Masce: “Ero ridotto alle ceneri e sono rinato”

Il messaggio ai figli: qui ci fermammo nell’intervista‬ a Masce tra pubblico e privato, successi e difficoltà, amori e dolori. Ora la parte più scottante!

Per Masce Communication, intervista di Luca Ribolini  Luca Ribolini Facebook  Luca Ribolini Linkedin  

(quella che segue è la trascrizione della terza parte, vai qui per leggere la seconda. Se vuoi rileggere l’intervista dall’inizio, segui questo link)

Ci hai spiegato poco fa che il tuo sito viene popolato anche con l’obiettivo di lasciare un messaggio per i tuoi figli, per i quali è evidente che nutri un affetto smisurato. Se potessi lasciare loro uno e un solo insegnamento, quale lasceresti loro?

Pensa con la tua testa, vai avanti per la tua strada e fregatene degli altri.

Un messaggio individualista insomma. Come si concilia questa visione del mondo rispetto al concetto di famiglia/branco di cui parlavamo prima?

Una premessa: l’invito è di portare al massimo compimento la propria vita, indipendentemente dal pensiero degli altri. Il concetto è: se pensi che una cosa sia giusta, falla e fregatene di cosa dice la gente che c’è attorno, la cultura, la religione, etc. Devi decidere se vuoi vivere la tua vita o una vita come gli altri vogliono. Il mio suggerimento è: vivi la tua vita.

Ok, quindi non va inteso come un invito all’individualismo quanto ad essere coraggiosi ed affrontare la vita a testa alta e senza paura…

Audacia e passione, senza dover cercare il consenso, se non necessario per i tuoi obiettivi. La vita non è una campagna elettorale, devi vivere la tua, devi portare alla massima espressione quel capolavoro che è la tua vita, come disse Papa Wojtyla: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Questo è il messaggio.

Grande Karol Wojtyla, l’ho incontrato personalmente e me lo porto nel cuore. Ritroviamo questo stesso messaggio sul tuo sito, che scopriamo essere ispirato da un grande papa. Hai o hai avuto un rapporto molto intenso con la religione cristiana?

Il mio passato è lì a dimostrarlo, ci sono fatti: se pensi agli anni di volontariato Vincenziano, di vicinanza alla Chiesa, di gesti concreti e testimonianza attiva, non c’è spazio per dubbi. Su quella che è la mia situazione attuale, preferisco non definirmi, ma non per una scelta di voler accontentare o non scontentare altri: non me ne frega di cosa pensa la gente e non avrei problemi a dire a un ateo che credo in Dio (come fatto quando avevo la fede) né a dire a un credente che non credo a nulla (come quando fui senza fede). In questo periodo preferisco non definirmi semplicemente perché non ho interesse a dare una risposta univoca a questa domanda, non tanto agli altri quanto prima ancora a me stesso. La risposta a questa domanda, dover proclamare l’esistenza o meno di un Dio e definire quale sia tra quelli disponibili nel mercato delle religioni, non ha nessun interesse pragmatico per la mia vita di tutti i giorni.

E qual è la domanda che ti auto-poni più spesso?

Se ci sono elementi della mia vita che devo cambiare radicalmente. So che io (magari peccando un po’ di auto-lode) sono bravo nel lavorare nel “continuos improvement” ma in un contesto disegnato della vita sono un po’ meno bravo a gestire situazioni che richiedono una totale rivoluzione. Alcuni passaggi della mia vita, come il passaggio della mia separazione, della rottura del mio matrimonio, lo dimostrano. Mi affeziono troppo alle cose che ho, alle persone che ho attorno, e mi incaponisco nel voler migliorare, migliorare, migliorare, finanche a farmi del male pur di non decidere che è momento di cambiare qualcosa radicalmente. Questo vale per tutti gli aspetti, che siano persone, cose, case, lavoro, tutto.

La tua separazione, avvenuta quando avevi già tre figli, deve essere stato un momento difficile e di grande sofferenza. Guardando indietro, ritieni di aver commesso degli errori? E se sì, cosa ti hanno insegnato?

Quando arrivi al termine di un progetto così importante, come quello di scegliere una donna per tutta la tua vita, sposarla, fare tre figli, costruire una famiglia e cercare in tutti i modi di dare a loro il meglio,… e arrivi alla rottura di questo progetto, ti chiedi se e cosa hai sbagliato agli albori. Però, col senno di poi siamo tutti bravi a valutare le situazioni, sapendo il risultato finale. A me importa che passo dopo passo ho fatto le scelte che ritenevo più opportune in quel momento, le migliori in quel momento e le ho fatte a fin di bene, lavorando sempre per migliorare le cose e per farle funzionare, donando tutto me stesso fino all’ultimo, pure troppo. Quindi… si, uno potrebbe pentirsi di certe scelte perché dopo ha scoperto che erano sbagliate, ma è troppo facile giudicare dopo.

Qual’è oggi la tua opinione sul matrimonio?

Il matrimonio, così come concepito oggi, ritengo sia solo un male per la coppia. Se non ci fossero leggi che privilegiano solo le coppie sposate, e al di là di ragioni religiose, non c’è ragione per farlo se non quello di farsi del male. Ci si sposa per vivere insieme ma (psicologicamente) dal giorno dopo i fattori si invertono e si vive insieme in primis perché sposati. Il vero amore è stare insieme per scelta, perché in ogni momento uno potrebbe andarsene ma sceglie di restare. Se lo fa perché un contratto lo vincola, non è amore, non è una scelta: è una prigione. Col senno di poi, non mi sposerei mai. O almeno, come volevo fare allora, farlo in separazione di beni e dopo un periodo di convivenza.

Possiamo quindi dire che c’è qualche rimpianto o rimorso?

Ad oggi, se son qua, è anche grazie alle esperienze, sia positive sia negative, di quel periodo. Quindi no.

Hai dichiarato che si scapperebbe da te se si venisse a conoscenza del tuo passato. Perchè gli altri dovrebbero avere paura di te?

Credo che principalmente questo sia dettato da due fattori: un po’ le esperienze che ho avuto, gli amici che ti dicevo essere scappati quando più mi hanno conosciuto, quando più avevo bisogno del loro supporto…

Non si scappa da una persona cara che soffre quanto piuttosto da chi ci fa soffrire! Non sei d’accordo?

Dovresti dirlo a loro. Ma non li biasimo, non fu facile neppure per loro in quel contesto di menzogne e di violenze messe in opera da chi doveva incassare. Ma arriviamo al secondo fattore: per come siamo abituati a pensare tra culture “tradizionali” e interpretazioni della religione imposte da alcune lobby (che poco hanno a che fare con la fede), certi aspetti della mia vita potrebbero essere catalogati come “sfortune” ed, essendone capitate tante, anche come “maledizioni” e quindi, per come si è abituati, reagire volendo stare lontano da queste cose.

Pertanto secondo alcuni non è stato un caso che sul Tonale mi sia spaccato la spalla perchè ero lì a sciare con te…?

Per esempio potresti concludere questo e non volerti più relazionare con me. Nel mio modo di pensare, io sono ben lontano da qualsiasi tipo di pensiero in cui esistono interferenze, aloni di sfortuna extra-naturali, tipo gatto nero che ti attraversa la strada, lo specchio che si rompe, etc. e lasciamo da parte questioni religiose che non contrastano con questa visione. Semplicemente in una vita fatta da una serie di fatti che generano altri fatti, ad alcuni possono capitarne alcuni ad altri altri, finita lì. In un equilibrio delle cose si potrebbe diversamente pensare che, viste tante sfortune che ho subito nella mia vita, dovrei avere uno dei futuri più rosei che una persona possa immaginare.

Per la famosa legge dei grandi numeri… Ad un osservatore attento ma ancor di più a chi ti frequenta anche nella vita “offline”, non sfuggono i tuoi continui rimandi al Carpe Diem, al gradimento per le sfide e le provocazioni. Ci leggiamo dietro dei riferimenti più o meno velati ovviamente anche alla sessualità e ai suoi piaceri, è corretto?

Premetto che questo argomento, così come con altri, la risposta verrà opportunamente filtrata perché una delle poche regole che mi son dato nella gestione di questo sito è quello di scrivere qualsiasi cosa nell’ottica che anche i miei figli lo stiano leggendo. E’ per questo che in questo momento davanti a me ho la loro foto, perché credo che, se non è oggi sarà a breve, loro accederanno a questo sito e determinati argomenti non voglio che li apprendano così, leggendo un articolo, ma voglio poter essere io a spiegarli in maniera opportuna, con i tempi e i modi giusti. Tornando alla domanda… per certi versi è molto semplice così come la risposta: chi mi conosce sa che è un argomento di cui io sono un profondo appassionato ma ha i suoi limiti. Ha i suoi limiti nelle persone che incontri, nelle persone con cui vivi, nella fiducia e nel rispetto che hai verso le persone con cui condividi questi valori. Viene facile pensare a una persona come me, amante del sesso, e anche rispettoso di tutte le forme di sesso che esistono (sempre in consenzienza e rispetto delle parti coinvolte), come una persona libertina, una persona aperta a qualsiasi tipo di trasgressione in ogni momento. Si, per certi versi si può pensare che io sia un libertino. Ed è meglio che non venga qua a descrivere i periodi in cui non ero legato sentimentalmente a nessuno: ho sentito un sacco di narrazioni che mi riguardano e devo ammettere che erano tutte, incredibilmente, vere! Però sono un libertino che, nei momenti in cui è innamorato di una persona e offre fiducia e rispetto a quella persona, sa limitare le proprie passioni a quella persona.

Hai mai tradito?

Posso avere, o aver avuto, comportamenti… come dire, “licenziosi”, propri di come sono fatto io. Alcuni, a ragion veduta, potevo evitarmeli, ma senza mai, e sottolineo mai, essere arrivato a quelle che comunemente vengono etichettate come questioni di letto, rapporti sessuali con altra donna. Chi divulga o ha divulgato il contrario, è un diffamatore. Non che a me non capiti di parlare di altri alle spalle, ma un conto è commentare cose dette o fatte che non si condivide, avvenimenti reali e certi, un conto inventarsi accadimenti e fare congetture prive di fondamento per sputtanare gli altri alle loro spalle, magari con lo scopo di trarne qualche forma di beneficio. Tornando al tradimento e al suo mancato avvenimento, comunque, è difficile definire se trattasi di merito o di fortuna. Chiunque, se affamato e messo davanti a un piatto succulento, prima o poi, cede alla tentazione, è solo questione di quanto è affamato, quanto il piatto è succulento e quanto tempo lo lasci lì. Il problema è che ci sono persone come me che sono più facilmente attaccabili, poiché riconoscono e sono trasparenti nelle proprie passioni, anche quelle che non si possono pienamente assecondare; ce ne sono altre che vivono nella menzogna e nel viscido, come lupi travestiti da agnelli, e più facilmente ottengono il consenso da parte di una società ipocrita, specie se vanno in giro predicando e additando il comportamento altrui, salvo poi essere diversi da me nei fatti concreti. Come quando fui io ad essere tradito, e perdonai come da mia natura benevola. Ma è una questione di anni orsono, di acqua sotto i ponti ne è passata e delle persone convinte di vivere senza scheletri nell’armadio me ne sono sostanzialmente liberato.

Il tuo pensiero poco fa è corso di nuovo ai tuoi figli e la manifesta delicatezza con cui hai approcciato a questo argomento ne è conferma. Hai nuovamente ribadito il ruolo in qualche modo formativo che il sito vuole avere anche in relazione a loro: intendi in futuro dare maggiore enfasi a questo aspetto?

Uno degli interrogativi che mi sono posto nel disegno e nella rinascita di questo sito è proprio questo. La risposta è positiva e contemporaneamente molto semplice: i contenuti di questo tipo ci saranno senz’altro ma non troverai sezioni dedicate a questi, così come a passioni, piuttosto che qualsiasi altro tipo di contenuto, perché l’idea è che la categorizzazione di argomenti da trattare sia spontanea. Voglio che cammin facendo, tra quello che comunico e grazie anche ai feedback ricevo, emerga quello che voglio dare agli altri. E se poi ci si concentrerà di più su un argomento o su un altro, lo scopriremo insieme, col tempo.

Abbiamo capito che c’è una forte dicotomia tra la tua tendenza alla programmazione e quella a seguire l’istinto. In relazione a questo, anche il tuo sito probabilmente si svilupperà oscillando tra istinto e pianificazione. Come vedi Masce.Com tra 10 anni?

Il sito tra 10 anni sarà molto simile a quello attuale, almeno come sezioni, ma molto più ricco di contenuti. Organicamente è un sito molto flat, leggero, senza strutture complicate, con un’area di articoli con cui comunicare, raccontare esperienze, pensieri, idee e quant’altro: quella parte avrà molte più cose a cui accingere perché ci saranno 10 anni di contenuti (più, forse, un amarcord dei 15 anni precedenti).

In passato, e mi riferisco evidentemente a MasceShow, facevi ampio utilizzo di video blog. Poi c’è stato una battuta d’arresto che vede ora il sito ripartire dopo un periodo di tempo significativo. Quali sono state le ragioni di questa pausa? E credi possa accadere di nuovo?

Ci potranno essere delle altre fasi con pause e rinascite ma non credo che morirà mai del tutto, perché comunque il sito è una estensione di me e, quindi, in una vita fatta di contrapposti, di fasi e, nello specifico, momenti in cui arrivi a estremizzare anche oltre misura la comunicazione e momenti di silenzio… è una ruota che gira e quindi tornano, tornano, tornano, così come al sito per più di una volta è accaduto. Quest’ultima pausa… c’è stato un momento in cui ho dovuto dedicare i miei sforzi ad altre priorità della mia vita, in cui avevo capito che i miei interessi stavano mutando e dovevo entrare in una fase più introspettiva, di “ascolto di se” e quando uno lavora su se stesso non può comunicare in questa maniera. Ci sono delle fasi in cui uno è introspettivo e delle fasi in cui da agli altri. Adesso l’introspezione è finita.

Sul tuo sito c’è anche una discreta sezione fotografica: una delle foto ti ha catturato mentre giocavi a ping ping e ci fa intravedere un grande uccello di fuoco tatuato sulla tua pancia: da amante dei tatuaggi vorrei sapere cosa significa per te.

Intervista a MasceAll’artista-tatuatore dissi che doveva essere una fenice, ma con dei tratti a forte richiamo dell’aquila reale, come i lineamenti e la cattiveria che si nota (e mi piace molto) nello sguardo. Questi i due concetti che volevo unire: la rinascita dalle ceneri e la forza, il dominio, la cattiveria ma nel senso buono del termine, ossia tornare da una rinascita ma non indebolito bensì più forte di prima. Ed è legata ad una delle tante fasi della mia vita in cui metaforicamente ero ridotto alle ceneri e metaforicamente, come una fenice, sono rinato.

Sulla rinascita della fenice ti seguo molto bene perché ha un grande significato anche per me. Tieni monitorate quali siano le sezioni del sito più visionate per poi così cablare i futuri contenuti in relazione al gradimento dei lettori oppure fai scelte di contenuto del tutto indipendenti?

Con gli strumenti che ci sono oggi per la gestione di siti internet, il monitoraggio degli accessi è praticamente gratuito, è a disposizione e quindi i numeri si vedono. Quello che non faccio (o non faccio più) è cercare consenso. Me ne frego se un articolo riceve solo tre letture o tre mi piace su Facebook e un altro 150. Se voglio dire una cosa la dico. Punto. E andrò avanti così.

Come ti relazioni con il consenso e l’opinione dei tuoi lettori quindi?

Non ho necessità di cercarlo, a differenza di un passato in cui questo sito è stato anche lo strumento di alcune azioni politiche e sociali in cui il consenso è alla base per tanti aspetti. Qua sto parlando di me stesso, di come io intendo la vita e questo, che a uno piaccia o meno, non cambia in base al consenso, apprezzo il feedback e sono aperto a visioni alternative, ma non modifico la mia opinione se non per mio auto-convincimento che migliori me stesso.

Quanto spesso ti è capitato di essere contattato da lettori sconosciuti intenzionati ad interagire con te per scambiare idee ed opinioni?

Il sito è appena ripartito. Sul primo articolo, al di là di commenti vis-a-vis che ho molto apprezzato, non ci sono state reazioni scritte, tipo email, Facebook, Twitter, etc. Dopodiché il canale è aperto e non è detto che ad una eventuale risposta ne scaturisca poi un ulteriore contenuto. Per spiegare con un esempio: quando pubblicavo un nuovo masceShow, a volte ricevevo email e al successivo portavo le risposte a quelle questioni. Dialogo è parlare ed è principalmente ascoltare, non esiste comunicazione senza feedback, per questo si parla di circolarità della comunicazione: è un cerchio che continua a girare.

A proposito di MasceShow, con il videoblog aggiungevi al sito leggerezza e personalità attraverso voce e musiche: pensi di ricominciare?

Usare il canale audio-video, come può essere una pubblicazione su Youtube, in questo momento non lo contemplo per vari fattori: non ho tempo per dedicarmici, perché è necessario uno sforzo maggiore per un contenuto che raccoglie più aspetti della della comunicazione, e perché credo che in questa fase di rinascita il sito non è ancora maturo per poter indirizzare anche quel canale. Come spettacolo puro, cioè quello che era, non tornerà più, non tornerà più con contenuti di quel genere perché non è più quello dell’obiettivo del sito.

Quindi se mi consenti un parallelismo con il mondo musicale, sei passato da essere l’artista commerciale che fa i dischi per vendere, al musicista di nicchia che fa la musica per pura passione?

Buona come metafora. Calata nel concreto, siamo passati da un sito di intrattenimento a un sito di Personal Branding.

Personal Branding? Come viene interpretato da Masce in Masce Communication? Nella prossima parte dell’intervista, questi e altri argomenti verranno sviscerati.

(vai qui per leggere la quarta parte)

2 pensieri su “Masce: “Ero ridotto alle ceneri e sono rinato”

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