Storia di Masce.Com

2016-01-01 masce collage

Oltre 300 pubblicazioni dal 2001: articoli, videomessaggi, show e tanto altro…

La nascita di Masce.Com – Tra Sogno e Libertà

Era la fine dell’estate del 2001. Dopo anni a scrivere articoli in maniera disordinata, l’idea di un blog dove far confluire questa voglia di comunicazione, di condivisione, di infomazione e di confronto. Ancora in Italia erano poco diffusi ma aprii il cantiere “Masce.Com” e cominciai a pensare a come realizzarlo quando avvenne l’impensabile. Ancora oggi ricordo quel pomeriggio lavorativo: navigare su internet era diventato impossibile, non si capiva cosa fosse successo; alcuni colleghi cominciano a parlare di attentato, poi il quadro si fece più chiaro, la tragicità pure. Era l’11 settembre e lo scacco alle torri gemelle mi ha fatto capire che il progetto andava accelerato e fatto partire. Il primo articolo diede già l’impronta al sito. Il debutto fu gridando al mondo: “Prima ancora delle torri, con quegli atti sono crollati dapprima la nostra sicurezza, la nostra certezza sul futuro, il nostro orgoglio, poi la nostra sopportazione alla convivenza con il male, la nostra calma e bontà nei confronti di chi buono non è. (…) Abbiamo tollerato per troppi decenni la convivenza con persone, gruppi, popoli che della malavita e del terrorismo ne facevano la quotidianità, che il rispetto per le nostre vite e per la nostra libertà non sapevano neanche cosa fosse. (…) Dobbiamo tornare a batterci per ideali che avevamo dimenticato: la libertà! E arrivato il momento di riprendercela” (“Che sia guerra al terrorismo”, 16 settembre 2001).

E’ così naque Masce.Com, come blog d’informazione e di confronto, gestito grazie alla collaborazione di alcuni partner e di un gruppo di amici, alcuni che lo seguiranno sempre nelle sue evoluzioni e mutazioni, altri che si smarriranno cammin facendo. A partire dall’inizio del 2002 quando fatti personali mi hanno costretto a interrompere questa attività ma senza omettere di ricordare che “E’ morto il sito ma non muoiono i principi, mai. Dobbiamo sempre sentirci liberi di dire quello che si pensa, anche a costo di scontrarsi con chi sta un gradino sopra di noi. Perché lo scontro e il dazio pagato per una espressione di libertà possono ferire anche profondamente, ma la morte della morale uccide.” (“La fine di un sogno”, 1 gennaio 2002). Era una morte temporanea. Infatti è bastato attendere qualche mese per poter leggere che “Masce.com rinasce con lo spirito di allora, ancora più spinto dalla realtà odierna: ‘Articolo 21’ è il nuovo nome di un sito che ha nella libertà di espressione il capo saldo (…) cercando di vedere anche noi stessi dal loro punto di vista. Forse un conflitto si può evitare se ne eliminiamo le cause scatenanti alla base, forse la stessa cosa vale per un popolo senza sufficienti risorse, per zone in cui la natura viene massacrata; forse basta solo capire i problemi, cercarne le cause, analizzarli. Forse basta solo buona volontà, forse non servono le armi. Forse. O forse no. Forse sto solo sognando. Il sogno di un mondo migliore.” (“We have a dream”, 16 settembre 2002).

 

L’evoluzione in Movimento: il coraggio di una Azione Sociale

Ma bisogna attendere il dicembre del 2003 quando, dopo numerosi articoli, commenti, articoli di risposta e tantissimi contributi da ogni parte, il coraggio di pensare in grande porta al più importante dei mutamenti con la nascita del movimento: “E’ nella natura di ogni essere animale, quindi anche nell’uomo, che vi è presente la ricerca di una condizione migliore. E’ nella natura della maggior parte di essi espandere tale ricerca in modo che diventi il miglioramento della propria razza, della propria stirpe, della propria famiglia. La razza umana, intesa come unica e indistinguibile al suo interno, non è esule da ciò. Anzi, è ‐ o meglio, dovrebbe essere ‐ la maggior e la miglior realizzatrice di tale natura, potendo disporre meglio di qualsiasi altro animale uno strumento portatore di democrazia, pace, comprensione: il dialogo. (…) E’ vero che agendo direttamente nella società a noi circostante rendiamo un aiuto immediato e concreto ‘dal basso’, è vero anche che con una vera comunicazione rendiamo un servizio a noi stessi, permettendo alla società di progredire ‘dall’alto’. Ma a fare tutto questo devono essere gli uomini, dobbiamo essere noi. Non ci verrà servito su un piatto d’argento, non sarà un regalo del puro caso. Sarà l’azione sociale di uomini coraggiosi che porterà progresso nella vita di tutti, consci che attraverso la parola, attraverso il dialogo, si può arrivare là dove nessuna guerra e nessuna rivoluzione armata è mai arrivata prima.” (“Un’Azione Sociale parte da noi”, 1 dicembre 2003).

Quattro anni dopo l’inizio di quest’avventura, questo sito continuava a gridare al mondo la propria opinione, con la voglia di non fermarsi mai, neppure davanti a verità scomode spesso taciute. “Quattro anni insieme hanno arricchito me ma penso e spero anche tutti quelli che hanno contribuito al sito o semplicemente sono ‘passati’ su questo sito. L’importante non è pensarla in questo o quel modo, l’importante è avere delle idee e saperle difendere, pronti a metterle noi stessi in discussione: cambiare idea non è un male se lo si fa in un’ottica di miglioramento. Il sogno originale è intatto e si realizzerà se sapremo anteporre il dialogo, il rispetto della vita, il rispetto della libertà ai valori contrapposti che spesso dominano nel mondo. I nostri ideali sono la linfa di un sogno che non tramonterà mai.” (“Un sogno intramontabile”, 16 settembre 2005). Continuava, senza freni, seppur talvolta con qualche rallentamento, ma anche questo non sfuggiva al dibattivo poiché “E’ incolmabile ogni vuoto che si lascia quando le lancette dell’orologio scorrono senza il proprio agire. La quotidianità… E’ lì che bisogna muoversi volendo dare un valore aggiunto alle persone che si ha accanto, fisicamente o idealmente, tanto o poco lontane, concordi o in disaccordo con le proprie tesi ma, comunque, pronte a ragionare su argomento, a crescere insieme. L’uomo è fatto di questo, dei rapporti che vive ogni giorno, delle relazioni con le persone che lo circondano, delle azioni che riesce a fare affinché un altro uomo potrà difficilmente scordarsi di lui. L’uomo che non trova gli spazi per fare questo è senza valore, è come se non vivesse. E di fronte alle molte domande senza risposta, nelle quali spesso ci si interroga sull’esistenza di progetti, oggetti, esseri o dei, quest’uomo avrebbe una certezza: quella di essere lui stesso a non esistere.” (“Mea Culpa ‐ L’uomo senza esistenza”, 12 settembre 2006). Questo stesso appello fu poi richiamato pochi giorni dopo, quando con l’occasione del quinto compleanno del sito, si incitava a non avere paura perché questo è “l’unico modo per fare un movimento sociale vero perché non ‘piovuto dall’alto’ ma sorto da ciascuno di noi, con il proprio contributo, il proprio articolo, il proprio commento, il proprio voto, la propria lettura. A cinque anni di distanza non dobbiamo dimenticare le nobili motivazioni che ci hanno portato, cammin facendo, ad unirci. Dobbiamo invece rafforzarle e attualizzarle (…) Sforzarci di dire, senza autocensure o autonegazione del tempo necessario, ciò che rimanendo dentro di noi non è di utilità per nessuno, forse neanche per noi stessi. Sforzarci di darci delle priorità nella vita che consentano sempre di fermarci, guardare il mondo che ci circonda e dire ‘eccomi, sono qui’, pronti a dare e ricevere contributi, a camminare insieme anche se su corsie diverse.” (“Cinque annii di cammino”, 24 settembre 2006).

 

L’inizio di un’azione politica e la discesa in campo

La battaglia per i propri ideali si fa sempre più concreta, a partire da quella lettera al Presidente del Consiglio del febbraio 2007 dal titolo “Destruction Man” in cui, a seguito dell’esame dell’azione di governo e di quanto egli aveva fino a quel momento fatto, gli si passava un cortese messaggio: “Se ne vada. Di nuove macerie su cui ricostruire l’Italia ce ne ha date abbastanza (…) Interrompa questa incredibile carriera e si goda la meritata pensione. Le pagheremo anche questa”. Messaggio destinato a chi governava in quel momento ma, probabilmente, applicabile anche a molti altri predecessori e successori che non hanno saputo portare risultati molto differenti. Eppure, allora, pochi giorni dopo cadde il governo. Non fu né la prima nè l’ultima di alcune catene di eventi che vedevano questo sito capace di anticipare la Storia, senza maniacalmente pensare di poterla influenzare ma senz’altro spunti di una capacità di lettura di quanto stava accadendo che solo il dialogo, il confronto stavano portando a tutti noi. Come quando a giugno 2006 si incitava il centrodestra a far nascere un partito unico, anticipando sensibilmente la “svolta del predellino” di novembre 2007. O quando con largo anticipo si denunciò l’insensatezza della guerra in Iraq, l’inconsistenza di certe manovre finanziarie, l’inninente “crepuscolo italiano”, denunciato nel 2004 a seguito del crack Parmalat: “Era la resa dei conti dell’Italia industriale, dell’Italia della sostanza. Era la salita al vertice dell’Italia della pubblicità e dell’apparenza”.

Ma fu con settembre 2007 che, in occasione del suo sesto compleanno, il sito subì un’altra importante evoluzione: scolpito nell’appello di quel giorno, pubblicato sul sito e trasmesso in un video-messaggio, ci fu il richiamo all’impegno per il raggiungimento degli obiettivi del movimento, impegno da concretizzarsi attraverso ogni mezzo e in ogni occasione, nel rispetto dei valori accumunanti negli anni. “Noi, cittadini liberi, allo scopo di perfezionare sempre di più la nostra unione, di garantire, assicurare e promuovere il benessere generale e di salvaguardare il dono della libertà, nel pieno diritto di manifestazione di pensiero, ci impegniamo in un’azione sociale riconoscendo il valore dell’uomo, su una strada di ricerca della verità dettata dal rapporto con la realtà. Chi partecipa è sostenuto dalle proprie idee politiche e religiose, dando così spazio a tutti in un confronto democratico, pronti a sostenere insieme l’idea comune, ripudiando, però, ogni espressione di pensiero contro l’uomo, contro la democrazia o a sostegno di ideologie” (“E’ il momento di agire”, 16 settembre 2007). Per l’esistenza e la natura del movimento stesso, se pensiamo a cosa ha spinto la nascita del Movimento 5 stelle del 2009, poi debuttante alle politiche del 2013, siamo stati, anche in questo caso, incredibili precursori.

Con il video-messaggio “Un 2008 d’azione” il sito entra nell’anno nuovo continuando la sua opera ricordando che “siamo l’Italia che si rimbocca le maniche, l’Italia che non perde tempo a piangersi addosso, l’Italia che ha voglia di ideare, di creare, di fare, l’Italia che non ha paura di decidere, l’Italia che produce. Certo, ci sono e ci saranno sempre fette d’Italia che non sono così. Ma è proprio per questo che il nostro agire è e deve essere più forte di prima. Il nostro movimento si riconosce in questa Italia. E non si fermerà di fronte alla sedentarietà di chi riempie i dibattiti di parole e si auto‐convince che dall’indomani comincerà ad agire. L’evoluzione nasce oggi, nasce adesso”. E, infatti, poche settimane dopo è il momento per il lancio di “Sintesi Politica”, “un portale di incontro delle idee politiche e delle connotazioni partitiche. Mappando la situazione partitica italiana e collocandola nel mondo politico‐ideologico, raccoglie le posizioni sui singoli argomenti al fine di fornire un quadro complessivo leggibile ed uniforme ma, soprattutto, sintetico: con un’unica composizione, in poco spazio, in poche parole, rappresentiamo l’insieme delle espressioni della politica italiana, lasciando a riferimenti esterni gli eventuali approfondimenti che dovessero interessare” (“Nasce SintesiPolitica.it”, 29 gennaio 2008). Con l’appello al voto di aprile 2008, vi fu l’ultimo messaggio attraverso questo canale. Successivamente, per la prima (e unica) volta in vita mia, scenderò in campo presentandomi in una lista civica alle amministrative locali, senza mai voler usare questo sito come vetrina propagandistica personale. Di questa esperienza politica voglio solo ringraziare chi mi ha dato l’occasione e ricordare la buona volontà delle persone che hanno saputo mettere loro stesse in gioco per gli interessi collettivi, a discapito di quelli personali. Era il 2009 e una pausa da queste azioni politiche e sociali era più che necessaria.

 

Il ritorno del sito come blog personale

Nel 2010 il sito tornava a essere blog personale. Molto personale. Attraverso un diario aperto della mia vita, raccontavo cosa accadeva a me e attorno a me, con un grado di profondità che arrivava anche alle zone più profonde dell’animo umano. Perché, come scrissi più avanti, quello era lo “spazio che ha aiutato molti a conoscermi e, tra questi, ci metterei anche me stesso. Perché a volte non c’è come la necessità auto-imposta di razionalizzare e cristallizzare un pensiero per capire quale veramente esso sia. Riparto da ciò che più mi sta a cuore, ciò che mi da la forza di rialzarmi dopo ogni caduta, di guardare oltre le difficoltà e le sfortune che immancabilmente la vita ci propone davanti: riparto dai miei figli, dall’amore che provo per loro. (…) Quello che spero è che loro possano un giorno comprenderlo, possano un giorno apprezzare il fatto che se non ho sempre fatto ciò che più desideravo nella mia vita è stato per loro, perché posso anche annientare me stesso se questo serve alla loro vita, al loro futuro” (“Avrai, avrai, avrai il tuo tempo per andar lontano”, 5 giugno 2011). Di seguito diversi momenti, talvolta toccanti, caratterizzanti la mia vita e il mio rapporto col mondo esterno. Pochi giorni dopo raccontavo di come “Vivo la solitudine di chi aspetta di essere ascoltato, di essere amato. (…) Nell’oblio del mio stato d’animo resto solo, rassegnato e desolato” (“Come il ritratto di un dolore, un volto senza cuore”, 12 giugno 2011) a dimostrazione di come anche le difficoltà erano qualcosa su cui aprirsi, senza vergogna poiché, denunciai, era “arrivato il momento che mi riprenda la mia libertà, la mia vita. Con buona pace di chi comincerà (o continuerà) ad aggettivarmi negativamente: nel rispetto delle sue libertà, accetterò ch’egli lo faccia” (“Sono figlio della libertà”, 30 giugno 2011). Questo periodo sarà l’inizio di una delle mie più importanti evoluzioni esistenziali e spirituali. A partire dal scardinare l’idea pre-esistente di libertà, un’idea ch’era quasi assimilabile alla solitudine. In quell’anno scrivevo che “non esiste la liberta’ assoluta, quindi, e’ utopico parlarne o inseguirla. Mi verrebbe da dire che viviamo in prigioni, quindi, e’ meglio scegliersene una che ci piaccia perche’ l’evasione non esiste. (…) Ricordando che siamo fatti del nostro patrimonio genetico unito a quello che gli eventi esterni a noi ci hanno dato come input, risulta che sostanzialmente la nostra essenza e’ maggiormente influenzata dalle scelte altrui che dalle nostre. Ecco che, invertendo i soggetti, diventa più importante scegliere a chi dare i nostri input piuttosto che disperderli tra la folla o nel nulla. Scelte, e’ sempre una questione di scelte. Ma nell’idea di liberta’ introduco la necessita’ di scegliersi dei vincoli, di scegliersi delle persone con cui si vuole condivisione: non si scappa” (“Liberi di scegliere la propria prigione”, 6 ottobre 2011). Fino ad arrivare al cambiamento: “Ci sono dei momenti nella vita nei quali può sembrare sia troppo tardi per cambiare. Ma non è mai troppo tardi. C’è sempre la possibilità di iniziare qualcosa di nuovo, di intraprendere una nuova strada anche quando sembra essere l’unica quella che si sta percorrendo. È, anzi, coerenza, poiché armonizza il proprio pensiero con il proprio agire, avere il coraggio di cambiare. È, anzi, onestà morale, poiché capace di discernere tra il bene e il male, introdurre delle discontinuità che permettano l’aderenza ai propri principi e propri valori. Può essere impopolare, può sembrare incomprensibile alla vista esterna, può causare momenti di turbolenze, di difficoltà, di dolore ma è maggiormente necessario avere la forza di intraprendere quella strada che si ritiene migliore (…) Non spaventi l’opinione altrui poiché il cambiamento turba chiunque, a maggior ragione chi lo subisce, a maggior ragione chi non ha il nostro vissuto e quindi più difficilmente può accettare il nostro pensiero. È fondamentale tenere saldi i propri principi e i propri valori e in difesa di questi attuare le scelte che si ritengono migliori, che si ritengono necessarie, anche se in contrasto con le resistenze di comodo, prendendosi le responsabilità delle azioni che si va a compiere. Anche perché, qualora non lo si facesse, bisognerebbe prendersi le responsabilità di questo.” (“Il coraggio di cambiare”, 22 ottobre 2011).

Tra le condanne di chi non è abituato a tanta trasparenza, vivendo di sotterfugi e malaffare, continuavo imperterrito ad aprire il mio cuore al mondo. Seppur cominciando a subire l’eterodirezione, in particolare da parte di chi volle poi usare questo strumento contro di me e a proprio profitto, nulla mi fermò dallo scrivere: “Io non credo di essere in grado di insegnare la vita a nessuno, ma ho il dovere di provare a farlo con i miei figli. E se loro un giorno leggeranno queste righe, voglio sia chiaro e forte un messaggio: amate! Non importa se questo vi farà soffrire, non importa se sentirete come vostri i dolori degli altri e se sentirete male per i legami che si romperanno, non importa se la società lo giudicherà più o meno negativamente e se vorrà dire sembrare deboli, non importa se un calcolo razionale vi dirà che sarebbe meglio non farlo, non importa se i vostri occhi lacrimeranno ancora, lo stomaco si chiuderà, il cuore batterà forte e il vostro cervello cercherà invano degli aggettivi per il caos che sentirete dentro. Avrete amato, avrete vissuto. E se avrete mai il dubbio se ne valga la pena farlo per il prossimo o meno, la riflessione è importante e si può arrivare a risposte diverse ma soprassedete alla domanda, pragmaticamente vi dico che il risultato non cambia: lo farete per voi stessi, per il vostro bene. Scoprirete quanto appaghi e faccia stare bene l’amore per il prossimo, anche nei momenti negativi; ma soprattutto, nei momenti positivi, scoprirete quanto è bello sentirsi felici attraverso l’altrui felicità. Qualcuno disse che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Almeno nei sentimenti, è senz’altro così. E quando lo fai, ti rendi conto che vali qualcosa, che la tua vita ha un valore anche per qualcuno che non sei tu e che per esistere non basta solo pensare, ma bisogna anche essere con l’altro, dell’altro, per l’altro” (“L’amore (per il prossimo) dell’uomo egoista”, 22 novembre 2011).

Arriverà, inevitabilmente, il momento in cui sospendere le publicazioni. A partire dal “Si muore un po’ per poter vivere” di dicembre 2011 fino a “La fine di masce.com” di aprile 2012, le parole erano più espressione di azzeccagarbugli, cattivivi consiglieri e oscuri personaggi che mi accompagnarono in un passaggio complicato della mia vita, che non espressione di me stesso. Le ragioni le spiegai proprio in quest’ultimo articolo: “ho sempre ritenuto che condividere pubblicamente fosse una modalità che aiutasse a confrontarsi, ad unire, ad avvicinarsi e rafforzasse la mia identità basata sulla sincerità, perché non avevo versioni diverse di me da raccontare in contesti diversi e perché non avevo nulla da nascondere, nulla di cui vergognarmi se parlavo della mia vita. (…) Mi spiace per chi apprezzava i miei scritti, per chi si teneva aggiornato su di me tramite questi post, per chi lo ha usato come strumento per conoscermi: per costoro, una email, una telefonata o una uscita a bere qualcosa ci terrà comunque uniti nella condivisione delle rispettive esperienze. Per i miei nemici, invece, sparirà quest’arma usata contro di me, ma non prima di porvi una domanda: voi avreste avuto il coraggio e la capacità di rendere pubblica la vostra vita? La risposta la conosco già, ed è l’unica scontata per chi vive di ipocrisie, sotterfugi e malaffare.”

 

Il debutto del masceShow – Spettacolo puro

“Eccomi! Eccomi qua! Sono tornato! E certamente ci sarà chi si chiede, si è chiesto “che fine avevo fatto?” Eh beh, la risposta è molto semplice: cazzi miei! A never ending story, baby”. Così nell’inverno del 2012, col titolo “masceShow – 13/11/2012: Il Ritorno” sul sito, e in audio-messaggio, si riaccende la luce verde col nuovo brand “masceShow”, definito come “uno spettacolo condotto, prodotto e trasmesso da Andrea Mascellani sul sito masce.com (…) proponendo gli argomenti di attualità, le vicissitudini della vita politica, economica e sociale italiana e introducendo spunti di riflessione su questi e su altri temi che toccano la vita delle persone. Alternando la satira a momenti di serietà, viene accompagnato da musiche, interviste e spezzoni tratte da televisioni e radio”. Nella chiusura di quella prima puntata, la motivazione del ritorno: “Questo è lo show, così sono tornato. Dissi che avevamo una scelta tra il silenzio connivente e far sentire che noi esistiamo. Ero pronto a tornare se me lo avessero chiesto. Bene, la scelta è stata fatta. Decisi di fare una survey tra alcune decine di persone che mi conoscono: il 92.3% mi ha chiesto di tornare. (…) Questo è lo show, questo è masceShow. E se a qualcuno non piace… cazzi suoi!”.

Nel puntate successive tornerò a combattere sui più svariati campi di battaglia politico-sociale continuando, come fin dal 2001, ad esprimere la libertà di pensiero senza vincoli ma con un continuo saltellio tra serietà e humor. Tra le battute più ricordate:

  • “Ah, ma è migliorato lo spread, adesso si che sto proprio bene: stasera mi mangio un bel piatto di spaghetti e spread” e l’accusa “non mi si dica che si esagera se si afferma che ci troviamo di fronte ad uno Stato vessatore, ladro e criminale”. E ancora “se un uomo o una donna hanno preferenze sessuali differenti da quanto siamo stati indottrinati a pensare, allora, non hanno diritto a vivere una relazione pena l’essere insultati e ghettizzati come nei peggiori contesti omofobi e razzisti della Storia. (…) Pensate veramente che tutte le famiglie eterosessuali siano un perfetto esempio di vita? Credete che eterosessuale o omosessuale sia un criterio per definire se una coppia educherà bene un figlio o no, lo farà crescere in un contesto di amore o di violenza, saprà educarlo e mantenerlo oppure no? (…) Sennò ritorniamo a dire che chi ha una tendenza sessuale ha più diritti di un’altro, magari chi ha un colore della pelle ha più diritti di un’altro, chi è di una specifica etnia ha più diritti, chi è di un sesso ha più diritti, eccetera, eccetera…” (masceShow – 19/11/2012: Stato ladro! E Renzi for President…)
  • “Lo chiamano equilibrio delle cose. In altri Stati la chiamano alternanza. Qui in Italia mi pare tanto si possa chiamare presa per il culo. E tanto noi, che facciamo? Ce la facciamo andare bene così, seduti sul divano a guardare la nazionale, un comico che ci ricorda quanto siam fessi, un politico che litiga con un altro in televisione e poi ci fa pastetta insieme” (masceShow – 12/12/2012: Berlusconi, c’hai rotto il c…)
  • “Una democrazia compiuta è dove la maggioranza sa portare avanti le idee per le quali ha ottenuto consenso ma anche concedere quei diritti e quelle libertà che talune minoranze reclamano e che, in quanto tali, sono diritti e libertà di tutti. (…) Quand’è che ci stancheremo di questa oppressione della libertà? Quand’è che ci renderemo conto che la nostra libertà nasce e cresce nel rispetto della libertà degli altri? Quand’è che in difesa della nostra libertà e dei nostri diritti impareremo a garantire la libertà e i diritti di tutti? Quand’è che ci sveglieremo prima di una protesta, di una rivolta, di una rivoluzione da parte di nostri concittadini esausti dall’oppressione di Stato e saremo noi i primi ad alzare quella bandiera di diritti dell’uomo, quella bandiera di libertà? Quando?” E poi ancora, più sul personale: “Più di altri, ci fu un momento nella mia vita in cui maggiormente mi accorsi di quanto alcune persone mi fossero vicine a parole, quando io offrivo loro benefit, economici piuttosto che emozionali. Ma quando mi trovai io ad aver bisogno di aiuto, vidi in faccia la realtà: tralascio i dettagli dei tradimenti, dei ripudi e degli attacchi subiti da chi volle approfittare della situazione, come ricambio della fiducia e della dedizione che ebbi per loro. Lì, maggiormente, vidi l’essere umano per quello che è (…) feci tutto il necessario per raggiungere pragmaticamente i miei obiettivi, anche assecondando gli sputtanamenti divulgati sul mio conto, anche sostenendo oneri assolutamente inusuali. (…) Ma ora basta. Alle idee di vendetta e alle idee di perdono, ho sostituito un’idea migliore: quella di ignorarvi. Io vi condanno ad essere voi per il resto della vostra vita” e ribadendo che, fregandome delle immancabili critiche, avrei continuato a lottare, “compreso il fatto di dire quello che penso, compreso il fatto di cercare condivisione con gli altri, compreso il fatto di voler mettere continuamente a dura prova le idee e le realtà di cui io o gli altri siamo convinti poiché solo se resistono a questi attacchi esse ne escono rafforzate e quindi più vere. Chi invece preferisce vivere nella bambagia del conformismo, nella ghettizzazione delle differenze, nell’ipocrisia e nell’incoerenza di valori profetizzati e non praticati, nel giudizio e nel pregiudizio della vita altrui… può comodamente andarsene a fare in culo! E se non conosce la strada, gli regalo pure il navigatore.” (masceShow – 09/02/2013: Basta!)
  • “Ricordo quando sottolineai che la salute, la sicurezza, la libertà sono più che semplici parole. Stanno nell’essenza delle necessità vitali di un uomo. Non consegnamoci a questa gente senz’anima, siano questi delinquenti, politici o Stato. Noi siamo esseri umani. Noi abbiamo l’amore nel cuore. Noi non odiamo. Io credo fermamente che l’amore vinca sempre sull’invidia e sull’odio. Io sono qui per questo, non mi fermeranno!” (masceShow SPECIALE – 28/02/2013: Non mi fermeranno!), trasmesso anche come video-messaggio a seguito dell’ultimo attentato subito, aggredito da un gruppo di cinque magrebini.
  • “Hanno provato a fermarmi, hanno provato ad aggredirmi, hanno provato a violentarmi, hanno provato a derubarmi ma io son sempre qua, non mollo mai! Avanti il prossimo! Masce vive e lotta insieme a voi. (…) Perché mi rialzo sempre? Perché continuo a battermi? Perché così ho scelto” così fu l’incipit dopo l’ennesimo assalto alle mie proprietà e alla mia vita. Poi virai argomento “Dopo l’ultimo mShow scrissi a Giuseppe Cruciani, conduttore del programma di successo “La Zanzara” su Radio24, suggerendo di “copiarmi” la musica di apertura. Musica copiata e neanche un grazie. Almeno con Giannino ci fu uno scambio di email. Certo, col risultato che mi disiscrissi subito dal suo movimento! Però oggi, io dico, date un microfono a Giannino! Chissenefrega delle lauree, la sua validità l’ha dimostrata sul campo e di gente valida non laureata ne é piena la Storia”. Per poi chiudere con una dedica alle donne: “Come per ogni essere umano, io sogno una donna libera e con gli stessi diritti, la stessa dignità di ogni altro essere umano. Quando sento ancora parlare di violenze sulle donne, rabbrividisco, soprattutto quando sento sostenere che ‘con certi abiti se le vanno a cercare’. La libertà della donna è anche questo. E’ la libertà di vestirsi e truccarsi come vuole, la libertà di apparire come vuole, la libertà di essere affascinante, la libertà di essere seducente. Uomini, non chiedete alle donne di non essere libere, imparate voi a non stuprare! Io amo le donne, le adoro (…) Perché la donna è il completamento del mio essere, è l’ardente passione che mi avvolge. La donna è compagna. La donna è amica. La donna è amante. La donna  è moglie. La donna è madre. La donna è nonna. La donna è figlia. La donna è amore.” (masceShow – 08/03/2013: La donna è amore)
  • “Non pensiamo di stare meglio accumulando denaro. E’ vero l’esatto opposto (…) Provare per credere: lavorate e accumulate denaro senza togliervi alcuna soddifazione, riducete al minimo i vostri consumi, private voi stessi e le persone voi care di benefit emotivi, cercate di appropriarvi di denaro in ogni modo, anche a danno del prossimo se possibile, e quando sarete sul letto di morte, in quegli ultimi minuti che vi rimarranno, verrò a porvi la semplice domanda: ‘Dimmi, cos’è la felicità?’” (masceShow – 17/03/2013: Il denaro non esiste)
  • “E in difesa della libertà e della dignità di ciascuno che, sappiatelo, se vi sarà un attacco lesivo di questi diritti fondamentali, io sarò sempre l’altro. (…) Sarò negro quando insulterete queste persone solo a causa del colore della loro pelle. Sarò gay quando insulterete gli omosessuali. Sarò donna se insulterete il gentil sesso.” (masceShow – 02/04/2013: Il golpe del Presidente)

Fino al mai publicato “masceShow – 09/04/2013: Perché al PDL manca una Thatcher”. Da qui un lungo periodo sabbatico, riflessivo e introverso, in cui le circostanze della vita mi costringevano ad una gestione più centellinata della comunicazione. Ma nel quale quel sogno non è mai morto. Restava sempre dentro, ardente, pronto ad esplodere nuovamente.
Io non credo di essere in grado di insegnare la vita a nessuno, ma ho il dovere di provare a farlo con i miei figli. E di spunti di riflessione sui temi che toccano la vita delle persone, credo, gliene ho lasciati. Passai gli anni a ricordare che i principi non muoiono, mai. A partire dall’amore e dalla libertà, in tutte le loro espressioni, passando attraverso il dialogo, il rispetto di chi cammina sulla strada con noi ma su corsie diverse. Questi ideali sono la linfa di un sogno che non tramonterà mai. Il sogno di un mondo migliore che ha arricchito me e tutti quelli che sono anche solo passati da masce.com. Siamo gente che si rimbocca le maniche, che non perde tempo a piangersi addosso, gente che vuole lasciare ai propri figli un posto un po’ migliore di come ce l’hanno lasciato i nostri padri. È fondamentale tenere saldi i propri principi e i propri valori e in difesa di questi attuare le scelte migliori, prendendosi le responsabilità delle azioni che si va a compiere perché, qualora non lo si facesse, bisognerebbe prendersi le responsabilità di questo “non agire”, di questa scelta di un silenzio connivente al far sentire che esistiamo. Ci fu un tempo in cui condannai chi vive nella bambagia del conformismo, nella ghettizzazione delle differenze, nell’ipocrisia e nell’incoerenza di valori profetizzati e non praticati, nel giudizio e nel pregiudizio della vita altrui. Ci fu un tempo in cui ricordai che la salute, la sicurezza, la libertà sono più che semplici parole poiché stanno nell’essenza delle necessità vitali di un uomo. E nonostante abbiano provato a fermarmi, abbiano provato ad aggredirmi, abbiano provato a violentarmi, abbiano provato a derubarmi, io son sempre qua, non mollo mai. Perché mi rialzo sempre? Perché continuo a battermi? Perché così ho scelto.