milosevic. E l'idea di costituire una commissione su Telekom Serbia è uno dei primi atti della nuova maggioranza, con una proposta di legge, per la quale è chiesta la procedura d'urgenza, presentata da Gustavo Selva quale primo firmatario. L'11 luglio 2001, nella riunione delle commissioni congiunte Esteri e Trasporti della Camera, il dibattito tra maggioranza e opposizione è molto acceso. A provocare polemiche è soprattutto il titolo dato alla proposta di legge: "Istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom Serbia e sulle responsabilità dei governi durante la XIII legislatura", che fa parlare il centrosinistra di "sentenza già scritta". Il 18 luglio le commissioni Esteri e Trasporti danno il via libera al provvedimento, modificato alla luce degli emendamenti presentati dall'opposizione, che passa all'esame di Montecitorio. Il titolo è diventato "Istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom Serbia", è eliminato ogni riferimento temporale al periodo soggetto all'inchiesta (nella stesura originaria il 1996-2001), è prolungata la durata dei lavori da sei mesi ad un anno.

La chiusura economica della vicenda avviane nel dicembre 2002: in un comunicato del 28 Telecom finalizzai l'accordo per la cessione a PTT Serbia (azienda pubblica controllata dal governo serbo) del proprio pacchetto azionario di Telekom Serbia, pari al 29% del capitale. Il closing dell’operazione (secondo quanto spiega una nota della stessa Telecom Italia) è previsto entro il mese di maggio. PTT verserà all'azienda italiana 195 milioni di euro (pari all’attuale valore di carico della partecipazione nel bilancio di Telecom Italia), di cui 120 milioni in quattro rate mensili a partire da Febbraio 2003, e il rimanente scaglionato in 6 rate semestrali a partire dal Gennaio 2006. Le azioni vendute saranno depositate presso una banca internazionale fino al completamento del pagamento del corrispettivo.

Fino qui i fatti certi e il lato economico della vicenda; fra poco vi fornirò nuovi dettagli, valutazioni economiche, i nomi dei parlamentari della commissione e gli sviluppi politico-giudiziari della vicenda.
Commenti
Da Andrea @ martedì 27 maggio 2003 0.00
Quello che sorge spontaneo chiedersi è: perché se si indaga su Berlusconi la sinistra chiede che sia rispettata la magistratura e le proprie indagini mentre se si indaga su fatti riguardanti loro, esso diventa un complotto ai danni della sinistra? Non dice forse la stessa cosa Berlusconi quando si indaga su di lui? Allora è giusto indagare sui politici o questo può diventare un modo da parte della magistratura per controllare la politica? Conclusione: sarebbe opportuno ripristinare l'immunità parlamentare?

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