Nel mondo lavorativo informatico di oggi i requisiti minimi sono rappresentati dalle tre "C": conoscenza, competenza e capacità.
Le conoscenze si riassumono brevemente (?) in un ottimo (nda brillante) curriculum scolastico che deve includere una laurea col massimo dei voti nei minimi tempi, il tutto corredato da un master di alto livello, possibilmente svolto all'estero presso una mega azienda multinazionale.
Le competenze prevedono un certo grado di cultura informatica e non solo: si spazia da sistemi operativi e pacchetti applicativi a go-go fino ad arrivare alla gestione autonoma di grandi progetti e relativi budget, senza dimenticare un certo numero di lingue straniere....manco a dirlo scritte e parlate fluentemente.
Le capacità...dunque vediamo...ah ecco, quelle belle frasi tipo "buone attitudini al team working", "buone relazioni interpesonali" e " buone capacità di problem solving".
E credete che tutto questo sia sufficiente? Nemmeno per sogno, a meno che il vostro "sogno" non sia uno stage di 3 mesi scarsamente retribuito. Già un contratto a progetto sarebbe una vera opportunità. Facciamo una breve digressione su questi contratti e analizziamo il problema dal punto di vista della controparte, ovvero l'azienda. Quest'ultima ha la necessità di capire chi ha di fronte, quindi si munisce delle armi "stage" e "contratto a progetto" per testare le effettive capacità di una persona prima di prenderla a bordo. Ad essere onesti è giusto che sia così ed il concetto può essere riassunto dalla frase "Ok! Sulla carta sei bravo, vediamo come te la cavi sul campo".
E' GIUSTO CHE SIA COSI', METTIAMOCELO IN TESTA E DICIAMOLO APERTAMENTE. Se così non fosse le nostre aziende sarebbero piene di "parassiti nullafacenti a tempo indeterminato" ed il risultato sarebbe catastrofico per il mondo del lavoro, l'economia, la vita.
Scrivendo queste affermazioni probabilmente riceverò l'avversità di tanti lettori. Per questo motivo voglio precisare che ho subito personalmente lo stesso trattamento: ho firmato contratti sia per stage che per co-co-co e quindi parlo con cognizione di causa (chiusa la digressione).
In fin dei conti ad un giovane "brillante" (potrebbe anche usare il gel visto che la brillantina è fuori moda da un pezzo) che ha tutte le carte in regola cosa manca? Niente di più facile: l'esperienza!
Quindi si parte dalle piccole mansioni e si inizia ad "imparare a lavorare". Questa fase è importante, si impara davvero tanto e ci si accorge che la formazione scolastica è puramente teorica. Le informazioni arrivano si acquisiscono e si sfruttano per imparare a gestire le nuove sfide.
Il tempo è galantuomo ed infatti il nostro baldo giovane che era partito dal basso è riuscito a salire qualche piccolo, minuscolo gradino. Ora possiede delle concrete competenze e svolge delle mansioni più complesse e delicate ma soprattutto ha delle oggettive responsabilità e nonostante questo si sente più sicuro di quello che fa. Svolge bene il suo lavoro e risponde ai colleghi/clienti in modo preciso e cortese...insomma è PROFESSIONALE.
Perfetto vero? Non diciamolo neanche per scherzo.
Questo è il momento in cui ci si sveglia dal sogno e si passa dalla mondo delle favole alla triste e cruda realtà. E' il punto di rottura - Point Break - "Noi non ci battiamo per i soldi...noi ci battiamo contro il sistema...quel sistema che uccide lo spirito dell'uomo... noi siamo l'esempio x quei morti viventi che strisciano sulle autostrade nelle loro infuocate bare di metallo, noi dimostriamo con la nostra opera che lo spirito dell'uomo...è ancora Vivo!".
La citazione calza a pennello perchè il nemico è proprio il sistema, nella fattispecie il sistema azienda: troppo arcana e complessa per poter capire e digerire tutti gli oscuri meccanismi che si nascondono dietro l'organigramma e le regole.
La situazione peggiora quando quotidianamente si ha che fare con le eminenze grigie. Questi soggetti sono come un Giano bifronte: viscide con i loro superiori e allo stesso tempo schiavisti con le proprie "risorse" (si per loro sono risorse. Non saranno mica persone, no!). Sono coloro che prendono le decisioni pur non assumendosi mai le relative responsabilità. Sono quelle figure convinte di detenere il potere assoluto, investiti di quella autorità divina che gli consente di criticare tranquillamente il lavoro degli altri, ovviamente tra un momento e l'altro nel quale svolgono approssimativamente le loro discutibili attività.
E' in questo punto che la fiamma ardente del giovane brillante inizia ad affievolirsi ed iniziano a figurarsi all'orizzonte dubbi e domande: "Ma come si fa a lavorare in questo modo?", "I soliti casini", "Che stronzo!". La volontà vacilla perchè il sistema non si può sfidare, quindi si tende sempre a soprassedere "Ma si, lasciamo perdere", "Chi me lo fa fare".
Il sistema è veramente inattaccabile? Probabilmente si, però non chiniamo il capo davanti all'ottusità dei già citati "parassiti nullafacenti a tempo indeterminato".
Reagiamo ragazzi e ragazze. Siamo bravi, capaci, competenti e professionali. Abbiamo tutte le carte in regola quindi non facciamoci mettere i piedi in testa, specie da persone che probabilmente non si ricordano nemmeno il nostro nome. Loro purtroppo sono dei prepotenti rimasti ai tempi dell'asilo quando, essendo un po' più grandi degli altri bambini, riuscivano sempre a usare i giochi più belli. Poveracci, sono da compatire.
Continuiamo per la nostra strada in modo che il nostro lavoro sia sempre inattaccabile e insindacabile.
Cosa cambierà? Non lo so, probabilmente niente ma almeno noi ci sentiremo sempre a posto con la nostra coscienza e potremo sempre tenere la testa alta.