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domenica 15 agosto 2004
Uomo & donna
Da Cecco @ 0.00 :: 383 Visite :: 0 Commenti :: :: Cultura e Societa
 

Una posizione sulla donna che si discosta dai clichè laicisti con incredibile ragionevolezza.

Immagine: Il Cardinale Ratzinger(From www.katolici.org)




In data 31 maggio 2004 la Congregazione per la Dottrina della Fede, presieduta dal Cardinale Prefetto J. Ratzinger, ha pubblicato la “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo”. Questo documento ha suscitato molto attenzione e critiche positive e negative, a partire dai circoli laici e, in particolare, femministi.

Da cattolico voglio proporvi alcuni, brevi passaggi della lettera perché possiate giudicarne la ragionevolezza; personalmente, leggendo documenti della Santa Sede, resto sempre colpito dal fatto che quelle affermazioni che, per molti non credenti o addirittura nemici dei credenti, sono viste come passi indietro, ammissioni di errori dottrinali della Chiesa, in realtà non sono altro che il ribadire la bimillenaria fede discendente dall’esperienza di Cristo e che compone la tanto bistratta “tradizione”. Nel leggere le parole di Ratzinger non ho trovato alcuno scandalo rispetto agli insegnamenti del catechismo, piuttosto sono stato aiutato a comprenderne più a fondo l’aggancio con la Sacra Scrittura (tantissimi i riferimenti). Ma lasciamo la parola al Cardinale:

“ Esperta in umanità, la Chiesa è sempre interessata a ciò che riguarda l'uomo e la donna. […] In questi ultimi anni si sono delineate nuove tendenze nell'affrontare la questione femminile. Una prima tendenza sottolinea fortemente la condizione di subordinazione della donna, allo scopo di suscitare un atteggiamento di contestazione. La donna, per essere se stessa, si costituisce quale antagonista dell'uomo. Agli abusi di potere, essa risponde con una strategia di ricerca del potere. Questo processo porta ad una rivalità tra i sessi, in cui l'identità ed il ruolo dell'uno sono assunti a svantaggio dell'altro, con la conseguenza di introdurre nell'antropologia una confusione deleteria che ha il suo risvolto più immediato e nefasto nella struttura della famiglia.

Una seconda tendenza emerge sulla scia della prima. Per evitare ogni supremazia dell'uno o dell'altro sesso, si tende a cancellare le loro differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale. In questo livellamento, la differenza corporea, chiamata sesso, viene minimizzata, mentre la dimensione strettamente culturale, chiamata genere, è sottolineata al massimo e ritenuta primaria. L'oscurarsi della differenza o dualità dei sessi produce conseguenze enormi a diversi livelli. Questa antropologia, che intendeva favorire prospettive egualitarie per la donna, liberandola da ogni determinismo biologico, di fatto ha ispirato ideologie che promuovono, ad esempio, la messa in questione della famiglia, per sua indole naturale bi-parentale, e cioè composta di padre e di madre, l'equiparazione dell'omosessualità all'eterosessualità, un modello nuovo di sessualità polimorfa. […]

Distinti fin dall'inizio della creazione e restando tali nel cuore stesso dell'eternità, l'uomo e la donna, inseriti nel mistero pasquale del Cristo, non avvertono quindi più la loro differenza come motivo di discordia da superare con la negazione o con il livellamento, ma come una possibilità di collaborazione che bisogna coltivare con il rispetto reciproco della distinzione. Di qui si aprono nuove prospettive per una comprensione più profonda della dignità della donna e del suo ruolo nella società umana e nella Chiesa.

Tra i valori fondamentali collegati alla vita concreta della donna, vi è ciò che è stato chiamato la sua «capacità dell'altro». Nonostante il fatto che un certo discorso femminista rivendichi le esigenze «per se stessa», la donna conserva l'intuizione profonda che il meglio della sua vita è fatto di attività orientate al risveglio dell'altro, alla sua crescita, alla sua protezione. Questa intuizione è collegata alla sua capacità fisica di dare la vita. Vissuta o potenziale, tale capacità è una realtà che struttura la personalità femminile in profondità. Le consente di acquisire molto presto maturità, senso della gravità della vita e delle responsabilità che essa implica. Sviluppa in lei il senso ed il rispetto del concreto, che si oppone ad astrazioni spesso letali per l'esistenza degli individui e della società. È essa, infine, che, anche nelle situazioni più disperate — e la storia passata e presente ne è testimone — possiede una capacità unica di resistere nelle avversità, di rendere la vita ancora possibile pur in situazioni estreme, di conservare un senso tenace del futuro e, da ultimo, di ricordare con le lacrime il prezzo di ogni vita umana. […]”

Per un cattolico il pensiero corre subito a Maria, ma anche per chi non lo sia restano la ragionevolezza e il realismo della Chiesa che, come disse Paolo VI all’assemblea dell’Onu (citato all’inizio della lettera), è “esperta d’umanità”.
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