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martedì 21 ottobre 2003
Cinque lustri di passione
Da Cecco @ 0.00 :: 250 Visite :: 0 Commenti :: :: Cultura e Societa
 

Il Papa polacco, con il suo slancio, ha cambiato il mondo

Immagine: Un'immagine del Papa sofferente subito dopo l'attentato(From www.arcobaleno.net)




16 ottobre 1978: piazza S. Pietro freme d’attesa, si attende la proclamazione del nuovo Papa, come successo appena qualche settimana prima per il concistorio che ha eletto Giovanni Paolo I. Ed ecco che, dopo la fumata bianca dalla Cappella Sistina, una figura appare alla finestra e annuncia la “grande gioia”: il cardinale Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II. La sorpresa è grande: un Papa straniero manca da 500 anni ed ecco un polacco, da poco divenuto cardinale, di soli 58 anni.

25 anni sono passati da quel giorno ed ogni minuto trascorso ha confermato la grandezza di quella scelta, di questo sacerdote proveniente da una terra da sempre martoriata eppure sempre, veramente cattolica. Il Papa giovane, il Papa politico, della lotta al comunismo e del richiamo ai valori cristiani alla base dell’identità europea, il Papa dei giovani, dei bambini, il Papa dei poveri, degli ultimi, il Papa della pace, delle scelte coraggiose, della richiesta di perdono per i peccati storici dei cristiani, il Papa viaggiatore, il Papa della famiglia, il Papa dei malati, il Papa sofferente. Sono solo alcuni, un ridottissimo elenco, dei nomi dati a questo Pontefice e, ognuno di essi, gli si adatta perfettamente eppure non rappresenta che una piccolissima sfaccettatura della sua grande figura. Il migliore esempio di questa capacità di immedesimazione umana del successore di Pietro è stato il Giubileo: ogni momento dell’Anno Santo è stato dedicato alla preghiera e all’incontro con una diversa realtà cristiana, per mostrare il vero significato della vocazione cattolica (cioè universale), che è ben visibile nel magistero di Giovanni Paolo II.

Ciò che veramente balza agli occhi è che più questo Papa approfondisce la propria esperienza pontificale e quindi il proprio personale rapporto con Cristo e più la sua umanità, il suo essere fino in fondo uomo vero si esalta. Resto sempre stupito da come lui riesca, in ogni situazione, ad essere semplice, a seguire l’impeto inesauribile della propria fede e proprio su questo punto, cioè nella ricerca della felicità, a incontrare e valorizzare chiunque. Basta ricordare la visita alla moschea o alla sinagoga di Roma: gesti di difficile comprensione per chi non conosca la bellezza e la fatica del cammino verso il proprio compimento, ma che Wojtyla, sorretto da Cristo, non ha temuto di compiere. Nel vastissimo mare di parole che il Papa ha indirizzato agli uomini, il centro vitale del suo insegnamento può forse essere trovato nell’enciclica Redemptor hominis, dove si afferma che Cristo stesso è la verità, cioè il vero valore dell’uomo: “Questo profondo stupore riguardo al valore e alla dignità dell’uomo si chiama Vangelo, cioè Buona Novella. Si chiama anche cristianesimo.”

In questi anni Karol Wojtyla è cresciuto, è cresciuto assieme a tutti gli uomini del mondo che cercano di costruire un’esperienza veramente corrispondente al cuore dell’uomo; è stato, è una voce potente in difesa del nostro valore, del valore di ciascuno di noi, cristiano o non cristiano. E’ per questo motivo che anche molti non credenti lo vedono come una delle poche autorità morali attuali ed in questo senso è giunto, fra gli altri, il bellissimo augurio del Presidente Ciampi. Ed anche adesso, di fronte alla sofferenza, non c’è scandalo per un uomo che, fino in fondo fedele all’incontro decisivo per la propria vita, continua il cammino affidandosi a Dio. Ieri ha beatificato Madre Teresa, da lui sempre stimata per la testimonianza di pienezza resa nella sua missione, ed ha voluto ricordarla con queste parole: “Aveva scelto non di essere giusta con gli ultimi, ma di servire gli ultimi e la sua grandezza sta nella sua capacità di dare senza calcolare il costo.”

Grazie Giovanni Paolo II.
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