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lunedì 19 settembre 2005
Buon compleanno a masce.com!
Da Cecco @ 0.00 :: 248 Visite :: 1 Commenti :: :: Politica
 

Un intervento di dibattito sui temi sollevati dall'autointervista "Un sogno intramontabile".

Immagine: Quattro anni di masce.com(From vari)




Colgo l’occasione del IV compleanno di masce.com per ringraziare chi ha posto in essere questa realtà che, seppur con le difficoltà connesse al tempo a disposizione per chi scrive, rappresenta un concreto esempio di dibattito civile su temi di attualità. Proprio in questo spirito mi interessava, a partire dalle parole di Andrea nell’autointervista, sottolineare alcuni miei personali punti di vista sui temi in campo.

Per quanto riguarda la legge elettorale, terrei a precisare dapprima una questione di metodo: generalmente non è vero che cambiare a ridosso delle elezioni sia sbagliato, anzi è logico; infatti le elezioni sono le regole del gioco democratico, se si cambiano le regole bisogna ripartire da quelle nuove e, di conseguenza, una nuova legge elettorale deve portare a nuove elezioni, in qualunque momento venga promulgata; detto questo, io sono assolutamente contrario alla proposta di legge elettorale del centro-destra, semplicemente perché va contro la mia convinzione a favore del maggioritario (vedi articolo “Governo & opposizione” nella categoria “Mondo”) ed anche perché pare una proposta “raffazzonata” e ideologica di una determinata forza politica. Inoltre anche la metodologia di presentazione, attraverso un emendamento, ha contribuito a metterne in luce l’ambiguità. In generale un bel pasticcio, forse un clamoroso autogol, della Cdl.
Dal punto di vista storico, pur apprezzando la chiarezza e lo “stare ai fatti” di Andrea, terrei ben distinte le 2 leggi che sono state citate: la legge Acerbo fu infatti una proposta anti-democratica di una forza reazionaria che già mostrava (vedi ad esempio “marcia su Roma”) di voler sovvertire il precario sistema pre-esistente. Invece la legge del ’53 non fu, a mio parere, una truffa, ma un tentativo, seppur discutibile, di introdurre maggiore governabilità nel paese e questo può essere desunto anche dal fatto che la legge veniva da un partito dichiaratamente democratico e che tanto si era adoperato contro il regime; la “democraticità” di quella legge può infine essere dedotta anche dalla sua stessa fine: se fosse stato un vero tentativo anti-democratico difficilmente la coalizione DC si sarebbe fermata ad una percentuale così vicina al 50%. Legge magari inopportuna e criticabile, ma da tener ben distinta da quella del 1924.

Sempre restando nel panorama politico italiano, vorrei rispondere ad un atteggiamento sprezzante che vedo sempre nei confronti della Lega Nord, che rischia di porsi sullo stesso piano delle disgustose posizioni di alcuni (attenzione: alcuni) suoi esponenti. Personalmente mi sono sempre schierato contro gli estremismi, denunciando in particolare certi discorsi allucinanti dello stesso Bossi; tuttavia vorrei ricordare che la forza politica che ha portato il principio federalista, nella sua accezione basilare e contemporanea, nel panorama politico attuale è proprio il partito del Carroccio, e lo ha fatto così bene che addirittura il centro-sinistra ha voluto mettere insieme una veloce e confusionaria riforma costituzionale nel suo periodo di governo e il centro-destra ne ha fatto un punto programmatico nel 2001, portato avanti fino ad oggi. Ancora però si sentono le solite resistenze in nome di una “deriva secessionista” che è solo un miraggio: se tutti siamo consapevoli che secessione e federalismo sono 2 parole differenti non c’è problema, se no basta guardare su un dizionario. A volte invece certi partiti, più apparentemente responsabili, salvo poi aprire verifiche di maggioranza assolutamente irresponsabili, si sono mostrati fermi su posizioni ideologiche reazionarie. Resta chiaro che individuato e imboccato un condiviso e certo cammino federalista la Lega avrà esaurito il proprio compito cominciato nel ’92, ma per ora ci sono ancora un bel po’ di passi.

Per quanto riguarda il fronte estero vorrei non sentire il peso dell’antiamericanismo sulla tragedia di New Orleans; basta citare due editoriali del “New York Times”, prima e dopo l’uragano:
“Chiunque abbia a cuore una spesa pubblica responsabile e la salvaguardia dei fiumi e delle zone paludose d’America dovrebbe prestare attenzione a una legge che ora è in Senato (…) c’è uno spreco di 2,7 miliardi di dollari per mettere a posto il Mississippi.(…) Questa è una pessima legge”. Editoriale del New York Times (13 aprile 2005)
“La nazione chiederà presto perché gli argini di New Orleans erano così inadeguati (…) Perché il Congresso, prima di andare in vacanza, stava tagliando il budget destinato a sistemare gli argini?”. Editoriale del New York Times (1 settembre 2005)
Addirittura un quotidiano americano è riuscito a porsi ideologicamente sulla questione.

Invece a riguardo della situazione del terrorismo, sento di condividere la posizione di Magdi Allam (a Parolario, Como, 17 settembre) che ha ricordato come l’11 settembre sia stata la dichiarazione di una guerra che avrebbe avuto un’escalation cruenta a prescindere dalla risposta Usa, ma soprattutto ha ricordato che l’esperimento di democrazia iracheno, sostenuto dall’Onu, è cruciale per tutto il Medio Oriente, in particolare per lo stesso popolo iracheno, nonostante gli errori degli americani, su cui pure Allam si è soffermato. In sostanza, a mio parere, il terrorismo e il fanatismo islamico rappresentano una cancrena che è esplosa in tutta la sua infettiva virulenza e noi siamo chiamati alla fermezza, a non cedere alla paura, a far capire anche nei paesi islamici il valore della democrazia. Perché si possa arrivare a questo, va cambiato radicalmente anche l’Onu, non con la proposta dei dittatori e dei paesi contro i diritti umani, sventata per opera di Bolton, il rappresentante Usa, ma con la collaborazione in primis delle democrazie europee, con il loro portato storico e culturale e soprattutto con i loro principi.

Infine una nota sulle elezioni tedesche: la Germania, vista da certi nostri osservatori miopi come il paese ricco in confronto a noi poveracci, si è trasformata in pochi anni nel paese della disoccupazione e dell’ansia che ha determinato un’instabilità politica totale. Chi visita questo sito con frequenza avrà notato come abbiamo sempre riportato aggiornamenti comparativi (con articoli o sulla bacheca) sulle situazioni italiana, francese e tedesca, da cui alcune considerazioni si sarebbero potute trarre con grande semplicità.

Ancora una volta riprende un dibattito di democrazia, il che, come direbbe Guareschi, “è bello ed istruttivo”.
Commenti
Da Andrea @ giovedì 22 settembre 2005 0.00
In politica interna la posizione è rispettabile anche se non la condivido. Solo due note. La prima: non volevo mettere sullo stesso piano il 1953 e il 1924, stavo solo citando le uniche due ricorrenze storiche sulla questione. La seconda: hai ragione sul fatto che le leggi elettorali si cambiano a fine legislatura, stupido chi (Es.: Prodi) sostiene il contrario che delegittimerebbe un parlamento neo eletto; la mia preoccupazione sul metodo sta nel volerlo fare a colpi di maggioranza. In fatti di politica estera, invece, la mia cultura morale mi porta a cosiderare diversamente il prossimo, evitando in tutti i modi di andare a massacrarlo con una guerra inutile, evitando di considerarlo terrorista solo perché all'interno della sua etnia o della sua religione esistono dei terroristi. Sottoscrivo, invece, la necessità di cambiamento all'interno dell'Onu, per problemi di varia natura: così tanti, vasti e importanti che, ahimé, a volte mi portano a dubitare sul futuro del progetto. Ma penso che tu conoscessi già il mio punto di vista...

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