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mercoledì 21 aprile 2004
Effetto Zapatero
Da Cecco @ 0.00 :: 238 Visite :: 0 Commenti :: :: Mondo
 

Un duro colpo alla coalizione

Immagine: Il nuovo premier spagnolo Zapatero(From www.el-mundo.es)




Zapatero lascia. La Spagna abbandona l’Iraq, fra grandi promesse di combattere il terrorismo, ma con l’unico fatto concreto del ritiro delle truppe. Era prevedibile? Sì. Era logico? Sì. Se torniamo infatti con la memoria alla campagna elettorale, l’unico vero punto programmatico del candidato socialista era l’abbandono della coalizione. Non una precisa linea economica, come sottolineato nell’articolo “Sorpresa elettorale in Spagna”, non un partito compatto, sconfitto nettamente nel 2000 e il cui ultimo uomo forte è stato Felipe Gonzales, leader fino ai primi anni ‘90, e con l’unica idea della pace senza se e senza ma, come richiesto dalla piazza.

Una sola condizione, da sempre e maggiormente dopo l’elezione, Zapatero aveva posto per restare sul teatro iracheno: l’intervento dell’Onu. Lo aveva ricordato ancora una volta giovedì 15 aprile, fresco della nomina a primo ministro ricevuta dalle Cortes (183 voti su 331), con le parole “In Iraq solo con mandato Onu”. E il punto controverso è proprio questo perché le Nazioni Unite sulla situazione si sono più volte pronunciate; però questa notizia stenta a passare dai media e allora rinfreschiamoci la memoria.

22 maggio 2003: viene approvata la risoluzione 1483 (voti a favore 14, contrari 0, si astiene la Siria). Viene inviato, nell’Iraq occupato dagli anglo-americani, un osservatore dell’Onu. Questi è il famoso Viera de Mello, successivamente ucciso in un attentato dai terroristi iracheni.
14 agosto 2003: viene approvata la risoluzione 1500 (voti a favore 14, contrari 0, si astiene la Siria) che riconosce le forze di occupazione, l’autorità provvisoria e il consiglio governativo iracheno quale legittimo rappresentante del popolo. Vengono inoltre stabiliti i confini della missione Onu.
16 ottobre 2003: viene approvata la risoluzione 1511 (all’unanimità) che autorizza “la forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq” e che esorta “i paesi membri a dare il proprio contributo, in virtù di questo mandato delle Nazioni Unite, anche con l’invio di forze militari, alla forza multinazionale”. Inoltre si impone agli anlgoamericani di preparare un calendario per il passaggio dei poteri agli iracheni. Tale calendario è stato redatto e, nelle ultime settimane, Kofi Annan ha mandato a Baghdad il suo inviato speciale Brahimi per verificare e rendere operativo tale passaggio.

Evidentemente questi fatti non sono stati giudicati sufficiente garanzia dal nuovo premier spagnolo. Questo atteggiamento rappresenta un aiuto ai terroristi? Non lo so. Certo indebolisce la coalizione e allontana una nuova risoluzione che stabilisca in via definitiva l’iter del trasferimento dei poteri in Iraq. Certo rende lampante il motivo dell’attentato a Madrid: si è scelta la Spagna in virtù del suo pacifismo “integrale”, con il preciso obiettivo delle elezioni.

L’anello debole della catena occidentale ha ceduto; agli Usa, all’Inghilterra, all’Italia il compito di resistere. Per la libertà e la democrazia dell’Iraq.
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