Masce: “Ero estroverso e un po’ pirla”. E adesso?

Intervista a 360 gradi a Masce. Chi è? Perché Masce Communication? Famiglia, amici, figli, matrimonio, religione: questi e tanti altri i temi affrontati, tra pubblico e privato, successi e difficoltà, amori e dolori.

Per Masce Communication, intervista di Luca Ribolini  Luca Ribolini Facebook  Luca Ribolini Linkedin  

 

Ciao Andrea. Cominciamo la nostra intervista facendo un giuramento d’onore di fronte ai tuoi lettori. Dichiariamo che quello che emergerà da questa intervista non è stato preparato, che non abbiamo concordato niente e che io avrò libertà di agire e spaziare su qualsiasi tematica. Non abbiamo confini non abbiamo limiti, e sarai libero di non rispondere qualora non lo ritenessi oppurtuno.

Ciao! Il mio impegno è a rispondere a tutto quello che mi chiederai. Non ci siamo messi d’accordo su nulla e i temi che si possono trattare sono veramente tutti anche perché non ho nessuna preclusione nei confronti di chiunque a parlare di qualsiasi tema, non ho nulla da nascondere né di quello che faccio, né di quello che sono, né di quello che ho fatto. L’unico limite che tengo è il confine strettamente privato delle altre persone e, per quanto riguarda me, quell’ambito in cui certe cose le puoi dire a un amico intimo ma non sono di dominio pubblico.

Chiaro. C’è una cosa che ho trovato curiosa rispetto a questa intervista: di solito c’è un pensatore che si incuriosisce ad una persona e decide di intervistarla per sviscerare una storia d’interesse. In questo caso sei stato tu a chiedere a me di essere intervistato: perché hai preso questa decisione? Megalomania? Narcisismo? E’ questo che ti muove o c’è qualche altra ragione?

Un pizzico di narcisismo è parte di me ma la spinta principale non è questa perché uno, a pubblicizzare se stesso, può usare mille e più strumenti che non richiedono per forza questo tipo di format. Quello che mi interessa è avere una visione, una serie di domande e di questioni da affrontare esattamente come le affronterebbe un lettore di questo sito.

Perché hai scelto proprio me come tuo intervistatore?

Ho scelto te perché mi conosci “a sufficienza”, nel giusto equilibrio tra quanto mi conosci e quanto no, e hai nel tuo DNA determinate doti di curiosità, di voglia di esplorazione a 360 gradi senza nessun tipo di filtro preconcetto. Questo cercavo, volevo e ho trovato in te. Mi spiego meglio: conosco giornalisti, persone che lavorano nella comunicazione, che fanno questo di mestiere ma non sarebbe stato quello che io volevo dare a chi leggerà questa intervista sul sito. Voglio le domande e le risposte che loro stessi mi farebbero e quindi portare a loro questo contenuto. Per talento, per caratteristiche proprie, tu sei la persona giusta per guidare questa cosa e realizzarla.

Belle parole, ti ringrazio. Poni sin da subito il focus sul punto di vista dei lettori; cominciamo dunque offrendo loro un ritratto sintetico di Andrea Mascellani. Riassumiti in 5 parole: chi sei tu oggi?

Un essere umano libero, aperto, coraggioso, pragmatico e… altruista, anche se per certi versi può non sembrare.

Perché dici che per certi versi può non sembrare che tu sia altruista?

Perché, visto in modo superficiale, il mio modello di approccio alla vita è profondamente individualista ed egoista ed è appunto questa la conclusione superficiale che chiunque trarrebbe sapendo come vivo e come ragiono. Dopodiché, per chi ha il coraggio, l’audacia, la curiosità di scavare un po’ più in fondo, potrebbe scoprire che è proprio attraverso le chiavi dell’egoismo che io credo si sviluppi l’altruismo: ogni essere umano è egoista, nel senso che persegue i propri interessi, e diventa altruista nella misura in cui in quell’insieme di interessi ci sono anche altre persone. Nel mio caso, ci sono in primis le persone che amo e in seconda battuta le altre persone che la vita mi da l’occasione di incontrare.

Intervista a MasceE com’era invece Andrea da bambino?

Ci son state diverse fasi della mia crescita. Saltando l’infanzia, dall’adolescenza in poi son stato un ragazzo costretto a maturare in fretta, estroverso e un po’ “pirla” all’esterno, come una maschera per un mondo sommerso di sofferenze e difficoltà non condivise con nessuno. I dettagli son privati e non vorrei che i miei figli prendessero spunto per replicare o giustificare errori ma, al contrario, vorrei portare io a loro la mia esperienza affinché sia di spunto per evitarli. Poi, da amante della libertà, accetterò il loro diritto a ri-percorrerli ma, da genitore, voglio provare a evitarglieli.

Hai dei soprannomi o dei nomignoli?

Per tutti sono sempre stato Masce e basta. Qualcuno mi chiama ancora Andrea… però talvolta anche mia madre mi ha chiamato Masce!

Beh, anche io sono Ribo ma godo anche di altri soprannomi. Tu solo Masce eh…?! Mi risulta invece che tu goda anche del soprannome di Permy…

Permy no… Qualcuno me lo dice e io stesso ci gioco sopra, è diminutivo di permaloso, una delle caratteristiche del mio carattere. Di quelle che, come tutti nella vita, a un certo punto arriva il momento in cui, se sai che non riesci a cambiare… devi solo imparare ad accettare e poi gestire. Io permaloso lo sono; col tempo ho imparato ad accettarlo (sono qua a dirlo) e credo a gestirlo nel migliore dei modi.

Navigando sul tuo sito e sentendoti parlare si avverte subito che sei una persona profonda, piena di idee e pensieri da condividere. Il nome stesso del tuo sito, Masce Communication contiene intrinsecamente il concetto di comunicazione. Suona strano che una persona così interessata alla comunicazione decida di costruire un sito in cui non è presente un blog che consenta agli utenti di interagire con te e tra di loro. Perché hai scelto questa forma così fortemente unilaterale invece di aprirti a dei canali più interattivi?

Si sa, nella vita bisogna scendere a dei compromessi. Negli ultimi anni ho deciso, dal punto di vista della comunicazione “online”, cioè quella che avviene attraverso internet, di avere un approccio in cui non mi chiudo, non sono assente (evidentemente) ma non voglio sia troppo time-consuming da gestire. Ho deciso di usare i social come Facebook, Twitter, etc. che si prestano per mettere a disposizione i contenuti, commentarli, dibattere e “ridurre” il sito a una una sorta di vetrina online della mia persona e di quello che voglio pubblicare. Nel passato di questo sito, in 15 anni di esistenza, era molto più articolato il dibattito, con commenti agli articoli e contributi da parte di chiunque, ma questo richiede del tempo per essere gestito. Allora era necessario per una certa finalità, cioè quello di creare un movimento. Oggi l’intento è comunicare chi sono io e quello che voglio portare agli altri, aprendomi ai feedback altrui tramite i Social dove possono replicare e, dove mi interessa di più, tramite il contatto one-to-one, “offline”, quasi come se l’online fosse solo uno spunto per approcciarsi e per poi avere l’interesse di conoscersi meglio.

Parli del tuo sito come di una vetrina: qualcosa che un passante potrebbe osservare, anche senza che scaturisca una conseguente voglia di entrare nel negozio. Ma chi è dunque il tuo “spettatore” ideale? Cosa ti aspetti dai tuoi lettori, soprattutto da quelle persone lontane, ad esempio un ragazzo siciliano a caso, che solo nel sito-vetrina può trovare un canale d’interazione con te?

E’ stra-noto il mio amore per la libertà e nutro profondo rispetto e tolleranza veramente per tutti, anche per chi la pensa in maniera opposta a me, addirittura (come scrivo nel primo articolo di ritorno) quasi apprezzo pure il mio nemico, come qualcosa che può essere di stimolo, che mi permette la mia stessa esistenza. Ricordi? Il caldo esiste perché esiste il freddo…

Ah, mare o montagna visto che parli di freddo e caldo?

Montagna.

Ok, prosegui pure…

Quindi il mio target è da tutti a nessuno, e quello che possono fare è da tutto a niente. Parto ad accontentarmi di poter mettere qualcosa disposizione di chi amo, in particolare dei miei figli, affinché abbiano un lascito di me da poter apprendere, e arrivo fino al perfetto sconosciuto. L’amico siciliano di cui parlavi che incontra il sito, potrebbe fregarsene altamente piuttosto che andare a cercare tra tutti i miei contatti sul sito e scegliere un modo per contattarmi, scrivermi, finanche cercare un incontro per conoscerci di più. Ho una mente decisamente aperta e sono aperto a qualsiasi avventura che la vita, il mondo mi mette a disposizione. Io credo che le migliori – anche le peggiori – ma le migliori cose della vita molto spesso avvengono quando meno te l’aspetti, quando meno le hai programmate. Non per questo non bisogna costruire, non bisogna programmare cose, ma contemporaneamente bisogna lasciare la porta aperta ed essere pronti ad accogliere quello che ti può capitare.

Molto interessante che tu abbia citato il concetto di lascito, come un’eredità da lasciare ai tuoi tre figli che io peraltro ho avuto la fortuna di conoscere (e devo dire che sono bellissimi). Hai una famiglia numerosa nonostante la tua giovane età ed è evidente che tieni molto alla famiglia e agli affetti. Cosa significa davvero famiglia per te?

Rispondendo sinceramente, la maggior parte della gente, che non è abituata a sentire discorsi così schietti, smetterà di leggere. Ma rispondo, per la natura della mia persona, in maniera schietta e diretta: famiglia è uno stereotipo che è stato costruito per ragioni storiche, culturali, sociali e religiose per poter portare avanti la nostra evoluzione come esseri umani. Mi spiego meglio: se noi proviamo per un attimo a “staccarci” dal nostro essere umano, che non è altro che un essere animale un po’ più evoluto, con capacità di ragionamento e di comunicazione (fondamentale: di comunicazione) e ci soffermiamo sull’essere animale, l’animale non ha propriamente il concetto di famiglia, ha più il concetto di branco, un po’ diverso. Ora, secondo me la famiglia, per come siamo abituati a concepire culturalmente questa parola, è il branco tradizionale. Per me, invece, il mio branco è un qualcosa in cui ci sono le persone che amo e che possono essere o non essere persone della mia famiglia.

Io faccio parte della tua famiglia?

Fai parte del mio branco.

Alcuni tuoi amici dunque fanno parte del tuo branco. Sul sito affermi di aver dato agli amici di più di quanto hai ricevuto: questo fa pensare a un passato in qualche modo segnato da delusioni in amicizia: ti va di parlarne e di spiegarci cosa queste esperienze ti abbiano insegnato e come ti abbiano cambiato?

Cosa avrà risposto Masce a questa domanda? E cos’altro sarà andato a indagare Ribo? Lo scopriremo prossimamente, nel seguito di questa intervista…

(vai qui per leggere la seconda parte)

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