Masce: “Amici? Una ferita profonda, ma vivo Qui-e-Ora”

Masce? Communication? Seconda parte dell’intervista‬ a 360 gradi, tra pubblico e privato, successi e difficoltà, amori e dolori. Si parlava di amici….

Per Masce Communication, intervista di Luca Ribolini  Luca Ribolini Facebook  Luca Ribolini Linkedin  

(quella che segue è la trascrizione della seconda parte. Se vuoi rileggere l’intervista dall’inizio, segui questo link)

Alcuni tuoi amici dunque fanno parte del tuo branco. Sul sito affermi di aver dato agli amici di più di quanto hai ricevuto: questo fa pensare a un passato in qualche modo segnato da delusioni in amicizia: ti va di parlarne e di spiegarci cosa queste esperienze ti abbiano insegnato e come ti abbiano cambiato?

Io sono abituato ad affrontare l’amicizia dando prima ancora di ricevere, perché in tutte le cose della vita bisogna sempre prima dare. Quando ci si lamenta o si dice “mi aspettavo da quelle persone fiducia, rispetto, amicizia” la prima domanda che pongo sempre è “ma tu hai dato per primo?” perché non puoi aspettarti qualcosa che non dai agli altri, magari in alcuni contesti sì ma non può essere sempre così e non può essere il punto di partenza. Allora per me è importante dare, in quei casi in cui si ritiene che ne valga la pena, se ci sono gli spunti, dei motivi, e poi… poi valutare se, cosa, quanto ricevi, ma non perché ci deve essere un bilancio per forza positivo ma semplicemente perché non sempre uno è disposto ad accettare di dare tutto incondizionatamente. Anche se le scottature del passato mi rendono più difficile oggi aprirmi, motivo per cui raramente cerco qualcuno ma do tutto me stesso se qualcuno cerca me.

Quindi sei naturalmente portato a dare gratuitamente per il piacere di farlo ma non sei stato ripagato con la stessa moneta. Potremmo definirli casi di amicizia asimmetrica?

E’ capitato con amicizie, anche profonde e di lunga data, che mi sono trovato senza sostegno nel momento del mio bisogno, quando per me era maggiormente necessario, cosa che io non ho mai fatto, sicuramente non consciamente, ma credo neanche a mia insaputa. Questa ferita profonda che ho dentro, giusta o sbagliata che lo si ritenga, mi ha portato dapprima a chiudermi molto in me stesso e poi, come tu noti spesso, ad essere molto ma molto ma molto selettivo con le amicizie, al punto che non credo più nell’amicizia, per assurdo in nessun rapporto, “per sempre” ma credo in una vita in cui ci sono una serie di incontri nei quali ci si dà vicendevolmente quello che si può dare. Che questo scambio duri per un periodo più o meno lungo o per assurdo arrivi fin quando uno dei due non c’è più… può succedere ma non è un elemento per cui io a un certo punto possa dire che questo mio amico sarà il mio migliore amico per tutta la mia vita o, perlomeno, nella mia esperienza personale, quando l’ho pensato, mi ha voltato le spalle nel momento in cui più avevo bisogno.

Pertanto, più che un valore assoluto ritieni che l’amicizia sia un sentimento contingente e limitato, da valorizzare quanto più possibile nel momento presente?

Io ricordo sempre “qui e ora” perché ogni istante, ogni cosa, ogni persona la vivi “qui e ora”. Proiettarsi in un futuro incerto, fare tutto basato su un futuro incerto, è qualcosa che ti impedisce di vivere il presente e, non vivere il presente, equivale a non vivere.

Il concetto di “qui e ora” lascia presumere focus estremo sul presente e poco sul futuro. Tendi quindi a non pianificare? Attento alla risposta che mi dai…

E’ noto che io sia un forte pianificatore.

Proprio per questo te lo domando: voglio capire come si conciliano queste due anime fortemente presenti dentro di te: da un lato abbiamo il Carpe Diem, dall’altro una gestione del sè strutturata e pianificata. Come coesistono?

Ti rispondo con una metafora: se tu hai voglia di costruire una casa, tu hai bisogno di progettare, pianificare, fare dei passi per costruirla, e quindi cominci a disegnare, a mettere i primi mattoni, il tetto, un passo per volta. Un giorno potrebbe esserci un terremoto che fa crollare tutto ma non è che non vivi più: cambierai progetto, un’altra casa, o magari una barca… Ma mentre la costruisci, non puoi pensare che ci sarà un terremoto, né devi pensare che il tuo bel vivere esisterà solo a casa finita. Giorno per giorno, passo per passo, devi goderti il momento, il primo mattone che metti, il primo balcone ultimato, la prima tegola sul tetto, etc, e se poi arriverai alla fine del progetto, godrai anche la casa finita. E’ necessario conciliare le due cose: pianificazione quando hai un obiettivo, e cammini passo passo per raggiungere quell’obiettivo ma goditi quello che stai facendo oggi, perché domani potresti camminare in un’altra direzione. Non vivere con l’ansia o la paura di non arrivare mai alla meta perché non è solo il traguardo il godimento, è anche e soprattutto il cammino.

Come dire che pianifichi la guerra ma non le singole battaglie in cui lasci che sia l’intuito a guidare?

Come direbbe Sun Tzu, la guerra si gestisce con la strategia ma sul campo di battaglia vince la tattica

Mi permetto di ringraziarti per averlo citato, l’illuminante Sun Tzu. Vorrei tu ti schierassi però: ti piace maggiormente lavorare sulla strategia o sulla tattica?

La focalizzazione è più sul “qui e ora” che sulla pianificazione, cioè: dovendo fare una scelta, vivi adesso. Vivo questo momento con te ora, vivrò stasera quando tornerò a casa e mi metterò a letto, mi vivrò i singoli istanti piuttosto che crucciarmi troppo su un futuro che magari già domani mattina cambierà totalmente dal pensiero che ho adesso.

Qual è il più ricorrente primo pensiero di Andrea Mascellani quando si alza la mattina?

Ho voglia di dormire ancora!

Qual è l’ultimo pensiero prima di addormentarti invece?

Riuscirò a svegliarmi quando mi sono prefissato domattina?

Perché né al mattino, né alla sera il tuo pensiero corre verso la persona che ti sta accanto?

Perché in quei momenti sono concentrato sulla pianificazione delle attività, sulla gestione del tempo.

Ma ti perdi il “qui e ora” della persona che hai accanto se pensi a pianificare!

Hai ragione ma talvolta si è bravi più a predicare che a razzolare! E poi… ogni cosa ha il suo tempo.

Se ti dovessi chiedere di cucinare per me cosa mi cucineresti?

Il classico che faccio sono i pizzoccheri. Come secondo potrei fare, a seconda delle preferenze di chi c’è a tavola, un filetto al pepe verde o un branzino… con dei bei carciofini di contorno. Ma so fare un po’ di tutto e mi piace improvvisare… se me lo richiedi domani, ti risponderò diversamente!

Se tu potessi scegliere uno e un solo superpotere, senza alcuna limitazioni di sorta, quale sceglieresti, perché e come principalmente lo utilizzeresti?

L’idea più intuitiva è scegliere il potere di tornare indietro nel tempo, per cambiare delle cose; contemporaneamente, razionalmente, lo depenno subito perché cambiare cose non mi porterebbe ad essere così come sono qui e ora. Per quanto gli errori o le esperienze negative del passato possono aver fatto soffrire, anche tanto e talvolta anche le persone che abbiamo attorno, chi è in grado di dire che, senza quelle, il presente sarebbe migliore? Ti dirò di più: si cresce, ci si forma e si è così adesso, anche e soprattutto grazie a quelle. In un sistema retroattivo come è la nostra mente, questi feedback portano cambiamento mentre altri semplicemente rafforzerebbero lo status quo. Con una metafora: l’esperienza positiva è cogliere il frutto quando è maturo ma la pianta cresce e si fortifica nei momenti difficili. Quindi direi no, non quello come superpotere.

Beh, emerge in maniera forte la volontà di gestire diversamente alcuni aspetti della tua vita passata e immediatamente emerge anche la consapevolezza che invece sono proprio quelle difficoltà ad averti reso quello che sei. Ma quindi, qual’è in definitiva il superpotere che vorresti?

Donare un imprinting della mia vita: prendere, in maniera ipotetica, la mia vita così com’è e poter dare tutto, tutto, tutto quello che io ho vissuto e provato a… non dico “tutti” ma almeno a un discreto numero di persone a cui ci terrei farla vivere come se…

Make them walking in your shoes…

Stavo per dirlo, esattamente come se avessero camminato nelle mie scarpe.Intervista a Masce

Singolare: credo che questo superpotere l’avrebbero scelto davvero in pochi…

Forse perché in tanti hanno bisogno di nascondere cose della propria vita. Io non è che sia privo di errori, inciampi… insomma, siamo umani, però se prendi tutto il vissuto nella sua interezza, se non lo spezzetti, non ho niente da nascondere: non ho mai fatto niente con un fine malvagio, posso avere sbagliato ma di sicuro non sono mai andato a – permetti un termine forte – stuprare la vita di altre persone per ottenere un beneficio personale, come invece ho subito.

Se potessi interiorizzare in un istante tutte le tue esperienze e sensazioni, cosa pensi succederebbe in me?

In prima istanza penso che scapperesti da me, perché finché non interiorizzi tutti i passaggi… è una botta!

E una volta interiorizzato tutto, cosa cambierebbe?

Saresti più focalizzato sui risultati e sul raggiungimento degli obiettivi, più attento a vivere “qui e ora” e forse anche un po’ più sofferente ma imparando a soffrire dentro.

Quindi tra le altre cose imparerei a gestire meglio la sofferenza?

Esatto… non esiste una vita senza sofferenze.

La felicità esiste grazie alla sofferenza?

Qui torniamo all’articolo di ritorno di masce.com: esiste ogni cosa perché esiste il suo opposto. Se noi fossimo felici sempre, la felicità non avrebbe senso. La felicità ha senso ed esiste solo se esiste la sofferenza.

Hai già pubblicato un libro “Comunicare è vivere”, in cui offri alcuni spunti teorici e proponi interessanti elaborazioni sul tema della comunicazione: hai intenzione di scriverne degli altri?

Uno è in stesura avanzata ma ci sto ancora lavorando per ultimarlo e ancora non è definito il titolo, c’è solo un’ipotesi legata al nome di uno dei protagonisti, quello… chiamiamolo “non umano”. Ma forse dovrei stare attento a definirlo così, magari ci sta ascoltando…

Chi è?! Il tuo smartphone che fa il protagonista?!

No, no, chi è lo scoprirai nel libro! Questo sarà un romanzo di fantascienza, a metà strada tra il mondo dell’informatica e quello della finanza. Una lettura molto più leggera e scorrevole rispetto al saggio breve sulla comunicazione.

Al di là di questa nuova pubblicazione prossima,  ci sono altri progetti personali e/o professionali su cui stai lavorando?

Come libri, ne vedo solo tre: uno quello che ho scritto e di cui uscirà a breve una piccola revisione, piccole correzioni, nulla che stravolga il contenuto; il secondo è il romanzo di cui ti parlavo, la cui stesura, pare assurdo, iniziò prima del libro sulla comunicazione ed è ancora lì in cantiere; poi c’è un’idea ancora agli albori e sarà il terzo (e forse ultimo) libro che voglio scrivere, sarà in un certo senso il libro della mia vita e quello sì che sarà il vero pieno lascito ai miei figli, nel senso che sarà qualcosa che completerà l’azione di Masce Communication portando anche quello che non ho potuto o voluto dire in vita. Sarà un cantiere continuo che mi accompagnerà fino a rimanere pubblicabile solo il giorno della mia morte.

Quindi il tuo ultimo capolavoro ti renderà noto al mondo solo dopo la tua morte? Sembri auto-accostarti a molti grandi dell’arte e della letteratura…

E’ accaduto e accade anche in vita il riconoscimento alla genialità ma talvolta non si è compresi in vita. Non che io voglia auto-etichettarmi come “grande” ma semplicemente dire che non mi spaventa l’idea di non essere sempre compreso dai contemporanei, se così fosse non starei dando niente di geniale a questo mondo.

Guardando invece un pò più in là, come ti vedi tra 10 anni?

Come adesso, con qualche capello bianco in più ma niente rivoluzioni. Con un “continuous improvement” che mi avrà portato in questi anni a migliorare vari aspetti della mia vita, ma senza grandi mutamenti. Sono in uno stato in cui la mia vita, ad oggi, la definirei veramente bella, gioiosa, felice. Con quelli che possono essere i momenti negativi della giornata di ciascuno ma nella sostanza non cambiarei nessun aspetto (di quelli che posso cambiare). Se non hai bisogno di rivoluzioni, migliori passo per passo, perché a me non piace mai stare fermo, c’è sempre lavorare su me stesso, però senza stravolgere.

Al di là di ciò che già fai, non intravedi nell’immediato futuro delle nuove forme di comunicazione ed espressione?

Ci sono tante idee che ogni tanto mi balzano alla testa e che magari mi tengo lì, magari solo 24 ore piuttosto che alcuni mesi, per vedere se quella che era una idea è qualcosa che acquisisce convinzione nel tempo. C’è di tutto, da applicazioni tecnologiche, a corsi, prodotti, servizi… c’è anche un film! Magari un giorno aprirò una nuova attività sulla base di una di queste idee.

Significa che contempli l’idea di lasciare la tua carriera di esperto informatico per iniziare un’esperienza nell’imprenditoria?

Ho investito i primi 7 anni della mia carriera come libero professionista, ho sempre avuto ruoli manageriali in azienda: ho un po’ nelle mie corde il fatto di essere libero nel gestire quello che faccio, avere la mia piccola o grande indipendenza organizzativa per porre (o concordare) degli obiettivi e decidere quale ritengo sia il modo migliore per raggiungerli. Se questo vuol dire riaprire la partita IVA o startuppare un’azienda, si vedrà, perché no?

Vedi quest’opportunità come una potenziale professione in sostituzione del tuo lavoro primario oppure meramente come un “hobby”?

Tutto può essere nella vita. Devo scendere, come sempre, a compromessi con quella che è la mia realtà, cioè con le mie necessità di sopravvivenza e di sicurezza ma, prima ancora, con le necessità di sopravvivenza, sicurezza, crescita, educazione e mantenimento dei miei figli. Non ho i vent’anni da poter fare mosse azzardate e contemporaneamente non ho l’età fisica né mentale per sedermi e aspettare semplicemente che l’orologio biologico avanzi. Tutto può essere, cammin facendo, man mano che le idee si sviluppano e si portano avanti e man mano che il business diventa più o meno significativo, si può fare qualsiasi tipo di scelta.

Ci hai spiegato poco fa che il tuo sito viene popolato anche con l’obiettivo di lasciare un messaggio per i tuoi figli, per i quali è evidente che nutri un affetto smisurato. Se potessi lasciare loro uno e un solo insegnamento, quale lasceresti loro?

Pensa con la tua testa, vai avanti per la tua strada e…

E…. cosa? Qual’è l’insegnamento che Masce vuole lasciare ai figli? E cosa chiederà Ribo su un argomento così delicato? Lo scopriremo prossimamente, nel seguito di questa intervista…

(vai qui per leggere la terza parte)

2 pensieri su “Masce: “Amici? Una ferita profonda, ma vivo Qui-e-Ora”

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