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domenica 19 ottobre 2003
La vera speranza
Da Cecco @ 0.00 :: 342 Visite :: 4 Commenti :: :: Generale
 

Una risposta a "Esiste schiavo"

Immagine: Alcune immagini di vita in missioni(From www.missioni.org)




Ho letto e meditato a lungo l’articolo “Esiste schiavo” di Andrea che, prendendo a spunto la conclusione del mio precedente “pezzo”, ha portato avanti il dibattito sulla necessità e le modalità del cosiddetto “stato sociale”.

Prima di tutto mi sembra che, come sul tema “manifestazioni”, con un dialogo aperto e limpido si sia raggiunta, per certi aspetti, una posizione comune, bene espressa dalla conclusione di Andrea: lo Stato ha certamente un ruolo importante nel sociale, nel tradurre i principi comuni di dignità umana e rispetto in provvedimenti “sociali”. Poi la palla passa alle persone che, nella ricerca del proprio compimento, devono comprendere come la felicità personale possa essere piena e vera solo se è esperienza comune con coloro che ci stanno attorno. Un monito anti-individualistico che ha sempre corrisposto ai richiami e allo spirito di questo sito, cioè delle persone che ci stanno dietro. Questo è sicuramente il dato principale.

Qualche precisazione sento però di doverla fare per chiarire come alcuni apparenti “dettagli” siano al contrario fondamentali nella questione. Non voglio tornare sul dibattito “terminologico”: faccio presente che io non ho mai parlato di idealismo, il cui suffisso sottolinea già eloquentemente la precisa differenza con l’ideale (pensiamo a sociale e socialismo). Per quanto riguarda l’ideologia è chiara la diversa interpretazione data da noi due alla parola, non c’è quindi molto da dire. Devo inoltre fare ammenda circa il mio sottotitolo in cui dico che “non esiste felicità di Stato” per poi affermare nell’articolo “E’ vero che l’eliminazione delle differenze enormi spesso presenti nella società va promossa e sostenuta costantemente, ma non con l’idea di un obiettivo di uguaglianza nel senso di misura, bensì di felicità”: la mia prima frase va letta come “non esiste felicità dallo Stato”, cioè sottolineo il ruolo, lo ripeto ancora, importante (in questo senso va letta la seconda frase), ma non decisivo, dello Stato. Anche qui, come vedete, poca roba.

Il punto centrale del mio disappunto sono invece le seguenti affermazioni: “ Mi ispiro, in parte, al socialismo cristiano, esposto nella "Rerum Novarum" di Leone XIII ” & “Emerge, dall'articolo citato (“Fu San Benedetto a salvare l’Europa”, nota di Cecco), uno dei più grandi errori della dottrina cattolica: la radice del male insita nell'uomo. Una falsità storica. Non vorrei concentrarmi troppo su questo punto ma l'insieme di nozioni storiche e statistiche dovrebbe confutare facilmente questa tesi: l'uomo, per sua natura, è buono.” Premetto che non voglio stravolgere il discorso di Andrea spezzandolo e inoltre mi fa piacere la citazione di un’enciclica importantissima nella storia della Chiesa e non solo. Il rischio che vedo è di metodo: qualsiasi documento proveniente da un Papa o comunque dalla Chiesa non può prescindere dalla realtà del “peccato originale”. E’ questo che stona pesantemente con quanto affermato nell’altro “stralcio”. Io sarei più cauto nel dispensare un giudizio su un punto così fondamentale, anche perché se letta in questa chiave la stessa enciclica assume altro significato che, può anche piacere, ma poco ha a che vedere con Leone XIII e il cosiddetto “socialismo cristiano” (che a mio parere si chiama semplicemente Vangelo).

Soprattutto non comprendo come si possa dire che ”la radice di male” (radice, non dunque male assoluto) nel nostro cuore non ci sia; domando ad Andrea e a tutti voi: a sera, riguardando alla giornata, non avete nulla da rimproverarvi? Eppure avete agito con buone intenzioni. Questi non sono casi isolati e ne avevo citati anche nell’altro articolo. Tu Andrea dici a riguardo degli errori : ” è spesso la sua natura di essere vanitoso e orgoglioso che lo porta a ciò, senza per questo inficiare la propria benevolenza, senza per questo accantonare il raziocinio che distingue l'uomo dalle altre specie animali.” E come li chiamiamo orgoglio e vanità? Difetti, male, peccato originale: il nome cambia, la sostanza no. Inoltre non confondiamo la ragione con la natura: nessuno dice che la ragione non possa vincere l’istinto, ma questo è diverso dal dire che la nostra natura è buona. Se poi vogliamo buttarla sulla statistica non c’è problema: contiamo le vittime fatte nel nostro secolo dai regimi di tutti i colori, spesso addirittura in nome della giustizia sociale?! Vorrei citare uno scrittore che, a mio avviso, ha capito molto dell’umana natura ed è sempre stato difensore della dignità umana, sempre speranzoso, ma non che non si nascondeva che “l’invenzione più diabolica, quella che diede origine a tutte le altre, non fu l’invenzione della polvere da sparo, ma l’invenzione della giustizia terrena.” [G. Guareschi, Mondo Candido 1948-1951, ed. BUR]

Il succo è questo: siamo perfetti? NO. Allora abbiamo bisogno di qualcuno che perdoni il male che inevitabilmente commettiamo. Per me, nella mia vita, questo Qualcuno ha un volto preciso: Gesù Cristo, Figlio di Dio. Questa è la mia speranza e ho fiducia negli uomini, nella possibilità della felicità non per la nostra bontà, ma perché se sono amato persino nel mio peccato, posso amare anch’io.

Commenti
Da Anonymous @ martedì 21 ottobre 2003 0.00
Mi permetto di rispondere all'ultima domanda posta da Cecco in questo articolo con le parole di quello che è stato definito "il filosofo con il martello": F. Nietzsche, critico spietato del passato, dissacratore dei valori tradizionali, profeta del futuro, così scriveva nel 1888: "Dovunque si cercano responsabilità, e' sempre l'istinto del <i>punire</i> e <i>giudicare</i> a condurre la ricerca. ll divenire viene spogliato della sua innocenza quando un qualsiasi essere-cosi'-e-cosi' viene ricondotto alla volontà, a intenzioni, ad atti di responsabilità: la teoria della volonta' e' essenzialmente un'invenzione ai fini della pena, e cioe' del <i>voler-trovar-colpevole.</i> [...] Oggi che siamo entrati nel movimento <i>opposto</i>, dove noi immoralisti cerchiamo con tutte le forze di eliminare dal mondo il concetto di colpa e di pena e di purificare da esso la psicologia, la storia, la natura, le istituzioni e le sanzioni sociali, ai nostri occhi non ci sono avversari piu' radicali dei teologi, che con il concetto dell' "ordinamento morale mondiale" continuano a insozzare l'innocenza del divenire con la "colpa" e la "pena". Il cristianesimo è metafisica per boia.." [Crepuscolo degli Idoli, 1888, 6-7]

Da Cecco @ mercoledì 22 ottobre 2003 0.00
Non mi sorprende di essere in aperto contrasto con quanto affermato sia da Rousseau (citato da Andrea) che da Nietzsche (citato da dublinia) perchè io la penso esattamente al contrario di questi 2 autori, ergo ho ben espresso la mia idea. Vorrei inoltre semplicemente puntualizzare la differenza fra istinto o natura e ragione; 1) qualcuno uccide mio fratello: istintivamente lo ammazzo, invece ragionando lo perdono. 2) Per imparare a fare questo piccolo ragionamento c'è voluto che Qualcuno venisse a insegnarcelo.

Da Andrea @ mercoledì 22 ottobre 2003 0.00
"La radice di male" non è insita nell'uomo poiché "la natura buona dell’uomo" è realtà: é questa l'unica divergenza di idee che ho nei confronti di questo articolo, in linea con quello precedentemente scritto da Cecco sull'argomento. Premessa la volontà di ricercare una verità attraverso la laicità del sito (pur nel rispetto delle credenze dei singoli), è necessario vedere l'opinione cattolica a riguardo (seppur abbastanza contraddetta all'interno della stessa bibbia) al pari di tante altre. Fu Jean Jacque Rousseau, in epoca illuminista, a dire che l'uomo, buono per natura, si corrompe (solo) quando non si lascia guidare dal sentimento e che quindi bisogna trovare la via per tornare alla natura e alla semplice civiltà del cuore. Queste parole aprono uno scenario importante nella discussione, secondo me condivisibile in un'ottica cristiana: è attraverso il cuore, l'amore, la bontà dell'uomo che la società si deve muovere. Tali sentimenti sono insiti nell'uomo e solo talvolta offuscati. Basti pensare da quanti anni esiste l'uomo e non si è mai estinto, quante occasioni ci sarebbero per provocare "stragi mondiali" e non è mai accaduto, etc. Poiché chi legge ha già ben capito dove voglio arrivare "a parare", lascio le ultime parole alla citazione di una trattazione presente sul sito www.neo-tech.com, in cui la mia posizione è chiara dalle premesse. Argomento: "La natura dell'uomo". <i>[...]Ponendo la domanda: "Qualè la natura dell'uomo e della donna? [...] Coloro che sicuramente sono delle persone perdenti in partenza, risponderanno sulla base di un mistico e platonico punto di vista; coloro che sono già dei vincenti in partenza, risponderanno sulla base di un realistico ed aristotelico punto di vista.<br /> 1. Quale è la natura dell' uomo e della donna?<br /> Risposta mistica (Platonica)<br /> Gli esseri umani sono per natura cattivi, irrazionali e distruttivi. Sono subordinati a "cause superiori", devono essere controllati da un' autorità superiore [...] e constretti a servire gli altri e la società.<br /> Risposta realistica (Aristotelica)<br /> Gli esseri umani sono per natura buoni, razionali e produttivi (o il genere umano non esisterebbe). Gli esseri umani sono capaci di soddisfare le proprie esigenze a raggiungere la felicità ed essendo liberi, possono agire secondo la propria natura. Serviranno loro stessi, gli altri e la società nel migliore dei modi[...]<br /> [...]<br /> Gli esseri umani sopravvivono usando razionalmente la mente davanti alla realtà per produrre quei valori e quei beni necessari alla sopravvivenza e alla prosperità. Soltanto quando saremo liberi di soddisfare la nostra natura, potremo servire noi stessi e gli altri nel migliore dei modi.<br /> Soltanto coloro che sono liberi e disposti a vivere secondo la loro natura, possono assicurarsi un futuro di prosperità e felicità. </i>

Da mrtpla @ domenica 9 novembre 2003 0.00
Sono stato piu' volte ripreso per i pochi (nessuno) commenti che ho scritto, cosi', approfittando di una domenica senza impegni ho deciso di rileggere insequenza tutti gli articoli di questo "thread" e ho notato che da un discorso sullo stato sociale siamo passati a parlare di filosofia. Ma veniamo al dunque, mi rifiuto di credere che il "bene" o il "male" siano insiti nella natura dell'uomo, ma mi piace pensare all'uomo come ad un essere in grado di prendere in cosiderazione le situazioni mano a mano che gli si parano di fronte: in alcuni casi agira' per il bene comune, in altri per il proprio tornaconto personale ed in altri ancora non agira' affatto, ma SEMPRE sara' responsabile delle sue scelte di fronte alla giustizia, terrena o divina che sia. A proposito, la "giustizia terrena" definita in modo tanto dispregiativo dal grande Guareschi, sara' magari parziale, corrotta e inadeguata, ma e' un sistema abbastanza funzionale per cercare di garantire il rispetto delle regole, cosi' come la politica (anche qui gli aggettivi dispregiativi si sprecano) e' l'unico sistema che gli uomini sono riusciti a trovare per cercare di non farsi guerra e dunque non e' da disprezzare a priori. Concludendo, io voglio credere di essere libero di scegliere di volta in volta come comportarmi. Di piu', io so di essere libero anche di contravvenire alle regole e so anche che ogni giorno devo rendere conto, prima di tutto alla mia coscenza, di quando ho fatto buono o cattivo che sia. Verra' il giorno, prima o poi, in cui Qualcuno mi chiedera' conto delle mie azioni ed in quel momento spero di essere in grado di stare a testa alta ad affrontare il giudizio supremo consapevole quantomeno di aver agito di testa mia.

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