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sabato 18 novembre 2006
DisUnione
Da Cecco @ 0.00 :: 591 Visite :: 0 Commenti :: :: Politica
 

Manca totalmente una linea politica nell'azione dell'esecutivo.

Immagine: Per Prodi problemi sempre maggiori(From neopuntoit.splinder.com)




Dalle elezioni ne è passato di tempo, non si è più nella bagarre dei proclami altisonanti e delle battute al veleno, anche se i toni della politica sono sempre tesi, soprattutto nell’attuale periodo di esame della finanziaria. E’ dunque lecito stilare un pagellino della nuova maggioranza.

Pur con l’esitazione di chi non conosce profondamente la storia contemporanea, mi sento di condividere il giudizio dato dal leader di An, Gianfranco Fini, che ha parlato di “peggior governo della storia repubblicana”. Perché questa secca bocciatura?

Andiamo con ordine. Uno dei principali problemi emerso drammaticamente nell’ultimo decennio, ma presente da sempre nel sistema italiano, è la mancanza di governabilità, cioè quell’insieme di efficacia dell’azione dell’esecutivo e stabilità politica del parlamento che sole permettono di affrontare con decisione i bisogni del Paese. In questo senso mi ero già espresso condannando fortemente l’ultimo esecutivo Berlusconi per lo sproporzionato numero di componenti (vedi “Cose da II Repubblica”, sezione “Politica”); il centro-sinistra è riuscito a fare meglio, che ovviamente in questo caso vuol dire peggio, portando i ministeri da 24 a 26 e con il numero esorbitante di 76 fra viceministri e sottosegretari. Tra l’altro, l’aumento del numero di ministeri è legato allo smembramento di alcuni dicasteri che avevano cominciato a funzionare proprio con l’accorpamento di più deleghe che ne permetteva un’azione unitaria. Basta pensare al Ministero del welfare, uno dei pochi veramente funzionanti sotto la guida di Roberto Maroni e ora diviso fra: Lavoro e previdenza sociale (Damiano), Solidarietà sociale (Ferrero) e Politiche per la famiglia (Bindi). Abbastanza ridicola anche la situazione all’Economia, dove la pessima reputazione di Visco gli ha impedito di prendere ufficialmente le redini e lo costringe ad agire all’ombra di un povero ex-tecnico di grande valore quale Tommaso Padoa-Schioppa, ostaggio del suo vice e delle bizze di una maggioranza che non ha mai saputo fare bene i conti. Governo pachidermico.

Secondo: governo confusionario. Non contenti di aver affollato Palazzo Chigi in maniera inverosimile, i vari ministri, vice e affini si cimentano per la maggior parte del tempo a discutere i provvedimenti licenziati dagli altri dicasteri, prima ancora che a sovrintedere al proprio. Ed emerge l’annoso problema di personaggi sistemati, per evitare danni dando però il contentino di una poltrona, al posto più lontano possibile dalle loro “competenze”: basti guardare alla barzelletta di Di Pietro ai lavori pubblici, comico remake di quanto già visto nel periodo 17/5/’96-20/11/’96. E i risultati, Ue docet, non tardano a vedersi, nel caso Autostrade-Abertis ad esempio. Non voglio qui entrare nel dettaglio della finanziaria semplicemente perché, fino al voto definitivo, non esiste nessuna finanziaria, ma un’accozzaglia magmatica di provvedimenti, in cui spicca l’aumento delle tasse. Stiamo a vedere.

Terzo: maggioranza rissosa. Non può non balzare all’occhio il pauroso ondeggiamento costante dell’Unione. Venuta meno la coesione dovuta alla ricerca del potere, quando questo è stato effettivamente ottenuto ecco che è partito un litigio ad oggi ininterrotto. Particolarmente visibile la lotta senza quartiere tra riformatori e massimalisti che vede i primi praticamente sempre sconfitti, con l’appoggio di Prodi, probabilemente teso ad indebolire i possibili avversari interni Rutelli, Fassino e D’Alema, tutti più o meno dell’ala riformista. Il problema è che questo gioco al massacro non è solo un pessimo spettacolo, d’altronde gli ultimi due anni di governo Berlusconi non sono stati molto diversi, ma fa pensare il fatto che sia emerso subito dopo una vittoria elettorale, peraltro confermata dalla vittoria nel referendum costituzionale. Se la situazione è questa dopo 6 mesi, immaginiamoci alla prossima Finanziaria.

Quarto: aggravante del rischio di perdere la crescita. Infatti il problema generato dall’indecisione dell’azione di governo e dal peso della componente radicale, sta portando allo smantellamento delle riforme precedenti targate Berlusconi. Tali riforme, soprattutto finanziarie, sono in buona parte deboli, ma hanno comunque prodotto una ripresa che ora va sostenuta agendo con spirito di miglioramento. La cancellazione di tali provvedimenti non può che generare un ritorno ad uno status quo stagnante in cui, caro Bertinotti, non c’è proprio un bel niente da (ri)distribuire. D’altronde non possono essere i comunisti a capire come funziona l’economia, se no non sarebbero più comunisti, ma c’è tanta parte del centro-sinistra che assiste apatica senza difendere i segnali di ripresa. Netta ad esempio la sensazione che la forte crescita del gettito fiscale sia segnata dalle ultime finanziarie che però non sono state recepite dall’attuale azione di governo.

Dell’opposizione e della sua mancanza di iniziativa si parlerà in un’altra occasione, intanto si assiste impotentemente alla paralisi della politica italiana. E sono solo 6 mesi, è dura….
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