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giovedì 20 maggio 2004
Educazione: il pensiero debole
Da Cecco @ 0.00 :: 238 Visite :: 2 Commenti :: :: Cultura e Societa
 

Educare alla tolleranza. Riflettiamo attentamente su questo codice sociale fondamentale.

Immagine: "Il Dubbio" di Marco Bernardi(From www.bravosito.it)




Premetto che questo è il seguito di ‘Educazione: la situazione attuale’. In questa seconda parte del discorso viene analizzata una visione attualmente molto seguita dell’educazione, legata al cosiddetto ‘pensiero debole’.

“[…] E’ stato proposto un progetto educativo alternativo alla definizione di educazione data sopra (introduzione al significato della realtà). Esso è riassunto dalla affermazione di G. Vattimo: ‘vedere se riusciamo a vivere senza nevrosi in un mondo in cui Dio è morto’. […] E’ un’educazione che non introduce nella realtà, ma dentro al gioco senza fine delle contraddittorie interpretazioni della realtà: dei vari significati decisi liberamente da ciascuno.

[…] Da una parte un’esistenza umana vissuta da una persona che, sganciata da ogni appoggio al reale, vuole essere libera nel senso ‘astratto’ del termine. Si vanifica il reale dell’esistenza e quindi della libertà. Essere liberi è ormai sinonimo di assenza di impegno: ‘sono libero’ vuol dire anche ormai nel linguaggio comune, ‘non ho impegni’. E’ significativo al riguardo il modo con cui è stato trattato il problema dell’educazione sessuale: informare in modo tale che uno possa fare della propria sessualità ciò che vuole, senza averne danni fisici (Aids per esempio). Dall’altra parte una soggettività come questa deve però porsi il problema del raccordo con gli altri. E’ possibile educare ad una vera comunità umana partendo da quell’esperienza di libertà? […] E allora educare alla vita in società che cosa significa?

Educare alla tolleranza. Riflettiamo attentamente su questo codice sociale fondamentale. Che cosa significa? […] Che l’alterità, la diversità è qualcosa di neutrale: il fatto che esistono gli altri non ha in se stesso e per se stesso nessun significato. […] Non ha senso che io mi chieda e ti chieda se ciò che pensi sia vero o falso: ogni opinione e il contrario di ogni opinione ha lo stesso valore.

[…] Semplicemente è più utile che ciascuno tolleri ciascuno. […] E’ una ‘società-comunità leggera’: ‘leggera’ significa esclusivamente e totalmente fatta e disfatta dal libero gioco delle libertà. Un rimando ad un’alleanza originaria è escluso.”

Nell’attesa della conclusione di questo intervento sull’educazione, ragioniamo sul significato che noi diamo alle parole tolleranza e società. Ma soprattutto: cos’è quell’ “alleanza originaria” di cui si parla?

Commenti
Da Andrea @ giovedì 20 maggio 2004 0.00
Leggevo l'articolo con lo spirito di chi cerca ogni cavillo per poter far nascere una critica, avendo un pregiudizio negativo che mi sorgeva dal vedere accostati "tolleranza" e "pensiero debole" fin dai titoli. L'ho riletto, cercando una più sana e costruttiva visione delle cose, con il tentativo di impersonificazione nell'autore per capire ciò che vuole esprimere. A questo punto mi trovo a dover scegliere se <i>accettare con pazienza, indulgenza, larghezza d'idee le opinioni, gli atteggiamenti, gli errori altrui</i> o se scartare questo modo di pensare perché debole ed impazientirmi, insopportante di chi porta opinioni diverse dalle mie, poiché la mia opinione ha un valore maggiore di quella dell'autore. Scelgo di essere tollerante (la cui definizione è quella sopra in corsivo), convinto, come l'autore, che la diversità non è qualcosa di neutrale, che ogni opinione ha valore differente ma che questo valore non è assoluto ma personale [‘non ci sono fatti, ma solo interpretazioni’ (Nietzsche)]: convinto, insomma che l'indifferenza sia un brutto male ma che la tolleranza sia un fondamento per una società che voglia definirsi civile, nella quale ciascuno gode della libertà di avere un pensiero, esporlo, vederselo contestato ma, comunque, essere accettato.

Da Cecco @ lunedì 31 maggio 2004 0.00
Ho atteso e riflettuto a lungo sul commento di Andrea. Sono giunto a questa idea: se uno afferma 'questo valore non è assoluto ma personale' la prima conseguenza è che non ha più senso parlare di terrorismo o democrazia perchè esse divengono, immediatamente, la stessa cosa. Sconfortante.

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