Masce: “La mia vita? Capolavoro di libertà”

Siamo alla parte finale dell’intervista a Masce tra pubblico e privato, successi e difficoltà, amori e dolori. Le ultime domande…

Per Masce Communication, intervista di Luca Ribolini  Luca Ribolini Facebook  Luca Ribolini Linkedin  

(quella che segue è la trascrizione della quinta ed ultima parte, vai qui per leggere la quarta. Se vuoi rileggere l’intervista dall’inizio, segui questo link)

Tra le righe hai citato Maslow: in che modo ti autorealizzi?

La massima espressione corrisponde un po’ quella massima che citavo di Karol Wojtyla e di altri filosofi, ovvero di poter esprimere te stesso come fossi un’opera d’arte, darti la massima libertà e la massima espressione, dove la mancanza di una definizione specifica in questo nasce proprio come massima lode alla libertà. Se io dessi una definizione della mia autorealizzazione, del mio quadro, automaticamente vincolerei già il disegno a quella definizione. Adoro la mia vita e come un pittore la disegno passo dopo passo, permettendo al pennello di esprimersi liberamente, ascoltando il mio intuito e assaporando tutto ciò che la vita mi offre sul percorso.

Una risposta fottutamente geniale! Quali sono gli ambiti della tua vita in cui recentemente hai sperimentato nuove vie e soluzioni?

Rispetto ad un periodo un po’ meno recente, tra le cose in cui io ho “sperimentato”, scoperto, esplorato mi vengono in mente studi sulla comunicazione e sulla psicologia, l’I-Ching, alcuni concetti del buddismo, del taoismo, del confucianesimo e, in generale, nella cultura orientale…  

C’è una sezione sul tuo sito dedicata a citazioni ed aforismi: tra quelli di personaggi celebri, ci sono anche i tuoi. Tra quelli di Andrea Mascellani qual’è il tuo preferito?

“Ognuno può dedicare ogni pensiero ch’egli voglia su di me. Io mi dedicherò anche alla sua libertà”: questo è proprio per un massimo amante della libertà come sono io. Chiunque può generare pensieri e riempirsi la bocca di cose che mi riguardano, lo lascerò libero di dirlo anche arrivando, semmai, al punto più estremo di lasciarlo nella mia totale indifferenza.

Quale degli altri preferisci maggiormente?

Forse una di quelle che più amo è una citazione tratta da “Il ritratto di Dorian Gray” in cui dice che non vuole, come io non voglio essere in balia delle mie emozioni ma voglio servirmene, goderle e dominarle.

Ti è piaciuto il libro?

L’ho letto tanti anni fa, per quello che sommariamente ricordo ti direi di sì.

Qual è il luogo a cui sei maggiormente legato?

Potrei elencarne vari ma quello che per primo mi è venuto in mente e voglio dire è l’Eremo delle Carceri, Monte Subasio, Assisi.

La vacanza più bella ad oggi nella tua vita?

Credo di averla appena terminata: crociera sul Mediterraneo e Barcellona con la donna che più mi ama e che mi sta dando veramente tante tante gioie nella mia vita.

Quindi in un viaggio non conta tanto la destinazione quanto la compagnia?

Le due cose in questo caso sarebbero state imprescindibili, nel senso che questa vacanza così fatta e così concepita è stata per merito suo: grazie a lei, alla sua presenza e alla sua esistenza.

Qual è la caratteristica che la tua compagna ha e che le vorresti rubare?

La gratuità nell’essere generosa, nel dare incondizionatamente agli altri, per il bene altrui e collettivo. E nell’accettarmi anche nei miei difetti, cosa che talvolta fatico pure io.

Tu invece fai tutto per un tornaconto?

Non sempre ma il pensiero di base è che io debba avere un tornaconto, non strettamente economico ma nell’ambito del benessere di una persona secondo il mio modello, dando per poter ricevere. Poi in concreto, spesso non è così, specie con le persone che amo, a cui do tanto senza guardare bilanci.

C’è qualcosa di cui ti vergogni?

Ad oggi no. Di alcune vicende del mio passato si.

Ti va di parlarci di ciò che ti ha fatto vergognare di te?

Di non avere avuto il coraggio di combattere abbastanza per difendermi da determinate persone. Forse ho peccato di arrendevolezza, di codardia. Però, se guardo il risultato, se guardo adesso come sono le cose, va bene così: non amo fare la storia con i “se” e con i “ma”, preferisco guardare la realtà esattamente come è oggi, qui e ora.

Alla domanda sulla vergogna ha risposto con una tua omissione passata; ma c’è qualcosa che invece hai fatto di cui ti vergogni e ti penti?

Tante cose di cui potrei pentirmi (col senno di poi) sì, che potrei vergognarmi in realtà no, neanche di cose (non a tutti note) dette e fatte sotto coercizione. E alla fine non mi pento né mi vergogno di nulla perché chi non prova, chi non osa, non sbaglia e quindi l’errore fa parte del prezzo talvolta da pagare per voler evolvere, migliorarsi.

In cosa ti senti superiore e inferiore rispetto agli altri?

Superiore direi in caparbietà, ossia nel voler raggiungere un risultato a tutti i costi, nella capacità di comunicazione, nella capacità di negoziazione… mi fermerei qua. Inferiore: capacità di farsi scivolare addosso le cose, e qua ci agganciamo al permaloso, e…. da questa pausa emerge il mio narcisismo!

C’è qualche persona che ti ha mai messo in seria difficoltà nel corso della tua vita?

Evitando nomi e cognomi, andando per categorie… Un capo che ti utilizza più come uno schiavo che come una risorsa, una persona che dice di volerti bene e poi ti sfrutta per il proprio tornaconto personale, chi mi ha detto che non mi avrebbe mai abbandonato e poi mi ha lasciato solo a combattere i mali più oscuri della mia vita, chi ha usato la violenza per costringermi a cose che non avrei mai fatto.

Del tipo? Qual’è stata la tua esperienza con la violenza?

Io ripudio la violenza. Ne ho vista e subita tanta, anche in luoghi e da persone che non t’aspetti. Al punto che psicologicamente sono condizionato da questo e in contesti violenti fuggo o subisco, difficilmente reagisco. Ho capito che le persone che non riescono ad arrivare a qualcosa con l’intelligenza, la ragione, si rifugiano nella violenza: mi son sempre differenziato da loro in questo e continuerò a farlo finché mi sarà reso possibile. Io credo fermamente che l’amore vinca sempre sull’invidia e sull’odio.

C’è qualcosa che proprio non ti riesce?

Tutto ciò che è legato alla musica, ballare e anche ciò che è legato al disegno a mano libera.

Invece cosa ti riesce veramente bene?

Gestire persone, gestire situazioni… Ma la cosa che più di tutte adoro è, dato un obiettivo, trovare una soluzione, una “terza via” per arrivarci, in situazioni dove non sembrava che ve ne fosse più lo spazio o adottando soluzioni non abituali per il contesto in cui le applico.

Ti reputi un bravo insegnante?

Molto più che un bravo allievo.

Sei sempre stato narcisista?

Credo di aver potenziato questa, che probabilmente è sempre stata una qualità nascosta, dopo i 18 anni più o meno.

Quindi ritieni che il narcisismo sia una qualità?

Se noi riteniamo la vita un dono ed esaltare la propria vita, farne un capolavoro, come la massima espressione di questo dono, se non addirittura lo scopo della nostra vita, essere narcisista, quindi amare se stessi ed esaltare se stessi è una qualità.

Il narcisismo come celebrazione della propria vita?

Celebrazione di sé e quindi, sì, della propria vita. Spesso ci si sofferma alla sola parte esteriore, a Narciso che si specchia sull’acqua, ma se vediamo quello estetico come uno degli aspetti della persona, ecco che la massima espressione ed esaltazione di sé è il rendere tutto se stesso, tutta la propria vita, un capolavoro.

Ai tuoi figli insegneresti ad essere narcisisti?

Sì, cominciando dall’avere cura di sé, delle proprie cose, del proprio vestiario, della propria igiene.

Circa il tuo narcisismo, hai posto una sorta di linea di demarcazione attorno ai 18 anni: cosa è successo esattamente?

Attorno ai 18 anni ho avuto la prima esperienza amorosa seria con una ragazza, mentre prima avevo solo relazioni di poche settimane. Forse avendo scoperto in quell’ambito l’amore nella forma più ampia verso il prossimo, ho scoperto anche l’amore per me stesso.

Tu piangi?

Sì. C’è stato un lungo periodo della mia vita in cui non lo facevo e da quando ho ripreso a farlo lo faccio, raramente, in contesti privati e se è una mia scelta.

Quindi piangere è a tutti gli effetti una scelta cosciente per te?

È una sorta di sfogo, di rimozione di sofferenza nei momenti in cui ritengo sia utile farlo.

E quando lo ritieni utile?

Nei momenti in cui l’emozione, la tristezza che ho dentro è così forte per cui frenarla diventa più dannoso per me che non sfogarla.

Piangi solo per questioni private o anche professionali ed esterne?

Piango solo per cose che veramente mi feriscono emotivamente. E’ difficile che una cosa lavorativa mi tocchi così tanto. Magari mi potrà far arrabbiare ma non potrà toccarmi al punto da farmi piangere. Dopodiché dipende da quanto mi tocca però sempre scollegato dal fatto che io pianga in quel momento. Con un esempio: se fossi al lavoro e mi arrivasse la notizia che una persona cara è morta, l’emozione sarebbe forte ma in quel momento specifico non potrei sfogare la tristezza; se, come e quando ci sarà il tempo, eventualmente, piangerò.

Sei invidioso?

Possono piacermi aspetti della vita degli altri ma come concetto di ammirazione, aspirazione a qualcosa, non come invidia che ti porta alla cattiveria, per cui arrivi a dire a te stesso “siccome non posso averlo io, allora non puoi averlo neanche tu” e agisci di conseguenza: per certi versi spesso ho subito le conseguenze dell’invidia altrui ma a me non appartiene.

Sei uno stronzo?

Stronzeggio quando necessario.

Cosa vuol dire stronzeggiare?

Comportarmi in modo da dar fastidio all’altro, sottolineando cose che normalmente eviterei per cortesia, additando difetti o errori al solo scopo di ferire l’altro.

E quando è necessario farlo ed esserlo?

Lo faccio a scopo, di base non lo sono. Se mi vedi a contatto con un perfetto sconosciuto, io sono molto accogliente. Non faccio agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me. Ma se qualcuno mi sfida, gli faccio capire che nelle competizioni adoro vincere. I problemi sorgono più con le persone che ti conoscono, nella distanza tra le tue aspettative e i loro comportamenti. E’ una questione d’onore: con chi viene a mancarmi di rispetto posso lasciar correre per un po’, poi gli farò capire che se vuoi essere stronzo con me… ti faccio vedere chi è più stronzo. Per dirla con un esempio: un giorno scherzavo con un amico e si diceva “eh, sì, così se quello fa il figo, tiri fuori il pezzo, gli fai vedere…”; la questione è che non sai mai chi c’è dall’altra parte, che reazione avrebbe, se è oltre la tua posizione; il rischio è che se quell’altro sta messo come te e fa sul serio, come la metti? Io certe situazioni le ho vissute. Non auguro a nessuno di viverle. Contemporaneamente spero che la gente eviti di provocare oltremisura. Se il gioco riguarda la vita, il piatto è troppo alto per permettersi certi bluff, c’è sempre il rischio che qualcuno ti venga a vedere.

Cerchiamo di capire come ragiona Andrea quando messo alle strette… Le bionde o le more?

Risponderei con una battuta che riguarda anche la mia vita: mi sposo le bionde ma amo le more, parafrasando un po’ il detto.

Intuito o raziocinio? Su di te questa domanda dovrebbe essere particolarmente difficile…

Parliamo sempre di equilibri delle cose e io in particolare vivo in contrasto tra queste due. Chi più, chi meno, tutti noi lo viviamo ma qualcuno più di altri. Nella mia vita avrei sempre detto la ragione ma l’esperienza mi ha insegnato che già nel momento in cui esiste il dubbio è meglio che segui l’intuito. Quindi accendiamo intuito.

Noia o dolore?

Dolore. Il dolore è vita, la noia è morte.

Rischio o sicurezza?

La terza via: rischio calcolato. Ma dovendo scegliere, come la natura di questo gioco impone… Rischio. Con la stasi nessuno evolve.

A proposito di evoluzioni… Che ritorno personale ti aspetti dal tuo sito?

Ritorno per me stesso: direi che per il mio narcisismo è il massimo! Ma la cosa più importante è poter creare una condivisione di contenuti, anche in maniera separata, con più persone, in primis con i miei figli. Sulla base di vari argomenti che verranno affrontati, penso e spero che più persone si sentiranno accumunate a me e quindi avranno lo stimolo e la curiosità di affrontare altri passaggi insieme.

Adesso andiamo a ballare o in un pub a bere?

In un pub a bere. E con un po’ di retrospettiva è ovvio, perché al pub c’è più possibilità di comunicare in maniera efficace.

Migliori le domande o le risposte?

Le domande dell’uomo saggio contengono già la metà delle risposte.

Beh, direi che possiamo chiuderla qua…

Si chiude qua. Se vuoi rileggere l’intervista dall’inizio, segui questo link. Non finiscono però le cose da comunicare… Seguimi su questo sito o sui vari Social per non perderti i prossimi articoli. Ti saluto con un mio aforisma: “Ogni volta che penso di aver raggiunto l’apice in qualche contesto della mia vita, scopro che oltre quel punto c’è una strada ancora più ampia di quella che ho percorso. E’ il bello della vita: credi di essere arrivato quando scopri di poterti spingere ancora oltre

Mont Subasio

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