Biografia

Andrea Mascellani nasce a Milano nella primavera del 1981. Pochi anni a Castellanza, nel varesotto, per poi tornare nella casa di famiglia di Lomazzo, nel comasco, dove crescerà fino all’età adulta. La scuola, gli sport, le passioni qui vissute lo portano a maturare in fretta e a 18 anni avere già il desiderio di realizzare se stesso introducendosi nel mondo del lavoro mentre porta a termine gli studi. Questo non gli consente di proseguire la sua attività nel ciclismo dove, dopo quattro anni di agonismo, dedica ancora un paio di anni come direttore sportivo e poi abbandona per concentrarsi su altro.

Ormai lanciato nella consulenza informatica, dopo essersi diplomato comincia a cercare sfogo alla sua dedizione per gli altri attraverso il volontariato: entrato nella comunità vincenziana di Como, si impegna con profusione al servizio dei più bisognosi, arrivando a ricoprire cariche importanti all’interno dell’associazione. Il suo impegno nel sociale sarà testimoniato anche attraverso il sito masce.com, evoluto in movimento, e dalla discesca in campo in politica. Ma la vita è fatta di priorità e presto il destino gli regala il dono più grande: la nascita di Angelo è solo la prima di tre splendide creature che illumineranno e guideranno per sempre il proseguo della sua vita. Proprio per dare maggiori garanzie al loro futuro, abbandona il mestiere di freelancer e diventa manager di progetti all’interno di un’azienda di consulenza. La crescita professionale è radipa per una persona che ama gli stimoli nuovi e difficilmente si accontenta di una postazione comoda e sicura: attraverso nuove esperienze e manager capaci di investire nel suo talento, cresce fino a passare nel settore bancario con grandi responsabilità sui servizi informatici. La sua vita si arricchisce con l’arrivo di Alessandro e di Beatrice e può continuare a dedicarsi alle sue passioni. Abbandonato il ciclismo in giovane età, c’è uno sport che non abbandonerà mai: la F1.

Fin da bambino, guardava le sfide tra Senna e Prost con una lotta interiore tra l’amore per la Ferrari e l’attrazione per Ayrton. Tra guardare e registrare tutti i gran premi, leggere Autosprint e cercare ogni libro sull’argomento, trovava anche l’estro di preparare sintesi audio-visive e scrivere articoli sulla Formula Uno. Finché un giorno gli toccò scrivere del tragico weekend di Imola del 1994 e fu pubblicato sul giornale della scuola. Ma, nella sua vita, mai sarà il dolore a fermarlo. E andò oltre. Ben presto cominciò a guidare go-kart e automobili e se anche i cronometri potevano dargli coraggio, non diede seguito a quella voce che gli sussurrava all’orecchio di mettere in gioco vita e soldi che non aveva in uno sport tanto rischioso. La fortuna e un amico a cui sarà sempre grato, però, gli regalarono il degno ripagamento quando nel 2007 potè scendere in pista a Imola sulla Ferrari turbo di Alboreto del 1986. Proprio a Imola, proprio su una Ferrari, passando da quel Tamburello (modificato), con 950 cavalli nel motore. Un mix di emozioni e di ricordi senz’altro unico.

I motori, si sà, si accompagnano spesso a belle donne e la passione per queste è qualcosa che è sempre andato ben oltre le aspettative. Gli impegni sentimentali son sempre stati mantenuti, ma i periodi di piena libertà sono ancora oggi ricchi di narrazioni decisamente colorite a tratti figlie di fantasie perverse, talune archiviabili alla censura, talaltre rigettabili al grottesco tendente a denigranti coercizioni. E questo sentimento denominato “amore”, scoperto in tarda adolescenza, è qualcosa che per sempre gli darà insegnamenti profondi e guiderà positivamente la sua vita.

Perché proprio nell’amore, nell’ardente dedizione ai propri sentimenti e alle proprie passioni, egli troverà il gusto pieno della vita. A partire dagli amici, per i quali per sua indole ha dedicato più di quello che ha ricevuto in cambio, ma senza mai arrendersi, senza mai tirarsi indietro dal dare prima ancora di ricevere, a prescindere dal ricevere, seppur talvolta senza ricevere quand’egli necessitava. Fino all’amore pieno, all’amore più completo, quello verso i propri figli, a cui deve tutto, e verso la donna che lo sta accompagnando nella vita e a cui deve l’unica cosa che nessun’altra persona al mondo è mai stata capace di dargli prima: amarlo per quello che è. Con i suoi pregi e con i suoi difetti. Con le sue virtù e con i suoi errori. Con le sue illuminanti e compenetranti genialità e con le sue inenarrabili e ripudianti assurdità. Ovvero, con tutte quelle caratteristiche proprie di genio e sregolatezza, mix di talento e anarchie, passione e volubilità che lo porta ad auto-definirsi così:

“Amo la libertà e osare nel dare libero sfogo all’ingegno artistico. Io sono l’artista che realizza la mia vita e sono deciso a farne un capolavoro, a rendere bello, a rendere mio ogni particolare. Sono entusiasta all’idea di rompere gli schemi preconfezionati e seguire uno schema proprio. Non seguo alcuna regola, sono pronto a tutto, in ogni istante, senza paura. E’ bene o male? E’ giusto o sbagliato? Sono nato libero e libero morirò, dopo aver vissuto ardentemente. Seguimi. Guardami. Osservami. Ti auguro di vivere le stesse sensazioni che ho provato io. Oserò immaginarti mentre ti chiedi: era questo lo stesso brivido che ha provato lui? O sarà andato oltre?”

 

(biografia scritta da Emanuele R. che ringrazio con affetto)