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domenica 17 ottobre 2004
Le lampade e la luce
Da Cecco @ 0.00 :: 216 Visite :: 0 Commenti :: :: Politica
 

La ricerca della Verità nella certezza della sua esistenza.

Immagine: La copertina di un libro dedicato al grande scrittore G. Guareschi(From www.mondopiccolo.net)




Ciò che maggiormente mi colpisce del mio rapporto con questo sito (che è una faccia del rapporto con un mio grande amico…) è che non è assolutamente un rapporto di “lavagna”, cioè un posto dove scrivo e trovo scritto, bensì un punto di confronto, spesso silenzioso ed esclusivamente interno a me, con la realtà. Per questo motivo vi scrivo solo quando ho veramente qualcosa da dire e su cui intendo essere giudicato e lo faccio quindi con timore, sapendo che mostro ciò che ho dentro, anche di più profondo.

Ho riflettuto a lungo sul brano di De Crescenzo proposto da Andrea (vedi “A proposito di politica”) e, se anche in un primo momento l’ho trovato profondamente sbagliato, l’ho riletto diverse volte concentrandomi sul richiamo che condivido: la necessità di confrontarsi e di trovare un’unità di intenti che non sia ideologica. A questo riguardo mi è tornato alla mente un brano di G. Guareschi che mi piace moltissimo perché, senza pretese di ricostruire la storia dell’umanità, racconta l’essenza dell’esperienza che dà significato alla vita dell’uomo: la ricerca della Verità, in qualsiasi campo.
“Cento uomini erano chiusi in una immensa stanza buia e ognuno d’essi aveva una lampada spenta. Uno accese la sua lampada ed ecco che gli uomini poterono guardarsi in viso e conoscersi. Un altro accese la sua lampada e scopersero un oggetto vicino, e mano a mano che si accendevano altre lampade, nuove cose venivano in luce sempre più lontane, e alla fine tutti ebbero la loro lampada accesa e conobbero ogni cosa che era nella immensa stanza, e ogni cosa era bella e buona e meravigliosa. Intendimi, don Camillo: cento erano le lampade, ma non erano cento le idee. L’idea era una sola: la luce delle cento lampade, perché soltanto accendendo tutte le cento lampade si potevano vedere tutte le cose della grande stanza e scoprirne i dettagli. E ogni fiammella non era che la centesima parte di una sola luce, la centesima parte di una sola idea. L’idea dell’esistenza e della eterna grandezza del Creatore. […] Intendimi, Don Camillo: ogni uomo accese la sua lampada, e la luce delle cento lampade era la Verità, la Rivelazione. Ciò doveva appagarli. Ma ognuno invece credette che il merito delle belle cose che egli vedeva non fosse del creatore di esse, ma della sua lampada che poteva far sorgere dalle tenebre del niente le belle cose. E chi si fermò per adorare la lampada, chi andò da una parte, chi dall’altra, e la gran luce si immiserì in cento minime fiammelle ognuna delle quali poteva illuminare soltanto un particolare della Verità. Intendimi, don Camillo: è necessario che le cento lampade si riuniscano ancora per ritrovare la luce della Verità.” [G. Guareschi, Don Camillo e il suo gregge, ed. Rizzoli, pp.2-4]

Non voglio ora fare commenti, ma solo sottolineare un punto che dà una prospettiva ulteriore anche al brano di de Crescenzo: l’esistenza della Verità. Perchè questo è così importante? Perché è l’ipotesi su cui poi si sviluppa la ricerca e che cambia radicalmente l’assunto di tanta cultura moderna “non esistono fatti, ma solo interpretazioni”. Siamo limitati certo, lo vediamo ogni giorno, ma questo non implica che tale limite si trasferisca sul significato della realtà.
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