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martedì 25 maggio 2004
Educazione: la sfida
Da Cecco @ 0.00 :: 222 Visite :: 0 Commenti :: :: Cultura e Societa
 

‘I concetti creano gli idoli, solo lo stupore conosce’ (S. Gregorio di Nissa)

Immagine: Un arduo duello ci attende: salvare l'educazione.(From www.monteriggionicastle.com)




Con questo articolo giungiamo alla conclusione della nostra breve riflessione sull’educazione (le precedenti puntate sono ‘Educazione: la situazione attuale’ e ‘Educazione: pensiero debole’) guidata da un amico che, solo alla fine, verrà svelato.
Il punto decisivo di quest’ultima chiacchierata è la sfida lanciata ai fautori dell’educazione leggera e dimessa, troppo spesso in voga attualmente.

“Oggi l’educatore è posto dentro all’alternativa di due proposte educative contrarie. […] E’ inevitabile che l’educatore si chieda: è possibile educare non introducendo alla realtà? O meglio: è ragionevole educare non introducendo alla realtà?

L’idea centrale della mia risposta è la seguente: l’unica proposta educativa ragionevole è quella che consiste nell’introdurre la persona umana nella realtà. […] Cosa intendo per ragionevole? Molto semplicemente intendo corrispondente, conveniente all’intera esperienza umana, senza escludere nulla. […] Già Aristotele notava che ogni vita umana spirituale nasce dallo stupore, dalla meraviglia. Ed uno dei più grandi Padri della Chiesa, S. Gregorio di Nissa, scrive: ‘i concetti creano gli idoli, solo lo stupore conosce’. Stupore di che cosa? Meraviglia per che cosa? Della realtà; per la realtà: che ci sia ‘qualcosa’ e non ‘niente’. Del fatto che io ci sia.

[…] Una pagina di Pascal esprime stupendamente questo stupore, meraviglia che diventano quasi paura: ‘Quando considero la breve durata della mia vita, assorbita nell’eternità che precede e che segue il piccolo spazio che occupo e che vedo inabissato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che mi ignorano, mi spavento, e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che là, perché non c’è ragione che sia qui piuttosto che là, adesso piuttosto che allora. Chi mi ci ha messo? Per comando e per opera di chi mi sono destinati questo luogo e questo tempo?’ […] E’ possibile spegnere questa domanda radicale che dimora nel cuore dell’uomo? E’ giusto nei confronti dell’uomo estenuarla, censurarla? O non dobbiamo piuttosto assumerla e iniziare un cammino di risposta?

Essa nutre quello che potremmo chiamare il desiderio fondamentale della nostra vita: desiderio della realtà, desiderio di essere.[…] Ciascuno di noi esiste come essere limitato in un mondo limitato, ma la sua ragione è aperta all’illimitato; a tutto l’essere. […] Ciascuno di noi gode di beni limitati, ma la sua volontà è diretta verso il bene illimitato; a tutto il bene.[…] Di qui il suo desiderio di realtà, di beatitudine. Introdurre una persona nella realtà (educarla) significa guidarla verso la beatitudine. La contro-proposta educativa di cui ho parlato (vedi ‘Educazione: pensiero debole’) giudica precisamente insensato questo desiderio.[…]

Ciò che in questa sfida è in questione, è alla fine ciò che pensiamo dell’uomo: la misura della stima con cui lo valutiamo.”

Queste parole, cariche di ragionevolezza e realismo, sono state pronunciate da Mons. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna. Spero che vi possano aiutare, come è successo per me.

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