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martedì 23 novembre 2004
Crisi in Costa d'Avorio
Da Cecco @ 0.00 :: 211 Visite :: 1 Commenti :: :: Mondo
 

Il presidente dell'Assemblea nazionale Koulibaly: "Sarà il Vietnam della Francia"

Immagine: La mappa della Costa d'Avorio(From www.warnews.it)




Si parla di Iraq, si parla di Terra Santa. Parliamo anche della Costa d’Avorio, teatro di una guerra recente, testimonianza di una decolonizzazione apparentemente indolore, poi degenerata, ma soprattutto una guerra, come tante altre in Africa, che non fa notizia.

Il 7 agosto 1960 la ex-colonia francese diviene indipendente e il 27 novembre dello stesso anno viene eletto presidente Felix Houphouet-Boigny, ex-parlamentare ed ex-ministro francese. Viene riconfermato alla guida per sette mandati consecutivi, dando grande lustro al paese, primo produttore mondiale di cacao ed esempio di stabilità politica ed economica. Il problema è che, durante questo lungo periodo, non si è formata una classe dirigente abituata al gioco democratico e così, alla morte del presidente (1993), si scatenano i giochi di potere che affossano il sistema partitico. Nonostante una situazione molto tesa non si verificano scontri significativi fino a quando, nel dicembre ‘99, il generale Guei depone il presidente Bedie. Bisogna attendere un anno perché si ristabilisca, attraverso regolari elezioni, una guida dello Stato: è Laurent Gbabo.

La situazione sembra ristabilirsi lentamente finchè, nel settembre 2002, a seguito di scontri nella capitale commerciale Abidjan, un gruppo di ribelli, fra cui diversi militari, dà il via ad una vasta operazione nel nord del paese, con l’intenzione di destituire Gbabo. Le forze armate riescono ad impedire il golpe, tuttavia le Forces Nouvelles, guidate da Soro, mantengono il controllo del nord del paese. In seguito all’intervento dell’Unione Africana, attraverso l’ECOWAS (Comunità economica dei paesi dell’Africa Occidentale), e dell’ONU vengono firmati gli accordi di Marcoussiss e di Accra. Tali accordi prevedono la divisione del paese in due parti, una controllata da Gbabo a sud, che comprende la capitale Yamoussoukro e Abidjan, e l’altra a nord, controllata dalle FN concentrate nella roccaforte di Bouakè, separate da una zona cuscinetto presidiata da 6000 caschi blu dell’ONUCI (misione ONU per la Costa d’Avorio) , prevalentemente marocchini, e da 4000 francesi della brigata Licorne.

Resta forte la tensione e così, recentemente, si riaccendono gli scontri tra le forze governative e i ribelli, in violazione reciproca degli accordi. Lo scorso 6 novembre la situazione precipita: Gbabo ordina una operazione in grande stile apparentemente per riconquistare tutto il territorio ribelle. L’aviazione militare bombarda Bouakè e, per errore, colpisce una base della brigata francese, uccidendo 9 militari transalpini. La reazione è immediata: Chirac ordina la rappresaglia e i Mirage, alzatisi in volo da una base in Gabon, distruggono la quasi totalità dell’aviazione a terra (2 aerei e 3 elicotteri da combattimento). Informati di questa azione i più accesi sostenitori di Gbabo (i Jeunes Patriotes guidati da Goude) danno il via ad una caccia al francese nei quartieri residenziali, dove vivono più di 10000 transalpini. Solo la sera del 7 novembre Gbabo appare in tv per calmare la popolazione, mentre la difesa organizzata ad Abidjan dal contingente francese, che prende il controllo dell’aeroporto, evita la carneficina, ma provoca feriti e forse morti tra i manifestanti.

I giorni successivi sono di grande tensione: Chirac tenta di sdrammatizzare parlando di amicizia tra i due paesi, tuttavia Gbabo mantiene i suoi sostenitori in agitazione (presidiano con la sua residenza ad Abidjan 24 ore su 24) e i militari francesi controllano i punti nevralgici della città e disperdono la folla. Pesanti le dichiarazioni del presidente dell’Assemblea nazionale ivoriana, Koulibaly che ha parla di 30 morti causati dai francesi e garantisce che la Costa d’Avorio “sarà il Vietnam della Francia”. Intanto i caschi blu dell’ONUCI bloccano le operazioni militari dirette a nord, cercando di garantire il rispetto degli accordi, che i contendenti Gbabo e Soro osannano a parole, tradendoli nei fatti. Inoltre l’esercito ivoriano recluta numerosi giovani mercenari provenienti dalla Liberia.

Mentre diversi paesi occidentali, fra cui l’Italia, riportano in patria i propri concittadini, un tentativo diplomatico è messo in atto dal presidente sudafricano Mbeki, inviato dall’Unione Africana. Il 15 novembre, anche sulla spinta dell’UA, il Consiglio di sicurezza dell’ONU adotta la risoluzione 1572 che riafferma la validità dei precedenti trattati e impone un embargo di 13 mesi delle forniture militari, in particolare all’aviazione, alla Costa d’Avorio. In attesa dei prossimi sviluppi, proporremo nei prossimi giorni un interessante intervento di commento sulla situazione.
Commenti
Da Tias81 @ mercoledì 24 novembre 2004 0.00
Mi sono fatto un giro per qualche sito d'informazione (TgCom, Corriere, Repubblica) e non ho trovato il più minimo commento sull'argomento. Forse il motivo è legato al fatto che il cacao non è importante quanto il petrolio, perciò a nessuno interessa...Beh, forse per la mia ragazza sì, visto che mangia un sacco di cioccolata. Complimenti Cecco, questo articolo mi è piaciuto prorpio.Ciao

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