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sabato 31 maggio 2003
Telekom-Serbia: la firma
Da Cecco @ 0.00 :: 801 Visite :: 1 Commenti :: :: Politica
 

Perchè supervalutare Telekom-Serbia?

Immagine: Dini: qualcosa da dichiarare?(From www.repubblica.it)




Nell’ultimo appuntamento abbiamo parlato di uno strano pagamento e abbiamo fatto i “nomi” dei politici che cercano di chiarire la situazione. Per quanto riguarda la Commissione (che in questi giorni sta studiando le dichiarazioni rese dal teste I. Marini, in attesa di sentirlo) segnaliamo una semplice stranezza: istituita il 18/07/2001 con durata annuale non ha ancora concluso i suoi lavori al 27/05/2003, come sempre in Italia non abbiamo fretta.

Ma dicevamo di una trattativa abbastanza particolare: circa 32 milioni di marchi che, scalati dal pagamento di Telekom-Serbia, finiscono sui conti di intermediari finanziari londinesi: “Natwest securities limited” e "Weil Gotshal & Manges”.

Del secondo intermediario non si ha una ben precisa idea, ma per quanto riguarda la Natwest non c’è dubbio: un gruppo di fiducia di Milosevic. L’interlocutore con il regime di Belgrado era Douglas Hurd, ex ministro degli Esteri inglese (guarda caso proprio durante l’ascesa di Slobo). Il 24 luglio del '96 Hurd va a bussare alla porta del leader slavo. E’ "una prima colazione di lavoro", diversa dalle altre a cui i due erano abituati. "Mandarino dai modi suadenti e dall'inesistente esperienza finanziaria", Hurd, lasciato il Foreign Office, era stato assunto dalla Natwest Markets (banca d'affari del Natwest group) con uno stipendio annuo di 250 mila sterline (750 milioni). La colazione di Belgrado fu piacevole e proficua. Al termine, Milosevic riconobbe alla Natwest 10 milioni di dollari di provvigione a titolo di intermediazione finanziaria per la privatizzazione di Telekom Serbia. Mica male per un uomo dall’inesistente capacità finanziaria, ma certamente con le conoscenze giuste.

E sul fronte italiano intanto che succedeva? Ovviamente Stet (che controlla Telecom Italia per conto del ministero del Tesoro) vuole una valutazione del bene da acquistare e commissiona il lavoro ad UBS. L'Ubs deve fissare il valore di Telekom Serbia. Applica i suoi parametri, background macroeconomico, trend storici e recenti, scenari politici ed economici, agenda delle riforme possibili, mercato, consumi, tariffe.... Per farla breve, indica un prezzo d'acquisto a Roma. Tutto tranquillo, tutto bene, ma poteva qualcosa essere lineare in questo affare? Certo che no e così è incredibile la scena che si prospetta ai funzionari svizzeri. Due chiamate da Roma: un assistente dell'amministratore delegato e poi ancora un altro e, a brutto muso, dicono che il prezzo è troppo basso. Ma ancora più incredibile l’argomentazione: “la valutazione deve crescere, così vuole Belgrado". Alla Ubs c’è incredulità, ma da Stet, qualche giorno dopo, arriva la richiesta di ottenere il file excel con i dettagli della valutazione. Richiesta stravagante. Per una banca, quei file sono proprietà intellettuale. Ed è inconsueto che un cliente chiede di averli a disposizione. Anche perché, una volta inviato, chi può garantire che il file non sia manomesso e quel che vale 1000 sia modificato in 1200? Per dirla chiara, l'Ubs di Zurigo invia il file in via del tutto eccezionale e a Roma, secondo alcune testimonianze, la valutazione di Telekom Serbia viene accresciuta con qualche accorto aggiustamento.

Con l’intervento di Natwest e l’azione di Tomasi di Vignano (amm. delegato di Stet) il contratto (di cui ancora adesso non si conosce il closing memorandum, cioè gli accordi di pagamento) è pronto per la firma del 9 giugno 1997. In realtà la firma avrebbe dovuto aver luogo almeno una settimana prima, molta era in fatti la fretta di Milosevic di monetizzare i beni di stato per dare ossigeno al regime. Ma il 31 maggio era giunta a Belgrado Madeleine Albright, del Dipartimento di Stato americano, e l’Italia, con la firma del contratto, sarebbe stata in palese violazione delle sanzioni imposte dalla comunità internazionale. E così il nostro ministero degli Esteri (pare), Dini in testa, si mobilitò con grande impegno perché la firma fosse ritardata: così avvenne. Dini smentisce queste voci, anche se, proprio per i suoi rapporti con il governo di Belgrado, la stessa Albright lo definirà, alla conferenza di Rambouillet, “l’Oudini dei serbi”.

Questo, in 3 puntate, il quadro dell’affare Telekom-Serbia, che potrete facilmente approfondire ulteriormente partendo da queste basi e noi vi terremo informati su i nuovi sviluppi legati a questo fanta-teste I. Marini. Ricordiamo che per i fatti in questione la Procura di Torino ha aperto un'inchiesta per verificare eventuali irregolarità nei bilanci di Stet e Telecom Italia e per accertare se sono state pagate tangenti. Le ipotesi di reato sono falso in bilancio e corruzione.

Di sicuro resta un capitolo (assieme a Sme e tanti altri) almeno oscuro della recente gestione della cosa pubblica.
Commenti
Da Andrea @ venerdì 27 febbraio 2004 0.00
A distanza di tempo ho avuto modo di rileggere questo che è il culmine di un ottimo lavoro fatto su tre articoli. Alla luce di nuove fonti su cui mi sono potuto documentare, sono rimasto sorpreso di come sono stati qui riassunti i fatti con chiarezza per senza tralasciare particolari importanti. Complimenti!

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