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mercoledì 24 settembre 2003
Ulivo: luci ed ombre
Da Cecco @ 0.00 :: 628 Visite :: 0 Commenti :: :: Politica
 

Partito riformista e nuovo leader, che aria tira nel centro-sinistra

Immagine: Quale sarà il volto della nuova sinistra che vuole nascere?(From vari)




Valutare l’operato politico di un’opposizione è un compito estremamente arduo perché impone un metro assolutamente diverso da quello usato nel giudicare un partito di governo. Il ruolo stesso di essere opposizione è molto critico in quanto si deve rappresentare una garanzia del potere democratico e si è dunque richiamati costantemente a discernere fra le proposte della maggioranza, scartando ciò che appare inaccettabile, ma collaborando su determinati “terreni” per non essere totalmente tagliati fuori dalla guida di un Paese. Si è quindi costretti al compromesso, primo fra tutti quello con i propri ideali e le proprie “simpatie”, e soprattutto ad un’instancabile opera di “tira e molla” nel tentativo di ribadire le proprie convinzioni, senza però tagliarsi fuori dal gioco politico. Questo mi sembra il sunto di ciò che dovrebbe fare un partito di minoranza in un paese democratico. Quest’ultima sottolineatura non è superflua, infatti in situazioni al di fuori dagli equilibri democratici, come nel caso di ogni genere di dittatura o oligarchia, il ruolo di una forza politica opposta al regime cambia e dunque il suo operato si svolge in maniera totalmente differente.

Fatta questa premessa (pesante ma indispensabile), a me interessa dare un giudizio sull’azione e la situazione dell’opposizione di centro-sinistra in Italia (paese quindi democratico). Non potendo parlare di provvedimenti e non volendo giudicare le chiacchiere, mi sembra interessante studiare l’organizzazione che intendono darsi i partiti dell’Ulivo e gli uomini che si propongono come leader (veri o presunti) di tale entità.

Il primo grosso nodo da sciogliere riguarda la nascita di un partito riformista e progressista che incorpori le due grosse colonne Ds e Margherita più il peso “leggero” (come voti, ma non come storia) Sdi. L’idea è certamente affascinante perché sarebbe un’ulteriore spinta verso il bipolarismo forte (ormai fondamento di tutte le grandi democrazie) e permetterebbe di dare alla sinistra una voce unitaria, troppo spesso mancante per il dualismo fra leader di provenienza centrista e uomini dell’ex comunismo. Il cammino si configura certamente difficile e alcune voci, all’interno dell’entourage intellettuale e politico di sinistra (ad esempio La Malfa e Salviati), richiamano al fatto che un partito non nasce per vincere le elezioni, ma quando c’è una reale convergenza di intenti. Se vogliamo interpretare i segni sicuramente la nascita della Margherita può esser vista come un primo passo nella direzione giusta: un esperimento di dialogo fra forza diverse interessante, anche se lacunoso nella leadership; Rutelli è molto spesso privato di autorevolezza dalle divergenze interne ai suoi e questo non favorisce certo la caratterizzazione di una decisa linea d’azione. A sostegno di un cammino di unificazione sembra essere anche la base, elemento fondamentale, ma da guidare e controllare, affinché il lavoro di avvicinamento sia reale e predomini la convinzione che un nuovo partito significa, per tutti, ridefinire precisamente la propria identità politica. Appartenente allo stesso processo sembrerebbe (e nell’intento di molti è proprio così) la creazione di un cartello elettorale per le prossime elezioni europee. Io ritengo che questo sarebbe un grave errore dovuto alla precipitazione. Errore non solo in prospettiva futura, ma proprio per come si configurano queste elezioni; si vota con il proporzionale e dunque l’edizione di una lista unitaria, oltre a tutti i problemi insiti nella stesura, confonderebbe i valori in campo (decisivi per un futuro partito unitario) oltre a portare ad un risultato peggiore rispetto al caso in cui si andasse divisi. Inoltre dove si collocherebbero gli eletti di una tale lista nel parlamento europeo? Gli eletti di origine DC sarebbero capaci di collocarsi nel Partito Socialista Europeo? Lo stesso Rutelli è stato molto preciso su questo punto: non sarebbe possibile. L’idea poi di vedere i parlamentari provenienti dalla stessa entità divisi in vari gruppi sarebbe una schiacciante contraddizione. L’unica alternativa sarebbe la creazione, in seno al Parlamento Europeo, di un gruppo “ulivista” che però non avrebbe politicamente senso, essendo questo una precisa caratterizzazione italiana e non internazionale. Attenzione quindi che quello che vuole essere il primo passo non sia la tomba del progetto di fusione.

Veniamo dunque agli uomini che si propongono sul palcoscenico di un Ulivo unitario e (forse, in futuro) unito. La coppia guida attuale Rutelli-Fassino è ancora quella della sconfitta elettorale 2001; il loro cammino da leader è dunque cominciato con un pesante handicap: non essere riusciti a dare al paese, dopo 5 anni di governo, una precisa proposta, forse anche spaventati dalla preoccupante situazione dei conti pubblici lasciata dal governo Amato. Degli attuali problemi di Rutelli ho già detto sopra, per quanto riguarda il segretario dei Ds il discorso è analogo, nel senso che la sua nomina è uscita dopo una lacerante consultazione nel partito, mentre la due figure più carismatiche (D’Alema e Veltroni) si sono defilate per ricostruire la propria credibilità politica. Il compito di Fassino è dunque stato da subito critico, ma certamente non gli si può riconoscere il coraggio di un’azione audace di rinnovamento: sul lato propositivo lascia molto a desiderare. L’errore, a mio avviso principale, dei due è la continua sovrapposizione fra la critica politica al governo e quella personale al premier. Ai loro elettori Berlusconi è già antipatico e dunque non c’è nessuno da convincere, semmai continuano a unire il centro destra attorno alla sua guida, mostrando che mentre da una parte la leadership è chiara dall’altra (la loro) è ancora forte lo strappo creato dalla crescita della Margherita a danno dello storico partito trainante della sinistra (Ds, ex PDS, ex ex PCI). Con una guida non ancora salda ecco spuntare gli uomini “nuovi”: Cofferati e Bassolino. Perché cito loro due? Il primo è stato sancito a furor di popolo (+ girotondino che non della tradizionale sinistra) e porta in dote l’appoggio del principale sindacato italiano; per quanto riguarda il presidente della regione Campania il suo ruolo è centrale in quanto, con l’accresciuto potere dei Governatori, si propone come figura in contrapposizione a Formigoni, primo amministratore a rendersi politicamente protagonista, in uno scontro che potrebbe poi riproporsi a livello nazionale. Eppure i due che ho citato sono su posizioni, ancora una volta, molto diverse: uno massimalista e l’altro dialogante; esempio a portata di mano è il dibattito sul premierato proposto dalla CdL: mentre Bassolino ha raccolto l’invito alla collaborazione, in linea con il fatto che l’idea era già presente nell’ultimo governo di centro sinistra, l’ex leader CGIL ha invece detto che “con il Polo non si tratta”, chiudendo ogni spazio di manovra. E così, fra tutti, l’unico che non ha rivali rimane Prodi: il protagonista della prima storica vittoria della sinistra in Italia, nelle elezioni del 1996. I pregi del “professore” sono numerosi: grande cultura politica, toni pacati e al tempo stesso fermi e, ultimo ma non meno importante, un prestigio internazionale costruito con l’esperienza (tuttora in atto) in Commissione UE. Per lui un appuntamento decisivo in questo senso è la stesura della Costituzione Europea, per la quale si va verso la stretta decisiva. Prodi sarebbe, per il progetto di un partito riformista, il capo ideale, nonchè designato all’unanimità dai vari esponenti politici del centro-sinistra. Due ombre sul suo nome: perché con un consenso tanto largo sulla propria persona non riuscì a governare più di 2 anni? E qui dovremmo introdurre il capitolo Bertinotti, ma si parla di opposizione di centro-sinistra e quindi Rifondazione esula dall’attuale analisi (ne parleremo eventualmente in futuro); rimane il dato di una sinistra che non ha lottato nel ’98 per il suo vate. Inoltre c’è il rischio che un impegno in Italia cominci ad annebbiare lo sguardo europeo di Prodi, recentemente ha infatti dichiarato “non dovremmo pensare ad ostacolare la Cina, bensì riscoprire la Cina che è in noi.” Mi chiedo se questa dichiarazione (a molti parsa normale, per me paragonabile a quelle sul fascismo di Berlusconi) non sia dettata dal fatto che sull’argomento si era appena espresso, in senso contrario, il ministro Tremonti (appoggiato da quasi tutti i paesi europei). Bisogna quindi che scelga in tempo breve se tornare in Italia per un’investitura ufficiale o se continuare ad essere, dall’estero, autorevole ma nulla più.

Il quadro è dipinto: sprazzi di luce che tranquillizzano anche gli elettori di centro destra (come il sottoscritto), spesso spaventati dall’idea che i futuri interlocutori della maggioranza potessero essere Agnoletto o Moretti, ma ancora tanto lavoro da svolgere affinché si delinei una guida e un progetto politico chiari da proporre agli italiani.
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